Forse solo un bambino potrebbe approcciarsi a questa mini serie senza pregiudizi. Qualcuno insomma per cui “Chernobyl” non sia sinonimo di tragedia, e per dirla meglio: tragedia legata ai rischi dell’energia nucleare.

Sono passati 33 anni dal catastrofico incidente verificatosi nella centrale, classificato per gravità a livello 7  insieme a quello di Fukushima del 2011, e bastano i commenti in rete a seguito della messa in onda degli episodi di questa serie HBO, ora trasmessa anche in Italia su Sky Atlantic, per avere il polso di quanto la faccenda sia ancora dolorosa, intricata e sensibile soprattutto in patria: esiste infatti una netta contrapposizione tra chi liquida la serie come pura propaganda americana per svilire la Russia e chi plaude al disvelamento della verità.

Secondo i media ufficiali russi si tratta di una ricostruzione di parte del disastro del 1986, mentre le parole di Svjatlana Aleksievič, premio Nobel per la letteratura, giornalista e scrittrice di “Preghiera per Chernobyl”, il libro da cui trae ispirazione la serie, dicono che l’URSS non sia stata capace di far fronte alla tragedia, anzi, abbia cercato di nascondere il più possibile gli effetti della radioattività sulla popolazione.

Infatti se i numeri delle vittime sono ancora incerti, considerato il lento e inarrestabile lavoro delle radiazioni nel corso degli anni e di là dal concludersi, un velo copre anche le conseguenze storiche e politiche del disastro (cosa che non danneggia, tutt’altro, la macabra attrattiva riscossa da Chernobyl presso i turisti: si vedano i tour e i selfie davanti alla centrale in bella mostra sul web).

È sicuramente ingenuo, da spettatori, affidare a una produzione televisiva – peraltro nata sotto il cappello della fiction, neanche quello del documentario – il compito di avvicinarsi il più possibile alla verità indicandone i colpevoli. Ciò che possiamo aspettarci però, e che “Chernobyl” fa semplificando il giusto per restare comprensibile a chi non si intende di fisica e funzionamento dei reattori, è aiutarci a calarci in quelle tristi vicende provando a indagare tra le cause e approfondendo le storie di quanti tentarono di arginare la catastrofe.

Di quella fortissima esplosione che il 26 aprile 1986 provocò lo scoperchiamento del reattore n.4 e causò un vasto incendio alla centrale a 100 chilometri a nord di Kiev diffondendo una radioattività pari a 400 volte la bomba di Hiroshima conosciamo, e neanche del tutto, il dramma che ne è seguito. Un monito che non ha bandiere affinché non accada di nuovo.





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