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Aristotele riteneva il mondo vegetale più vicino al mondo inorganico che a quello animale: le piante non possono muoversi né sentire, affermava, dunque non sono animate. Per secoli questa è stata l’interpretazione di tutti gli uomini. Anche nella Bibbia si racconta che durante il diluvio Noè mise sull’arca coppie di ogni esemplare di “creatura vivente”, ma tra queste non vi sono piante, sintomo di come nessuno le considerasse come creature vive.

Oggi sappiamo che non è così, sappiamo che le piante sono viventi ma spesso ce lo dimentichiamo. Non per niente consideriamo la balena come il più grande essere vivente presente sul pianeta, anche se in verità esistono sequoie di dimensioni enormemente maggiori. Ma non è tutto: le piante hanno un’intelligenza e pure piuttosto sviluppata. Lo ha dimostrato un ricercatore italiano, Stefano Mancuso, per questo inserito dal New Yorker nella lista degli studiosi che stanno contribuendo ad aumentare la conoscenza mondiale e potenzialmente a cambiare il mondo.

Le piante hanno una intelligenza, dicevamo. Non ci credete? Provate a piantare un seme di fagiolo nella terra e a porre un bastoncino conficcato nella terra a una trentina ci centimetri di distanza: il modo in cui, fin da appena germogliata, la pianta crescerà orientandosi verso di esso fino ad abbracciarlo è sorprendente. E se provate a spostarlo lei subito inizierà a torcere il fusto per orientarsi nuovamente nella sua direzione. In rete esistono alcuni video girati con la tecnica del time-lapse che mostrano questa stupefacente capacità. Ma questo è solo un piccolo esempio. Ben altre sono le prove dell’intelligenza delle piante.

Le piante da fiore (angiosperme) sono apparse sul pianeta dopo l’apparizione dei mammiferi. Sono organismi classificabili come moderni ed evoluti. Le piante stanno sempre nello stesso posto: sono organismi sessili, cioè con radici. Per questo le loro possibilità di sopravvivenza sono date dall’essere straordinariamente resilienti, ovvero capaci di adattarsi ai mutamenti dell’ambiente circostante, e dall’avere strategie di sopravvivenza più sofisticate rispetto a un animale in grado di fuggire o di nascondersi.

Proprio perché non possono fuggire, le piante sono molto più sensibili rispetto agli animali: il loro unico modo di resistere è capire quel che succede con anticipo, in modo da poter reagire. Mancuso ha dimostrato che le piante possono percepire 20 diversi parametri chimici e fisici. Hanno la capacità di memorizzare e imparare. Comunicano tra loro e con le api e gli altri animali che ne garantiscono l’impollinazione, e quindi la conservazione della specie, attraverso segnali chimici di attrazione o di allarme, e si aiutano a vicenda quando una pianta imparentata è in difficoltà.

Se definiamo intelligenza la capacità di percepire i cambiamenti e i pericoli dell’ambiente esterno e di agire nella maniera più adeguata possibile per adattarvisi, potremmo dire che le piante percepiscono e agiscono, quindi sono “intelligenti”.





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