Dalle parole ai fatti.
Nello scorso articolo si era raccontato dell’intervento dei NAS nella Farmacie, ora si passa a fatti concreti: ormai è dominio pubblico data l’enfasi mediatica che ha avuto, ma vale la pena riaffrontare il caso. 
E il caso è che almeno 8 farmacie (si comincia a perdere il conto) hanno ricevuto dal ministero della Salute multe di 8.600 euro per aver fatto «propaganda pubblicitaria indiretta ad una sostanza stupefacente». Di quale sostanza stupefacente si tratta, lasciamo alla fantasia di chi legge.

La “propaganda pubblicitaria indiretta” consisteva in:
1. presenza del nome della farmacia su siti e motori di ricerca che consentivano al paziente di trovare quale farmacia facesse preparazioni a base di cannabis
2. l’indicazione su siti che la farmacia fosse dotata di cannabis terapeutica
Potrà sembrare antiquato (!), ma una volta queste cose si chiamavano «informazione sanitaria» e «garantire al paziente il suo diritto, l’accesso al farmaco».

In Italia ci sono oltre 17mila farmacie. Di queste si stima che al massimo 3mila facciano preparazioni galeniche (cioè preparino farmaci, di qualsiasi tipo) e di queste 3mila si stima che qualche centinaia effettui preparazioni a base di cannabis.
In una popolazione italiana di 60 milioni di abitanti, con qualche centinaia di farmacie che preparano cannabis, come si può non concepire che la Farmacia ha l’obbligo professionale di informare il paziente su dove può reperire la terapia di farmaci galenici a base di cannabis? Forse il paziente deve entrare fisicamente in farmacia e chiedere ad alta voce se si effettuano preparazioni di cannabis? Sarebbe pubblicità indiretta per il farmacista rispondere di sì? E se il paziente volesse chiamare per telefono? O inviare una email? O consultare un sito?

Senza dimenticare una cosa fondamentale: che la cannabis terapeutica può essere venduta solo con ricetta medica, ossia rilasciata da un Medico. Quindi, dov’è la propaganda “pubblicitaria” che si ribadisce è stata ritenuta “indiretta” ossia è bastato che i Farmacisti ne parlassero, affinché scattasse la sanzione?

E si badi: la contestazione non è specifica per le sole farmacie, ma può essere estesa a qualsiasi sito che parli di cannabis. Qualsiasi. Tant’è che un sito segnalato dal Ministero (Farmagalenica.it) non è un sito di una farmacia, ma un portale di una società che pubblica articoli di carattere scientifico divulgativo sulla galenica.
Verrebbe da dire: nessuno è al sicuro.

In questa rubrica si dovrà parlare di cannabis terapeutica dal punto di vista del Farmacista: è un farmaco (galenico) da lui realizzato, di cui non esiste foglietto illustrativo e quindi, al di là delle informazioni date dal Medico, i pazienti chiedono informazioni di ogni tipo, sull’utilizzo, le avvertenze, conservazione, manipolazione, ecc…

Il problema forse non è parlarne, il problema è che ne parli un farmacista. Ma chi ha iniziato questa caccia alle streghe? E perché?

 





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