Nel Paese in cui tutto cambia per rimanere com’è, l’ennesimo paziente che aveva trovato nella cannabis una sostanza in grado di lenire i dolori che la patologia da cui è afflitto gli causa in continuazione, è stato arrestato.

Parliamo di Cristian Filippo, 24enne di Paola in provincia di Cosenza, che oggi rischia fino a 6 anni di carcere. L’ennesima ingiustizia nei confronti di una persona che avrebbe avuto bisogno di uno stato attento alle sue necessità e al suo diritto di cura, e che invece opta come al solito per un’insensata repressione, è stata portata alla ribalta da Meglio Legale, che, per sostenerlo, ha organizzato una raccolta firme alla quale potete aderire cliccando QUI. Una storia che ricorda purtroppo quella di Walter e di altre centinaia di pazienti che, oltre a non essere ascoltati dallo Stato che li rappresenta, devono anche subire l’ingiustizia di un arresto con il rischio di finire in carcere per aver semplicemente tentato di preservare la propria salute.

“Immaginate di vivere in Calabria, più precisamente a Paola, una cittadina di appena 15mila abitanti in provincia di Cosenza. Una regione dove, secondo i rapporti dell’antimafia, la ‘ndrangheta coltiva un terzo di tutta la cannabis “made in Italy” guadagnando così diversi milioni, fondamentali per aumentare la propria forza sul territorio. Adesso immaginate di essere un ragazzo di 24 anni, di aver coltivato solo due piantine di cannabis in casa per uso personale e per alleviare i dolori della fibromialgia, una sindrome cronica che causa dolori fortissimi. Provate a mettervi nei panni di questo ragazzo che un bel giorno viene arrestato perché due carabinieri sentono “un forte odore di cannabis” e fanno irruzione in casa, distruggendo le piantine. Segue un mese di domiciliari, due di obbligo di firma e un processo che non è ancora finito. Pensate all’angoscia e alle notti insonni passate da questo ragazzo che rischia fino a 6 anni di carcere per due piantine, coltivate nella terra dei più grandi narcotrafficanti italiani! Adesso però smettete di immaginare perché questa è esattamente la storia di Cristian, colpevole di non aver comprato cannabis al mercato nero. Il proibizionismo che colpisce i semplici consumatori e lascia liberi i grandi narcotrafficanti ha clamorosamente fallito. Chiediamo insieme a Cristian e per i sei milioni di consumatori di accelerare il cammino della proposta di legge per la coltivazione domestica!”, hanno sottolineato gli attivisti dell’associazione. Il riferimento è alla legge per la coltivazione domestica, che ha visto nei giorni scorsi la presentazione di un testo unificato in Commissione Giustizia”.

“Quello che è accaduto a Cristian Filippo, arrestato solo perché ha coltivato due piantine di cannabis per non rivolgersi al mercato nero, è davvero paradossale in una narcoterra come la Calabria. Provando a tradurre la dinamica è come se lo Stato tutelasse il mercato mafioso, dicendo: fuma pure, l’importante è che tu ti rifornisca solo dallo spacciatore perché se coltivi finisci in carcere”, ha scritto Roberto Saviano su Corriere.it stigmatizzando l’accaduto.

“È assurdo che uno Stato condanni una persona nelle mie condizioni, una persona malata che ha bisogno di questa cura!”, ha sottolineato Cristian a Meglio Legale. E come dargli torto? Per sostenerlo firma l’appello di Meglio Legale al Parlamento, perché liberalizzi per tutti i cittadini la coltivazione domestica di cannabis e alla regione Calabria, perché si allinei al resto d’Italia e garantisca a tutti i pazienti l’accesso alla cannabis terapeutica.

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