Partire dalla coltivazione di 4 colture oleaginose (canapa, cartamo, lino e camelina) e creare una piattaforma logistica regionale in grado di coordinare l’offerta di biomassa semilavorata, articolata in una o più bioraffinerie territoriali di seconda o terza generazione.

È il progetto COBRAF che prende vita in Toscana grazie ad un bando del Psr regionale e che sarà coordinato dall’azienda Chimica Verde Bionet. Come spiegato dall’azienda: «I bioprodotti, cioè prodotti di origine vegetale (Bio‐based) per usi non alimentari o per la nutraceutica rappresentano una nuova opportunità per le aziende agricole e per le aziende industriali più in generale. In rapporto a omologhi prodotti di origine petrolchimica o minerale, risultano in genere meno tossici, biodegradabili e con un bilancio di emissioni più favorevole, in coerenza con le nuove richieste di mercato e con gli indirizzi europei sulla bioeconomia, sull’economia circolare e sulla priorità al contrasto ai cambiamenti climatici (Cop 21)».

Il successo del loro inserimento sul mercato è però legato a due condizioni: innanzitutto «la capacità di valorizzazione integrale della biomassa – olio, panello residuo, paglie e in alcuni casi foglie e fiori – in ottica di bioraffineria, in modo da garantire la più elevata redditività ai produttori primari».

E poi: «Un approccio integrato che consenta di valutare diverse alternative colturali, possibilità di introdurre fasi di prima lavorazione già a livello agricolo, accordi di filiera in grado di dare sbocchi certi agli agricoltori, coordinamento della logistica a livello territoriale».

 

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