Stiamo vivendo un periodo storico particolare dove gli ultimi rigurgiti del proibizionismo si scontrano con politiche che liberano la cannabis dall’illegalità, con sempre più i pazienti che scoprono i benefici della pianta e dei suoi derivati per la propria patologia, e in cui il Coronavirus ha portato un cambiamento inaspettato.

La conseguenza, in Italia, è che negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un aumento esponenziale di persone che hanno scelto di coltivare cannabis nelle proprie abitazioni, per evitare di contribuire ai profitti della criminalità acquistandola in strada, per poterla utilizzarla per la propria patologia visto che ancora oggi è complesso e dispendioso farsela prescrivere, per poter controllare direttamente i fiori che poi avrebbero consumato, disobbedendo alla legge italiana che non prevede come reato il consumo, ma la coltivazione, in un corto circuito dal quale solo una nuova legge scritta con responsabilità dai nostri politici potrebbe portarci fuori.

La statistica, sicuramente non precisa, dice che in Italia, prima della pandemia, ci fossero almeno 100mila grower. 100mila persone che, per motivi differenti, hanno scelto di disobbedire e seminare la propria cannabis. Ma, in questi mesi, il numero è sicuramente cresciuto.

Diverse aziende di settore confermano di “essere state prese d’assalto” dai clienti per tutti i prodotti che servono per la coltivazione, dai semi, passando per growbox, filtri, estrattori e ventilatori, per arrivare a substrati e concimi. Molti distributori sono stati vicini a finire le proprie scorte di semi e gli stock di altri prodotti. Sui social network aumentano di continuo le foto di piante e coltivazioni fatte in casa o nel proprio giardino, in un crescendo che non si era mai visto.
Il neonato gruppo Telegram aperto da Enjoint (nostro partner) e dedicato ai grower, ha raccolto 3mila iscritti in 24 ore (ora sono oltre 7.500 a distanza di qualche settimana).

I motivi di questa “esplosione”, sono principalmente 3:

1) L’isolamento dovuto all’emergenza causata dal Covid-19. Così come ha portato a grossi aumenti nell’acquisto di cannabis light, sono cresciute le persone che, davanti al lockdown e all’incertezza sulle tempistiche del rientro alla “normalità”, hanno pensato di mettere a dimora le proprie piante.

2) La recente sentenza delle sezioni penali unite della Cassazione, in cui si afferma che, se la coltivazione rispetta alcuni parametri come il numero minimo di piante, il fatto che la coltivazione sia rudimentale e che sia accertato che la cannabis coltivata non sarà immessa sul mercato, non rappresenta un reato.

3) La campagna di disobbedienza civile #Iocoltivo che ha già raccolto migliaia di adesioni e sta rendendo evidente a tutti l’insensatezza dell’attuale quadro normativo e dei vantaggi che l’autoproduzione di cannabis e la legalizzazione più in generale, potrebbero portare al nostro paese.

In un momento di incertezza per tutto il paese, in cui si prospetta una crisi economica senza precedenti, non prendere in considerazione la legalizzazione della cannabis e i vantaggi economici che potrebbe portare, pari a miliardi di euro l’anno, è un atteggiamento cieco e irresponsabile.

Immagini tratte dal gruppo Telegram “Enjointcommunity”





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