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Guerrilla è il nome dato al tipo di coltivazione della cannabis nei luoghi dove questa attività è perseguitata. “Coltivatori di guerrilla” sono coloro che rischiano la loro incolumità personale per poter permettere ad un vegetale di vivere e riprodursi. Questo vegetale li ricompenserà in seguito. Una forma di simbiosi. Con il termine “piante di guerrilla” si intendono piante coltivate all’aperto, in pieno sole e quasi sempre in piena terra.

Non è più “di moda”, fra le nuove generazioni di coltivatori, percorrere sentieri impervi con sacchi di concime e con taniche d’acqua, sporcarsi le mani con il letame e la terra, passare in mezzo a rovi e arbusti. La coltivazione in interni ha risolto anche molti problemi di sicurezza, ma i migliori raccolti, in qualità e in quantità, si sono sempre fatti al sole. Una pianta in piena terra può crescere per mesi, diventare larga e lunga diversi metri e produrre diverse centinaia di grammi di infiorescenze secche e pulite.

Bisogna cercare di fornire alle piante le condizioni ideali per il loro sviluppo, modificando dove necessario e per quanto possibile, le caratteristiche ambientali. Vediamo come. Gli “elementi di crescita” della cannabis sono: luce, aria, acqua, terreno e nutrimenti, temperatura (dell’aria e del terreno), tempo concesso alla pianta per svilupparsi. Dovremo fare in modo che le nostre piante ricevano il massimo di ognuno di questi elementi.

Luce: scegliete un luogo soleggiato (in mezzo ad un bosco è difficile ci sia abbastanza luce), le piante dovranno poter ricevere almeno 5-6 ore di luce solare diretta – quante più saranno, tanto meglio. L’ideale sarebbe scegliere il posto l’estate prima, potendo farsi un’idea della quantità di vegetazione presente al massimo della crescita. La quantità di insolazione cambia con il variare della pendenza del terreno e con la sua esposizione: i versanti rivolti verso Sud saranno i migliori, seguiti da quelli ad Est e poi quelli ad Ovest; i versanti rivolti a Nord saranno quelli con i terreni più freddi, ma a volte possono essere preferibili per motivi di sicurezza o di minore necessità di irrigazione. Anche la capacità di riflessione dell’ambiente circostante è causa di minore o maggiore luminosità (rocce chiare vicino alle piante possono aumentare la luce sfruttabile – le rocce hanno anche la capacità di immagazzinare il calore di giorno e di rilasciarlo di notte). Attenzione di notte, il buio deve essere totale: la massima fonte di luce deve essere la luna. Piante che ricevono luce di notte (ad es. vicino a strade, o in prossimità di fonti di luce, o anche solo vicino alle città) avranno dei grossi problemi in fioritura, ritardandola, formando infiorescenze piccole, fiori ermafroditi e addirittura non fiorendo in certi casi.

Aria: in esterno non dobbiamo preoccuparci del ricambio dell’aria, ma è importante sapere che in zone ventose l’evapo-traspirazione sarà molto maggiore che in luoghi senza vento, invece l’aria stagnante favorisce la crescita di funghi e muffe che difficilmente potranno svilupparsi in presenza di correnti, quindi la qualità dell’aria è tanto importante per le persone quanto per le piante. La canapa è particolarmente sensibile ad emissioni di gas solforosi e fluoridrici.

Acqua: più le piante crescono, più acqua consumano. Una pianta grande adulta, d’estate può arrivare a traspirare anche più di venti litri d’acqua al giorno! La maggior parte di quest’ acqua è estratta dal terreno tramite le radici, ma sarà necessario fornire acqua di irrigazione più volte lungo la vita delle piante, soprattutto dopo eventuali trapianti e nei periodi di maggior siccità. Una pianta piccola avrà bisogno di molta meno acqua. La quantità necessaria a ciascuna pianta dipende, oltre che dalla taglia, dalla temperatura dell’aria, dalla sua umidità relativa, dalla presenza o meno di vento e dal tipo di terreno. Insieme all’acqua di irrigazione i “coltivatori di guerrilla” spesso aggiungono fertilizzanti specifici per la particolare fase di crescita in cui si trovano le piante. La qualità dell’acqua è importante: nelle zone costiere potrebbe contenere troppo sodio e creare un eccesso di sali tossici nei tessuti delle piante, soprattutto di quelle coltivate in vaso. Per rimediare a questo inconveniente, aggiungere fosfato ammonico all’acqua: quest’ultimo si lega al sodio e precipita. In altre zone il terreno potrebbe avere un Ph troppo alto o troppo basso, rendendo impossibile l’assimilazione di numerosi nutrimenti. Per la vostra salute, non usate mai acqua proveniente da scarichi industriali o da fognature.

Terreno: il terreno ideale perché le nostre piante possano svilupparsi al meglio deve avere una buona capacità di ritenzione di aria e di acqua, essere ricco di nutrimenti assimilabili, di materia organica e di flora batterica in grado di decomporla. Inoltre il terreno deve essere sciolto e non compatto perché le radici possano spingersi in profondità. La quantità di terreno utilizzabile dalle radici sarà direttamente proporzionale alla taglia della pianta: tanto più terreno di buona qualità potremo fornire alle piante, tanto meglio si svilupperanno. Per motivi di sicurezza, non sarà possibile smuovere grosse quantità di terreno, ma sarà meglio limitarsi a creare “micropiantagioni” di 1mx1mx1m, rimuovendo la terra in profondità (un metro sembra tantissimo, ma se le radici arrivano rapidamente a questa profondità, ci saranno molti meno problemi di siccità ed il raccolto potrà essere incredibilmente abbondante. Vedremo in seguito la miglior composizione di un terreno per guerrilla.

Pochi terreni hanno composizione e struttura ideali: il modo tradizionale per migliorarli è aggiungere materia organica in decomposizione avanzata (letame, humus, torba, terriccio), che oltre a migliorare la struttura, permettendo all’aria di penetrare sottoterra e trattenendo più acqua, apporta anche numerosi nutrimenti e tutta una serie di batteri ed enzimi che manterranno il terreno “vivo” e fertile per numerosi anni. Se il terreno è eccessivamente sassoso, composto di argilla troppo fine (terre bianche) o troppo sabbioso, converrà, una volta fatto un buco della misura accennata precedentemente, riempirlo di terriccio di buona qualità, creando un grosso “vaso” dentro al terreno. Si possono aggiungere diversi ammendanti che migliorano la ritenzione dell’acqua e dell’aria: un’idea interessante mi sembrava quella dei polimeri che trattengono l’acqua e poi la rilasciano lentamente alle radici, ma chi li ha provati dice che creano una massa gelatinosa con il terreno, impedendo così all’aria di ossigenare le radici. Una buona pacciamatura (di almeno 4-5 cm.) di foglie, erbacce estirpate e altro materiale vegetale su tutta l’area smossa, eviterà l’evaporazione dell’acqua, manterrà il terreno soffice, eviterà il formarsi di una crosta superficiale e poco per volta si trasformerà in terriccio di ottima qualità. Perché il terreno rimanga vivo e sano, sono da preferire i fertilizzanti organici, limitando i concimi minerali agli eventuali momenti di bisogno. Sconsiglio la fertilizzazione fogliare, se non in caso di necessità (se il Ph del terreno è fuori dai limiti: 7,5).

La temperatura dell’aria ideale sarà fra i 20 ed i 30 gradi, potendosi anche abbassare notevolmente di notte. La canapa potrà germinare con temperature superiori ai 10 gradi, resistere ad eventuali gelate mattutine e sopportare i primi geli invernali, ma se la resina si congela, si staccherà dalla pianta al primo alito di vento o al primo scossone. Un terreno più caldo in primavera ed in autunno sarà di grande aiuto per una fioritura strepitosa (se scuro, si scalda più rapidamente), ma d’estate calori eccessivi potranno uccidere le radici più sottili e bloccare la crescita, fatto osservabile spesso nelle piante in vaso e al sole. Usate, in questo caso, un vaso più grande, di colore chiaro, in cui riporrete il vaso con la pianta. In questo modo la terra all’interno non si scalderà troppo. Mia nonna irrigava sempre le piante con acqua tiepida, o a temperatura ambiente: irrigare con acqua più fredda del terreno blocca le piante e provoca gravi shock termici (mai usare acqua fredda nelle ore più calde!)

Il tempo impiegato dalle piante a svilupparsi, dalla semina alla raccolta, potrà andare dai 2,5/3 agli 11 mesi, a seconda della varietà, del luogo di coltivazione e delle scelte del coltivatore. Si potrà cominciare la semina (preferibilmente in coltura protetta) dalla fine di febbraio, fino a luglio (nell’emisfero Nord): prima si pianta e più le piante potranno diventare grandi. Se si vogliono piante di taglia ridotta è allora meglio piantare tardi, lasciando loro poco tempo per crescere prima di entrare in fioritura, che dipenderà, dopo circa 40-50 giorni, soprattutto dalle ore di oscurità. Se le giornate sono abbastanza lunghe, le piante continueranno a crescere, altrimenti (a seconda della varietà) entreranno in fioritura.

Non abbiate fretta di raccogliere, se le condizioni lo permettono, aspettate fino al momento di massimo sviluppo: se le piante saranno inseminate, i semi dovranno essere maturi; se sarà “sinsemilla”, i calici e le brattee che avrebbero dovuto contenere il seme ad un certo punto si gonfieranno, come se il seme fosse dentro, cadranno i pistilli, e la resina potrà ricoprire una superficie decisamente maggiore.

I “coltivatori di guerrilla” hanno sviluppato tecniche ingegnose, come far fiorire le piante fuori stagione (dando loro 12 ore di oscurità continua per notte, anche in estate, coprendole e scoprendole), modificando i parametri di crescita dell’ambiente, o sviluppando varietà particolari. La novità più interessante è stata l’apparizione di varietà “autofiorenti”: piante che per fiorire non hanno più bisogno di una notte “lunga”, ma che, dopo pochi giorni di crescita, iniziano comunque la fioritura, indipendentemente dalle ore di luce. Queste varietà sono incroci con la “ruderalis”, una canapa che nasce e cresce selvatica nell’Europa del Nord, nelle steppe della Russia e delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica, adattata ad una cortissima stagione di possibile crescita. Il carattere di autofioritura è stato fissato, e queste nuove varietà rimangono nane e maturano in 2-3 mesi dalla posa del seme, indipendentemente dalle ore di luce presenti (praticamente si possono seminare da febbraio a settembre, e raccogliere 2-3 mesi dopo la semina). L’unico neo è che le rese sono molto basse.

Un’altra novità sono i semi “femminizzati”, che garantiscono solo piante femmine. A parte la qualità “standardizzata” di questi nuovi arrivi, con questo sistema i coltivatori dipendono interamente dal mercato, il patrimonio genetico delle piante si va riducendo e scompaiono le varietà locali. Per ogni microclima bisognerebbe poter creare varietà perfettamente adattate alle particolarità del luogo, quelle che potrebbero dare la migliore qualità, le migliori rese ed essere resistenti ai patogeni ed alle avversità presenti localmente. Ad ogni “coltivatore di guerrilla” la possibilità, la responsabilità e la sfida di creare la varietà migliore per il suo ambiente particolare.

Consiglio ai “coltivatori di guerrilla” la lettura di: “Sinsemilla Tecnique”, di Kayo, Last Gasp pub. (in inglese); “Marihuana en exterior quote , di Cervantes, cañamo ed. (in spagnolo); “Il Canapaio2”, di il Canapaio, Shambu prod. (in italiano).

 





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