Diversi sono gli attori su questo palcoscenico, come diverse sono le opinioni al riguardo.
C’è chi pensa che dietro al contrasto alla legalizzazione della cannabis si nascondano intrighi internazionali, mentre altri si limitano a incolpare l’inerzia del Governo di turno.
In realtà il quadro è al contempo più semplice e complesso di quanto si possa immaginare. Vediamo quindi nel dettaglio quali sono i principali “colpevoli” che comunemente vengono considerati responsabili del ritardo con il quale il nostro Paese si avvicina alla risoluzione di tale annoso problema.

In primo luogo bisogna fare un ragionamento inverso al cui prodest e chiedersi a chi non conviene che l’utilizzo e il commercio di cannabis diventino legali.
Indubbio è che a rimetterci più di tutti sarebbero coloro che al momento hanno il monopolio della gestione di questo mercato, ovvero le associazioni malavitose. Qualora infatti il consumo di cannabis dovesse diventare legale, si sottrarrebbero introiti di miliardi di Euro annui non solo a livello nazionale alle più o meno piccole organizzazioni mafiose, ma anche a quei traffici internazionali che proprio dalla vendita di marijuana ricavano la propria linfa. Bisogna infatti ricordare che non sono solo i delinquenti locali a utilizzare il guadagno illegale derivante dalla vendita di droghe leggere per acquistare armi o finanziare attività imprenditoriali che vanno a intaccare coloro che onestamente lavorano e lealmente competono, ma anche al di sopra dei confini del nostro e di altri Paesi, questo smercio è alla base di transazioni che vanno ad alimentare loschi traffici, terrorismo compreso.

Come se questo non bastasse, molte persone accusano sia le industrie degli alcolici che quelle farmaceutiche di agire più o meno velatamente contro la diffusione di un prodotto che sarebbe per loro concorrenziale. In realtà, come sempre avviene nelle leggi del mercato, molti di questi personaggi, più che contrastare un evento che può spesso essere considerato inevitabile, si stanno già attivando in modo da aggiornarsi ed evolversi per inglobare il cambiamento, anziché venirne esclusi. Sono noti infatti diversi accordi commerciali che hanno visto entrambe le suddette industrie allearsi con produttori di cannabis proprio per adattarsi al cambiamento di mercato, preparando una nuova offerta per la richiesta ormai così diffusa.

Altro aspetto che va preso in considerazione è senz’altro quello culturale. In molti Paesi, tra cui il nostro, vi sono molti preconcetti e timori legati all’idea che tutto ciò che sia fonte di svago e piacere possa portare al “peccato” e debba quindi essere visto con timore e represso sul nascere.

Fatti i conti con tutte queste parti in causa, rimane il fatto che a prendere la decisione su come e quando procedere in merito alla liberalizzazione della cannabis debba essere il Governo. Chi ha già avviato o intende avviare attività imprenditoriali legali in questo campo o ne ha necessità per uso medico freme da tempo affinché una risposta chiara e definitiva arrivi presto.

Trascurando le solite e inopportune “teorie del complotto”, rimane quindi da chiedersi quale o quali dei suddetti poteri spaventi di più l’attuale Governo ed esattamente in che modo, impedendogli di fare quanto promesso in campagna elettorale.

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