patrizia de roseIl nuovo capo del Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa) sarà Patrizia De Rose. La sua nomina non è stata ancora ufficializzata ma viene data per certa. La scelta arriva dopo 3 mesi di incertezza sul futuro del Dipartimento, il mandato di Giovanni Serpelloni era infatti stato revocato l’8 aprile scorso. Per iniziare a capire cosa ci si può aspettare da questa nomina chiave per il futuro delle politiche sulle droghe e sulla cannabis, abbiamo messo in fila le informazioni disponibili per comprendere chi è Patrizia De Rose e quale sia il suo curriculum.

UNA CARRIERA ALL’OMBRA DELLE ISTITUZIONI.
Patrizia De Rose, classe 1958 e laureata in giurisprudenza, inizia giovanissima il suo percorso lavorativo interno alle istituzioni. Dal suo curriculum ufficiale apprendiamo che nel 1980, appena 22enne, vince un concorso per entrare al ministero del Tesoro. Nel 1999 passa al Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, del quale diventa direttore del II ufficio nel 2001, incarico che mantiene senza interruzioni fino al 2011, anno in cui vine nominata capo del Dipartimento per le Pari Opportunità. Una carriera quindi tutta all’ombra delle istituzioni, in ruoli definibili di burocrazia ed organizzazione interna, senza mai toccare professionalmente l’ambito delle droghe e delle dipendenze: tema sul quale non è annotato nessun suo incarico, né interesse a livello di studi e ricerche. Piccola nota sulla vita privata: è sposata con Filippo Tortoriello, vice-presidente di Confindustria Lazio ed amministratore unico della multinazionale dell’energia “Gala”, società che negli ultimi anni ha moltiplicato i propri fatturati principalmente grazie ad appalti di fornitura con il ministero del Tesoro e varie amministrazioni locali.

DI SICURO CONOSCIAMO BENE IL SUO EX CAPO. Come prima cosa si potrebbe quindi affermare che il nuovo capo del Dipartimento che ha il compito di affiancare il governo sulle politiche sulla droga non ha alcuna formazione né esperienza in materia. Ma un collegamento, per quanto indiretto, in realtà c’è. E se è una coincidenza, diciamo che si tratta di una di quelle coincidenze che lascia un bel po’ perplessi. Il Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, nel quale la De Rose ha rivestito ruoli chiave per 12 anni, dipende direttamente dal ministro per i rapporti con il Parlamento (art. 3 del decreto 23/09/11), che ha il compito di valutare e coordinare tutti i suoi dipendenti. E sapete chi è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento (al quale la De Rose per legge doveva “rispondere della sua attività e dei risultati raggiunti”) che per ben cinque anni è stato il capo diretto della De Rose? Esatto, Carlo Giovanardi. E la carica come ministro di Giovanardi inizia proprio nel 2001, anno in cui la De Rose viene promossa a capo dell’ufficio II.

UNA NOMINA DETTATA DA EQUILIBRI POLITICI? Ovviamente non è sufficiente per tirare delle conclusioni sull’indirizzo che Patrizia De Rose darà al Dpa, ma è un dato di fatto che l’unico collegamento con la materia droghe di una persona che del resto si è sempre occupata di tutt’altro si ritrova appunto nell’aver lavorato per anni braccio a braccio con Giovanardi, che nella De Rose nutriva evidentemente molta fiducia, tanto da collocarla in un ruolo chiave. Per ora quello che si può notare è che a capo del Dpa al posto di una persona competente in materia (perché Serpelloni era un fervente proibizionista, ma non gli si può negare una conoscenza della materia e una vita professionale spesa interamente attorno alla questione) si è provveduto a nominare una persona priva di esperienza sul campo. Scelta che sembrerebbe figlia della volontà di mantenere i delicati equilibri politici della maggioranza di governo, per la sopravvivenza del quale – è sempre bene ricordarlo – i voti del Nuovo Centro Destra, che è il partito di Alfano e Giovanardi, sono indispensabili.

INDISCREZIONI SUL FUTURO DEL DPA. Secondo le indiscrezioni pubblicate dall’agenzia di stampa Redattore Sociale (che per prima ha dato notizia della sua nomina) la De Rose avrà il compito di riorganizzare il Dpa aprendolo al confronto con “esperti provenienti dal mondo delle dipendenze, della società civile e delle istituzioni”. Una notizia che lascia sperare che sotto la sua guida il Dpa si possa rivelare non più una fortezza del proibizionismo ma un luogo di confronto più aperto. Tuttavia su chi formerà questo tavolo di esperti ancora non si sa niente. Le prime nomine della De Rose saranno una chiave importante per capirne di più. Anche perché l’apertura a esperti e associazioni può assumere significati molto diversi a seconda dei sogetti coinvolti: un segnale importante sarebbe aprire il Dpa a strutture storicamente progressiste e critiche come ad esempio il Coordinamento delle Comunità di Accoglienza (Cnca) che da anni si batte per un nuovo indirizzo politico sulle droghe, mentre ben altro segnale sarebbe quello di coinvolgere organizzazioni come San Patrignano o la Comunità di Don Gelmini, che storicamente sostengono posizioni talmente proibizioniste da far sembrare Giovanardi un riformista.





4 Comments

  1. Continuamo così facendoci del male, la poltrona va a chi non ne sa niente, speriamo benne.

  2. quanto l'europa ci sopporterà?…….Oppurequanto noi siamo disposti a spendere x i nostri diritti?

  3. Andrea Bortolotto says:

    Che schifo

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