Nonostante avesse una pianta di cannabis in casa è stato assolto dal reato di coltivazione domestica perché il fatto non sussiste. Accade a Cosenza, dove la decisione è stata presa anche a fronte della recente pronuncia della Corte di Cassazione.

Riavvolgendo il nastro era accaduto che un cittadino residente a Cosenza, del quale non sono state rese note le generalità, era stato arrestato dopo essere stato trovato in possesso, nella sua abitazione, di una pianta di cannabis di 2 metri e gli attrezzi per la coltivazione oltre a 6 grammi di cannabis essiccata e un bilancino di precisione.

Dopo la convalida del fermo il giudice ha stabilito l’obbligo di firma per 3 mesi che poi è stato revocato. Nel corso dell’udienza il giudice ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Cristian Cristiano e Santo Orrico, entrambi del Foro di Cosenza, che avevano sottolineato l’inoffensività della condotta dell’imputato atteso il ristretto numero di piante, il modesto quantitativo di sostanza stupefacente ricavabile, le rudimentali tecniche adoperate e la mancanza di qualsivoglia indice che potesse farne presupporre la destinazione a terzi, assolvendo l’imputato.

Il riferimento è alla sentenza delle sezioni penali unite della Cassazione di dicembre, della quale devono ancora essere pubblicate le motivazioni. Dopo aver sottolineato che “Il reato di coltivazione di stupefacente è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza”, il massimo organo della corte aveva però messo dei paletti escludendo “le attività di coltivazione di minime dimensioni, svolte in forma domestica che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate i via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.





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