Fabrizio Pellegrini è stato assolto con formula piena dopo una lunga battaglia giudiziaria. Tutto iniziò nel 2016, quando il 52enne fu arrestato perché stava coltivando 5 piante di cannabis e aveva 430 grammi di infiorescenze che utilizzava per curare la fibromialgia da cui è afflitto.

In realtà, come ha scritto lui stesso, «è la fine di un’odissea giudiziaria durata vent’anni. Presto andrò in procura a chiedere il casellario giudiziario per tracciare tutte le tappe della mia triste storia partendo da una banale ma perfida segnalazione della polizia di stato avvenuta nel 1999 come assuntore di sostanza stupefacente. Di seguito ci fu l’obbligo di presentarsi al Sert per le formalità di rito e l’esame dell’urina».

Per la coltivazione è stato assolto perché il fatto non sussiste in considerazione della destinazione di tipo domestico e del numero ridotto di piantine, mentre per la cannabis detenuta l’assoluzione è arrivata perché secondo il giudice il fatto non è percepito dalla legge come reato.

Da sottolineare come il paziente avesse più volte fatto richiesta alle istituzioni competenti per avere la cannabis a scopo medico, che gli era sempre stata negata, anche dopo l’entrata in vigore della legge regionale in Abruzzo, che ne regolava la dispensazione.

«Nel 2014 è entrata in vigore in Abruzzo la prima legge sulla cannabis terapeutica, rimasta inapplicata nel caso di Pellegrini fino ad oggi» riferisce l’avvocato Vincenzo di Nanna, che lo assiste, sottolineando che: «Fabrizio si è visto negare con ostinazione le cure prescritte in violazione dell’art. 32 della Costituzione».

L’ultimo tentativo di accedere alle cure mediche secondo l’avvocato risale al gennaio 2020, quando l’ASL gli consigliò di rivolgersi a un assistente sociale e venne diffidata dal legale. Ora l’avvocato, in accordo con Fabrizio Pellegrini, procederà con la denuncia alla magistratura della Asl di Chieti per aver negato per anni le cure prescritte dai medici.

Tra i tanti i commenti positivi quello della Radicale Rita Bernardini, che si è a lungo battuta per sostenerlo e che ha ricordato quando, con Fabrizio confinato in una località dell’Appennino emiliano, «gli portai un po’ di cannabis, regalino di nostri comuni generosi amici, Andrea Trisciuoglio in testa».

Fonte: cannabisterapeutica.info





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