Luca Marola e Giuseppe Civati

Luca Marola e Giuseppe Civati

Dopo le parole del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, che ha affermato di essere contro la legalizzazione della cannabis sostenendo che non servirebbe a sconfiggere la mafia, rispondono con una lettera aperta al magistrato Luca Marola (Canapaio Ducale) e il parlamentare di Possibile Giuseppe Civati: «Spiace sentire queste parole – hanno scritto – perché da un procuratore capo di una procura così esposta ai problemi della criminalità organizzata ci si aspetterebbe una posizione più consapevole e ragionata sulla questione droghe/criminalità e meno ideologica».

«Il mercato della cannabis è già libero nonostante decenni di leggi repressive tra le più dure al mondo. È già libero agli angoli delle nostre strade, ed è l’unico mercato aperto 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 nonostante il meritorio lavoro di Gratteri e colleghi. Come affermato da anni dalla Direzione Nazionale Antimafia, la repressione della cannabis è fallita e per questo, insieme alla Direzione Nazionale Antimafia, noi sosteniamo che di fronte ad un fallimento così assoluto è venuto il momento di cambiare rotta».

«Gratteri sostiene che si sottrarrebbe solo una piccola parte del narcotraffico alle mafie – prosegue la lettera – una piccola parte che vale comunque miliardi di euro, che consente alla mafia di accedere a consumatori che altrimenti non avrebbero nulla a che fare con i suoi spacciatori. Con la legalizzazione, ognuno dei 5 milioni di consumatori potrebbe consumare la propria erba ovvero accedere a un prodotto sicuro e in molti casi certificato, non tagliato con sostanze molto più pericolose».

Nicola Gratteri aveva infatti affermato che per la mafia il traffico di cannabis costituisce solo una piccola parte degli introiti e aveva giudicato la legalizzazione inutile anche per toglierle questa piccola parte, in quanto le mafie riuscirebbero comunque a vendere la cannabis ad un prezzo inferiore rispetto allo stato ed il consumatore andrebbe a comprarla dove costa meno.

Le parole di Gratteri hanno attirato anche le critiche dei Radicali Italiani, che hanno accusato il procuratore di «voler tornare agli anni venti del secolo passato quando Al Capone e i suoi gangster conducevano lucrosi affari proprio grazie al proibizionismo sull’alcol. E ridare alle organizzazioni criminali – come se non bastasse quello della cannabis – anche il monopolio dell’alcol e del tabacco».





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