Ciò che intendo con reddito di base universale è l’assegnazione di una quota di denaro a cui chiunque abbia accesso e che permetta a tutti di condurre una vita in salute e di avere un ruolo nella società. Magari non servirebbe a comprare biglietti per il teatro o per le partite di calcio, ma sarebbe sufficiente per pagare le bollette del riscaldamento e per garantire un regime alimentare sano, un’istruzione decente e quanto basta per avere una vita sociale programmata con oculatezza.

Eliminerebbe la pressione coercitiva a lavorare ma non quel positivo impulso a farlo che è una caratteristica innata dell’uomo. Eliminerebbe la paura di non lavorare ma non il desiderio di essere utili, di usare il proprio tempo in modo costruttivo o anche solo di guadagnare altri soldi per godersi le gioie della vita. Lavoreremmo perché desideriamo farlo, non perché dobbiamo farlo. Chi ha dei dipendenti sarebbe obbligato a garantire loro condizioni di lavoro accettabili. Gli impieghi più noiosi sarebbero retribuiti con salari maggiori. Più persone avrebbero maggiori possibilità di dedicarsi al volontariato. Lo stesso varrebbe per gli hobby a tempo pieno. Potremmo abbandonare il lavoro per prenderci cura di un nostro caro o per dedicarci alla pittura, all’agricoltura, alle passeggiate o a qualunque altra cosa ci piaccia per tutto il tempo in cui farlo ci farà sentire appagati. Potremmo rilassarci e vivere in maniera semplice.

La pandemia ha colpito il livello di occupazione e ha ricordato a tutti l’importanza di uno stato sociale che funzioni

Perché mai, allora, qualcuno di noi dovrebbe fare qualcosa? Perché sappiamo che per stare bene dobbiamo sentirci utili e motivati. L’effetto sarebbe eliminare tutto il peggio dal mercato del lavoro. Con un reddito di cittadinanza, i lavori che non ottenessero un punteggio abbastanza alto sulla base di determinati criteri, molto semplicemente non si farebbero. Stiamo parlando, in altre parole, della fine vera e propria della schiavitù.

Da dove verrebbero i soldi? Verrebbero dalle tasse. Coloro che hanno i lavori meglio pagati sovvenzionerebbero coloro che non guadagnano nulla. L’accesso a una dieta sana e un ruolo attivo nella società si avvicinerebbero a essere diritti universali. Chi tra di noi è più benestante trarrebbe beneficio dal fatto di vivere in una società migliore, in cui un numero minore di persone sarebbe costretta a ricorrere a misure disperate per dedicarsi ad attività inutili o dannose con il solo scopo di guadagnare soldi. Ci sarebbero meno persone impegnate a fare lavori che non è necessario fare. Il gradiente sociale diverrebbe meno marcato.

La possibilità che questo modello del mondo funzioni oppure no dipende dall’idea che si ha della natura umana. Possediamo un desiderio innato di fare il meno possibile e passarla liscia, oppure di essere utili, motivati e creativi? Se pensate che sia vera la prima ipotesi, allora spero che abbiate l’opportunità di godere del reddito di base per tutto il tempo necessario a farvi diventare irrequieti, così che sarà la vostra stessa esperienza a dimostrarvi che vi stavate sbagliando. Se invece pensate che sia vera la seconda ipotesi – e ci sono teorie psicologiche in abbondanza che la corroborano – allora dovreste fare un tentativo.

Estratto da No Planet B, per gentile concessione de Il Saggiatore 2020





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