L’avvocato Carlo Alberto Zaina, patrocinante in Cassazione e storico collaboratore di Dolce Vita, ci è venuto a trovare nel corso della IndicaSativa Trade. Ne abbiamo approfittato per realizzare questa videointervista e chiedergli conto della sottrazione legislativa attuale in relazione alla coltivazione di cannabis dal punto di vista ludico, industriale e terapeutica. 

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L’incostituzionalità della Fini-Giovanardi – ci ha risposto l’avvocato alla domanda sull’autoproduzione di cannabis – non ha avuto riflessi positivi in tema di coltivazione per ché è un tema che rimane estraneo alle modifiche che sono state reintrodotte. La stragrande maggioranza degli avvocati si legano ad un dato testuale per il quale la coltivazione è inserita tra le condotte vietate a qualsiasi titolo e quindi rimane l’unica interpretazione possibile; rimane un tema irrisolto sul quale c’è molta confusione“.

“Abbiamo comunque avuto pronunce di merito molto precise – ha continuato – che hanno tentato di circoscrivere il numero di piante che può determinare un indizio di coltivazione ad uso personale, mentre sul piano delle pronunce della Cassazione abbiamo avuto una maggiore attenzione nel capire se la condotta della coltivazione è tale da mettere in allarme il consesso sociale, ma si tratta ancora di principi di buona volontà non applicati fino in fondo perché altrimenti dovrebbero portare ad una disapplicazione delle norme vigenti. Non ci sono stati grandi cambi ma è il classico caso della goccia che spacca la roccia: bisogna continuare“.

Poi abbiamo chiesto a Zaina cosa ne pensi della legge quadro sulla canapa industriale che dovrebbe essere promulgata in questo 2015. “E’ molto difficile stabilire i tempi e i modi. Qualsiasi legge che chiarisca le regole e non sia un esercizio di vuoto potere dei parlamentari, che a volte non sono sufficientemente preparati, ben venga. Soprattutto perché c’è la necessità di regole certe, ad esempio dal punto vista alimentare, e nell’incertezza gli unici che ci rimettono sono gli agricoltori e i produttori”.

Per finire abbiamo riportato all’avvocato le perplessità di molti pazienti sulla produzione di cannabis a scopo medicale presso lo stabilimento militare di Firenze. Sono infatti in molti a temere che con la produzione, che nei primi anni non potrà assolutamente far fronte al fabbisogno di tutti i pazienti, vengano meno le condizioni per poter importare il farmaco dall’estero, con il rischio che non si riesca più ad approvvigionarsi del farmaco. «Hanno ragione», ci ha risposto l’avvocato, “È il solito approccio che abbiamo in Italia dove si fanno le leggi e poi non si fanno i regolamenti attuativi. Io le mie abizioni di collaborare per cambiare questi processi normativi le ho messe da parte. CI pensino i politici, ma tengano presente che poi dovranno fare i conti con chi è destinatario di queste norme e poi non viene tutelato”.

Mario Catania e Andrea Legni





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