Living soil, Korean Natural Farming, Bokashi sono tutti termini appartenenti all’orticoltura biologica olistica che vengono utilizzati in agricoltura per ottenere maggiori rese e ridurre l’impatto ambientale. Il riscaldamento globale è infatti una questione da non sottovalutare. Bisogna ridurre le emissioni dei gas serra è per farlo è necessario cambiare le proprie abitudini alimentari, riconsiderare i mezzi di trasporto e nel caso di appassionati pollici verdi di giardini indoor utilizzare metodi di coltivazione a basso impatto ecologico.

Ridurre i gas serra con il compost
L’impronta ecologica che ha una coltivazione indoor tradizionale sulle emissioni dei gas serra è decisamente alta.

Coltivando in interno, per garantire le condizioni ideali alle nostre piantine si producono tonnellate di CO2, che incidono negativamente sull’ambiente. Quanti estrattori, intrattori, ventilatori, arie condizionate vengono accesi tutti i giorni per produrre il nostro fiore preferito? Numerosi coltivatori da tempo si sono spostati verso tecniche di giardinaggio indoor ecosostenibili come il riciclo delle acque di condizionatori e deumidificatori, l’utilizzo di luci LED a basso consumo energetico o l’impiego di fertilizzanti e pesticidi autoprodotti. Quanto tempo bisogna aspettare affinché tutti quanti riusciremo a coltivare la nostra pianta preferita senza danneggiare considerevolmente la natura?

Una strategia ecologica efficace per ridurre il cambiamento climatico è l’utilizzo di fertilizzanti naturali derivati dai residui vegetali, che vengono solitamente chiamati compost. Il compostaggio è un processo che esiste già in natura: ad esempio, i letti di foglie secche che si creano in autunno sotto gli alberi sono delle fonti essenziali di nutrienti per il terreno sottostante. Le tecniche di compostaggio che vengono utilizzate oggi in agricoltura consistono in pratica nell’accelerazione di questo fenomeno naturale. I metodi più utilizzati per ottenere fertilizzante naturale vanno dal compost creato dalla fermentazione dei resti di cucina e del giardino in cumuli di terra o altre strutture come le vermicompostiera dove sono i lombrichi a produrre il fertilizzante.

Il maggior rilascio delle emissioni dei gas serra proviene dai residui organici prodotti dall’uomo, fare il compostaggio riduce notevolmente i danni provocati all’ambiente.

Bokashi: dagli scarti a super food per le piante
Tra le tante tecniche ecosostenibili esistenti quella che ultimamente ha catturato la mia attenzione è stato il Bokashi per due motivi principali: tempi di produzione ridotti e possibilità di riciclare quasi tutto, dagli scarti vegetali e animali crudi o cotti.

Metodo di compostaggio nato negli anni Ottanta ad Okinawa, in Giappone, il Bokashi consiste nella trasformazione dei residui organici, utilizzando elementi specifici che accelerano il processo di ossidazione della materia organica in un ambiente anaerobico. Questi elementi permettono l’ottenimento del compost in tempi molto brevi rispetto ad altre tecniche più convenzionali.

La ricerca agro-scientifica conferma i numerosi benefici del bokashi sulla produzione agricola: case-studies che evidenziano come l’utilizzo del bokashi aumenta la produzione di peperoncino “Jalapeno” e del suo principio attivo o come la pianta di pomodoro fertilizzata con bokashi risulti molto più resistente ad agenti patogeni come la fitospora, rispetto a quelle trattate con fertilizzanti chimici sono solo alcune delle testimonianze positive in materia. Principalmente il Bokashi è un ottimo fertilizzante perché quando viene utilizzato la pianta si nutre di tutti gli elementi necessari per una crescita forte e vigorosa.

Come altri prodotti fermentati per ottenere il Bokashi si passano tre tappe principali di fermentazione:

1. Assimilazione degli ingredienti
2. Fermentazione
3. Maturazione/stabilizzazione

Durante tutte le fasi si tengono sotto controllo alcuni fattori come temperatura, umidità, aerazione e pH.

Come preparare il bokashi
Esistono in circolazione moltissime ricette di bokashi. Il mio consiglio è quello di partire con un preparato, il Bokashi Bran, che contiene EM, cioè i microelementi necessari per la trasformazione degli scarti in compost, facilmente reperibile online o nei negozi specializzati. Per iniziare è necessario un bidone con un rubinetto, scarti di cucina, Bokashi Bran e buona volontà. È possibile aggiungere al mix anche i resti delle piante di cannabis che sono molto ricchi di nitrogeno, elemento essenziale nella fase vegetativa della pianta.

Si riempie il bidone fino all’orlo, alternando strati di scarti vegetali e Bokashi Bran, cercando di aprirlo il meno possibile (una volta al giorno) per evitare la contaminazione del preparato con l’ossigeno. Durante questa fase si filtra il liquido, il Bokashi Tea, che si può applicare diluito con acqua direttamente sul terreno (1:100) come un normale fertilizzante, tenendo in considerazione che si tratta di una sostanza ricca di nutrienti che se messi troppo vicino alle radici potrebbero bruciarle.

Dopo all’incirca due settimane il compost si aggiunge alla terra seguendo solitamente la proporzione di 1:3 e dopo averlo fatto riposare per circa due settimane si utilizza come terriccio fertile per le piante.

Questa tecnica applicata nella coltivazione di cannabis incide notevolmente sulla quantità dei fiori e sulla loro qualità. Infatti il bokashi ha un effetto stimolante che migliora la resa delle piante perché rende viva la terra e aiuta a rilasciare i suoi nutrimenti, che potenziano il sapore dei fiori e il loro effetto una volta fumati.

Coltivare le nostre piante preferite con il bokashi, un fertilizzante di ottima qualità a costo zero, ecologico ed economico allo stesso tempo che si può produrre anche in spazi ridotti è un’ottima pratica ecosostenibile di indoor growing da iniziare al più presto.

Think Green! Grow with Bokashi!

a cura di Dank Weediams





Comments are closed.

Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti, questi ultimi per fornire ulteriori funzionalità agli utenti, quali social plugin e anche per inviare pubblicità personalizzata. Cliccando su (Accetto), oppure navigando il sito acconsenti all’uso dei cookie. Per negare il consenso o saperne di più
Leggi informativa privacy

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!

This happens because the functionality/content marked as “%SERVICE_NAME%” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.