trump-e-clinton-2Le elezioni americane sono da tempo un momento decisivo dell’agenda mondiale. Le prossime ancora di più come il clima rovente che le accompagna racconta ampiamente. L’appuntamento è per il prossimo 8 novembre.

Se è vero che, in fondo, lo spazio decisionale del presidente, nella complessa macchina delle decisioni di potere negli Stati Uniti, è alquanto limitato da altri centri di potere (Congresso, Agenzie Federali, lobbies, ecc.), questo ruolo istituzionale ha un suo peso e rilevante. Mai come oggi.

Gli Stati Uniti sono ad un bivio, dilaniati in politica estera ed in politica economica. Le posizioni sui vari dossier sono quanto di più antitetico possibile. L’era Obama si chiude nel fracasso dei vecchi assetti geopolitici, in un mondo in piena turbolenza e dilaniato da più conflitti, in una situazione economica a dir poco drammatica per le crisi del passato e per quelle che si annunciano.

Globalizzazione e finanziarizzazione hanno indebitato terribilmente il gigante americano, impoverito la sua classe media, divaricato quella società come non mai. L’esperienza folle delle guerre cosiddette “umanitarie” o di esportazione della democrazia hanno creato dei buchi neri geopolitici da brividi forieri di nuove e più drammatiche crisi.

Va detto subito che i due personaggi in campo sono quanto di più impresentabile sia possibile. Trump è un becero, Hillary porta gli stessi panni ma con maggiore eleganza. Un esempio? È probabile che la partita venga decisa dai comportamenti di Trump verso l’universo femminile. Donald è l’emblema di un maschilismo radicale. Offensivo e truculento. Hillary si erge a campione dei diritti delle donne, ma quando si è trattato di salvare la carriera politica del marito, e la propria, non ha avuto alcuna pietà delle sue amanti. Le ha fatte a pezzi.

Donald mette in discussione il fair play che vuole gli sconfitti rendere onore al vincitore, Hillary è una bugiarda di professione che le leggi calpesta ogni volta le siano scomode come nel caso della distruzione di migliaia di mail richieste dall’FBI. Ha truccato le primarie del suo partito e solo così ha potuto sconfiggere l’avversario interno Sanders.

È evidente che i poteri forti hanno fatto la loro scelta. Hillary è una di loro, la loro rappresentante. Il gotha della finanza americana sa che la Clinton difenderà i loro interessi. Da tempo lei ed il suo clan sono a busta paga. Con Hillary diverrà ancora più forte la spinta verso trattati come il TTIP e verso un mercato mondiale unico e senza freni.

Con Hillary trionferà la follia della nuova guerra fredda contro l’orso Putin ed una Russia che rifiuta di restare nel suo cantuccio. Con lei al potere la partita siriana prenderà una nuova piega. Nessuna trattativa. Guerra totale ad Assad e confronto durissimo con i russi. Guerra. L’ultima tregua è fallita perché si aspetta il nuovo inquilino della Casa Bianca e le strategie del predecessore sono fallite e duramente contestate.

Sarà così anche negli altri scenari di crisi, dove si giocherà probabilmente l’ultimo atto dell’egemonia mondiale degli Stati Uniti. Altre guerre umanitarie. Ad esempio in Darfur. Libereremo quel territorio dal tiranno sudanese. Affideremo il suo abbondante petrolio alle mani sicure delle big del petrolio occidentale, mettendo in un angolino quelle cinesi.

Insomma, niente di buono all’orizzonte, comunque vada. E spero che si chetino una volta per tutte gli utili idioti entusiasti della prima donna al comando della più grande potenza mondiale. La Clinton è potere, solo potere e poco importa se è una donna. È di questo che dobbiamo ragionare.





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