Estratto da “Diversamente pusher” per gentile concessioni di Agenzia x

Il darkweb esiste da sempre. Consiste in quella parte di internet che rimane nascosta ai motori di ricerca e alla quale non si può accedere con un browser normale. Per entrarci è richiesto un browser specifico che si chiama Tor, che garantisce l’anonimato a chi lo usa e allo stesso tempo permette di visitare i siti con l’estensione onion. Si chiama così perché il pacchetto dati che viene mandato dal server al client viene criptato con tanti strati concentrici di crittografia. Questa faccenda degli strati ricorda un po’ la cipolla, da qui il nome dell’estensione onion. Il client quando riceve il pacchetto dal server deve aprire la cipolla strato dopo strato, decifrando questi pacchetti, ne legge il contenuto, ricripta tutto e lo rimanda indietro. Il darkweb nel 2013 inizia a essere popolato dai market, che sono dei punti di vendita che rispecchiano l’ideologia dell’anarcocapitalismo, secondo la quale le persone dovrebbero essere libere di scambiare beni senza l’intrusione dello stato, senza una terza realtà che stabilisce cosa è lecito o meno, fermo restando la non-violenza e il danno a terzi.

Il mito iniziale del killer professionista che si ingaggia su questi market o gli acquisti di armi, esplosivi, organi e esseri umani si è esaurito nel giro di due anni. È successo perché i market si sono autoregolati, senza nessuna imposizione. Inizialmente questi luoghi erano liberi per chiunque e per qualsiasi cosa, e in un primo periodo in effetti comparvero anche offerte di questo tipo. Su dieci che vendevano kalashnikov otto erano fregature e due annunci erano veri… I killeraggi erano dei fake, così come le offerte di organi e/o esseri umani. L’autoregolamentazione è avvenuta in seguito a discussioni sui forum e anche dal fatto che poca gente, quasi nessuno, comprava quel tipo di beni o servizi. Ora sono scomparsi in quasi tutti i market, c’è una policy per cui non si possono vendere cose che riconducono ad atti di violenza (no armi, no omicidi, no pedofilia, no snuff movie). Sono rimaste vendite relative a truffe, documenti e prodotti contraffatti, e carding, cioè la possibilità di comprare numeri di carte di credito clonate e sostanze che determinano circa l’80% del  giro d’affari dei market.

Quando compro su darkweb non mi interessa sapere da chi compro, perché il venditore pubblica le analisi delle sostanze che valgono molto di più della parola di una persona. E comunque, anche volendo, non potrei sapere chi è il mio contatto. Dubito che ci siano dietro stati o multinazionali.

Tra l’altro, tra tutti i posti in rete in cui si vende materiale per consumare droga, anche legale, i market sono gli unici che hanno una sezione intera dedicata alla riduzione del danno. Non gliel’ha imposto un governo. Il gestore di un market non vende nulla: mette su un sistema e prende una percentuale sulle transazioni, un po’ come fa eBay o Airbnb, tanto per capirsi.

Io compro e vendo solo cinque sostanze perché sono quelle che conosco bene. I miei acquirenti sono circa venti persone, sempre quelle. In genere mi rifornisco dall’Olanda. Anche Germania e Inghilterra se la cavano bene. A livello globale pure Stati Uniti e Canada hanno un’offerta molto dinamica. In questi cinque paesi però ci sono più controlli e repressione. In Italia e in Europa dell’Est la situazione è pessima. In Australia sono messi malissimo: le droghe costano anche dieci volte più del normale. Sul darkweb ci sono tutte le droghe del mondo e anche di più. Le sostanze sono catalogate per categorie farmacologiche: eccitanti, dissociativi, oppiacei ecc.

I pagamenti funzionano in bitcoin, al massimo in monero (criptovaluta creata nell’aprile 2014). Il prezzo, espresso in euro, cambia all’istante sul market, a seconda delle fluttuazioni. Non sono mai stato interessato a fare soldi con le criptovalute, ad accumularne, per cui non mi curo se la quotazione sale o scende. Tuttavia credo nella possibilità che le criptovalute possano rovesciare il sistema bancario mondiale. Ma non le uso come strumento speculativo per generare soldi dai soldi. Posso però dire che le sostituisco alla moneta tradizionale non solo per garantirmi l’anonimato, ma anche per cercare di limitare il potere dalle banche. Con bitcoin e affini, infatti, le banche non hanno più motivo di esistere.

Ogni giorno i venditori devono anche spedire. Non possono andare in posta, ma devono imbucare senza farsi notare. Non usano la cassetta sotto casa, per spedire in sicurezza devono farsi due ore di auto o di bici. È necessario imbucare sempre in posti diversi. È impensabile, raggiunti un tot di ordini quotidiani, che una cosa di questo tipo la possa gestire una persona sola. Solitamente una o due persone si occupano dell’impacchettamento, uno o due persone delle spedizioni e una o due gestiscono la parte web.

Sono sempre stato disponibile a insegnare alla mia cerchia di amici le tecniche necessarie per replicare quello che ormai faccio da anni. Certo, è una cosa complessa, che richiede a un esperto di computer e sistemi operativi uno o due giorni di full immersion. Non è una cosa semplice, e anche facendo tutto a modo comunque qualche rischio c’è. D’altro canto sperare di muovere sostanze illegali senza alcun pericolo è da ingenui. Ma l’acquisto per strada secondo me è infinitamente più pericoloso. Usando il darkweb hai comunque l’anonimato, quindi il rapporto che si crea è più sicuro, mentre lavorando in strada i tuoi contatti sanno chi sei e dove abiti.

Chi spedisce nel darkweb è dall’altra parte del mondo e non conosce esattamente destinatario e mittente. Io non ricevo né a casa mia, né dove lavoro. Sta a chi compra trovare un modo di non essere riconducibile al luogo di consegna (in termine tecnico questo luogo si chiama drop). Ci sono modi molto ingegnosi per ovviare a questa necessità, come individuare una casa abbandonata, montare una cassetta della posta fittizia per farci arrivare il materiale. Un modo più sicuro può essere ritirare le cose la notte. Le spedizioni ovviamente non devono essere tracciate. Nel darkweb si usano lettere, non pacchi. Dentro le buste ci stanno fino a cento grammi di sostanze. In teoria si può usare anche Posta Uno, la tariffa base delle poste italiane, che ha un peso massimo di cento grammi. Cento grammi non sono pochi, ma non sono niente dal punto di vista delle forze dell’ordine che devono scovare i traffici. A loro queste piccole quantità interessano relativamente. La busta deve avere anche un’altra caratteristica: che il ricevente non debba firmare nulla alla consegna, che possa essere consegnata senza la presenza di persone. Questo perché non puoi essere arrestato per un pacco che non firmi… Chi spedisce non deve recarsi in un ufficio postale, in maniera da evitare telecamere e controlli.

In Italia c’è sfiducia rispetto al darkweb. Le persone pensano che sia più sicuro farsi cinquecento chilometri e venire da me a ritirare un etto di speed piuttosto che farselo spedire. Io invece penso che sia più stupido e più dispendioso. In ogni caso quando la merce esce dal mio posto io bado che nessun cane e nessun uomo sia in grado di individuarla. Nei traffici si usano delle buste, le mailer bag, che sono delle buste anti scanner. Sono di un materiale particolare, sono state create in origine per spedire gioielli. Gli scanner alle poste o alle dogane non vedono attraverso quel tipo di buste. Uso anche involucri sottovuoto che non fanno passare gli odori in modo che i cani non possano fiutare le sostanze e poi occulto tutto dentro un’esca, una cosa che guardata da un essere umano non può essere riconosciuta come un’involucro. Così la spedizione è abbastanza sicura. Nella ricerca dell’esca ci si può sbizzarrire, dipende dalla creatività di chi spedisce. I pacchi devono contenere merce per qualche centinaio di euro, altrimenti il gioco non vale la candela. Impacchettare è uno sbattimento, non bisogna lasciare tracce di nessun tipo sulla merce. Né impronte, né residui che facciano risalire al Dna dell’impacchettatore. Sembrano paranoie, ma sono passaggi fondamentali per garantire un elevato grado di sicurezza.

L’Italia è la nazione più arretrata dell’Europa occidentale dal punto di vista del darkweb. Siamo messi peggio della Spagna. Numero di frequentatori, venditori e diffusione di questo tipo di strumento ci vedono in pessima posizione. Anche dal punto di vista dei sequestri da parte delle forze dell’ordine, per fortuna, siamo ultimi. In Germania la polizia è molto più avanti, lì stanno fermando tanti pacchi. Questo perché hanno capito il fenomeno e si sono mossi per contrastare questo tipo di nuove dinamiche.

Dal canto mio, io credo nel bitcoin e nel darkweb. Quest’ultimo è un canale migliore di quello di strada. Le sostanze sono controllate con analisi. Chi tira pacchi o vende sostanze dubbie o nocive viene allontanato dalla community. I prezzi sono enormemente più bassi. Il darkweb offre una visione di come potrebbero essere le sostanze se non fossero vietate dalla legge, apre un nuovo mondo. Si iniziano a vedere dei flash di una realtà possibile che va oltre il proibizionismo.

Fonte: studio di Clare Gollnick ed Emily Wilson





Comments are closed.

Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti, questi ultimi per fornire ulteriori funzionalità agli utenti, quali social plugin e anche per inviare pubblicità personalizzata. Cliccando su (Accetto), oppure navigando il sito acconsenti all’uso dei cookie. Per negare il consenso o saperne di più
Leggi informativa privacy

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!

This happens because the functionality/content marked as “%SERVICE_NAME%” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.