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Abbiamo già parlato di Elon Musk qui su Dolce Vita, illustrando le sue idee sull’intelligenza artificiale e presentando il suo non convenzionale profilo. Anche se al momento si può affermare, senza paura alcuna di essere smentiti, che sia uno degli imprenditori più di successo degli ultimi anni, sembra che il nostro pianeta rappresenti per lui un orizzonte ancora troppo stretto. Lo scorso 27 settembre si è praticamente autocandidato come colui che renderà l’essere umano la prima specie multi-planetaria. Durante l’International Astronautical Congress a Guadalajara, in Messico, ha infatti tenuto una presentazione dal titolo suggestivo, “Making Humans a Multiplanetary Species”, durante la quale è stato presentato l’Interplanetary Transport System, ovvero quello che dovrebbe essere il sistema di trasporto che collegherà la Terra con il Pianeta Rosso.

L’ambizione è interplanetaria in senso sia metaforico sia letterale: non si tratta infatti, nel piano da lui delineato, di una “semplice” spedizione scientifica composta da pochi scienziati e astronauti, ma di un vero e proprio piano di colonizzazione di un altro corpo celeste. «Quello che voglio ottenere», ha detto Musk in apertura del suo discorso «è fare in modo che chiunque lo voglia possa andare su Marte. Voglio rendere Marte possibile. E farlo nell’arco dei prossimi anni». Proprio quella che si dice una pazza idea. Ma la differenza tra follia e realtà la fanno i finanziamenti che riesci a ottenere. E anche qualora non si volesse dare credito a questa idea, a guardare la presentazione non si può negare che il progetto è molto articolato per essere solo e soltanto il volo pindarico di un eccentrico multimiliardario.

Musk vuole fondare una città su un altro pianeta e creare un vero e proprio sistema di trasporto di linea che funzioni da collegamento stabile. Per rendere possibile l’abbattimento dei costi per mandare chiunque, o quasi, su Marte sono necessarie quattro condizioni: il mezzo di trasporto scelto deve poter essere riutilizzabile; il mezzo di trasporto deve poter essere rifornito di carburante in orbita; il carburante deve essere prodotto anche su Marte (affinché si possa rifornire il mezzo per tornare sulla Terra); deve essere scelto il giusto carburante. Tutte e quattro le problematiche sono state nel dettaglio risolte (sulla carta, certo) da Musk e il team di ingegneri aerospaziali e tecnici di SpaceX. L’abbattimento dei costi dovrebbe permettere di acquistare un biglietto di andata e ritorno per circa 200mila dollari. Ovvero il prezzo medio di una casa negli Stati Uniti.

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A sentire Musk non è poi così difficile passare a considerare questo piano di colonizzazione interplanetaria da impossibile a plausibile, anche se non ancora sicuramente eseguito nei modi e nei tempi ipotizzati dal progetto. Una domanda tuttavia sorge spontanea: una volta su Marte, cosa facciamo? Musk risponde con candore che non lo sa, non spetta a lui decidere, il suo compito è soltanto quello di fornire l’infrastruttura logistica in grado di portare un milione di individui su Marte in un tempo che può variare tra i 40 e i 100 anni attraverso viaggi regolari. Musk ammette con altrettanto candore di aver accumulato asset (l’understatement che usa al posto di essere diventato multimiliardario) esclusivamente per questo scopo: rendere l’uomo la prima specie multiplanetaria. Ma i suoi soldi ovviamente non bastano. La presentazione – che vi consiglio di guardare nella sua interezza – aveva lo scopo di convincere i suoi principali finanziatori, ovvero la NASA e il governo americano, a garantirgli i fondi sufficienti. Che ci sia riuscito o no, è indubbio che il suo discorso potrebbe avere un’importanza storica di una portata difficile da prevedere se l’esito sarà positivo. Dopo anni in cui l’esplorazione spaziale sembrava aver subito una battuta d’arresto, SpaceX alza decisamente l’asticella delle aspettative. La tecnologia non si migliora da sola senza un progetto comune, un fine ambizioso in grado di trainare gli sforzi individuali verso un obiettivo comune. Lo spazio torna ad essere la nuova frontiera non solo per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico ma anche, forse, per quello culturale: una città di un milione di persone su un altro pianeta sarebbe indubbiamente il più grande esperimento sociale e politico che si possa immaginare.

Siamo di fronte a un pazzo visionario o una specie di Mosè interplanetario che ci porterà nella terra promessa in forma di colonia spaziale? Solo il tempo potrà dirlo, ma senza dubbio Musk fa parte di quel ristretto cerchio di persone che ha sia la reale capacità che i mezzi per stimolare l’immaginazione e la voglia di esplorare dei migliori tra noi. Se andare su Marte era fino a ieri impensabile per l’uomo comune, oggi, se non probabile, è almeno possibile. Aumentare il regno della possibilità è una delle caratteristiche delle imprese straordinarie, senza le quali saremmo soltanto una specie monoplanetaria senza fantasia.





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