cherlie hebdo 2Come un branco di avvoltoi si aggirano sui cadaveri ancora caldi, con la bava alla bocca pensando al facile consenso elettorale che è possibile trarne. Un post su facebook contro l’islam religione della violenza, una dichiarazione alla stampa contro l’immigrazione clandestina, e per i più scaltri un bel richiamo alla necessità di reintrodurre la pena di morte. Al di là delle alpi Marine Le Pen sta giocando tutte queste carte, probabilmente maledicendo il fatto che la strage contro la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo sia avvenuta quando ancora mancano oltre due anni alle prossime elezioni presidenziali francesi.

In Italia sono più modestamente i vari Salvini, Magdi Allam, Giorgia Meloni più i soliti (post?)fascisti di Casa Pound e Forza Nuova a soffiare sul fuoco. E mentre il leader leghista spera di volare ancor più alto nei sondaggi grazie al sangue versato a Parigi, i vari gruppi dell’estrema destra nostrana probabilmente sognano di orchestrare nuove sollevazioni contro i rifugiati nelle periferie, come qualche settimana fa a Tor Sapienza.

E dopotutto i questi casi è facile andare dietro la loro propaganda. Come scrisse Tiziano Terzani in una lettera alla Fallaci di qualche tempo fa, “oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore”. Ciò che è successo a Parigi rappresenta non solo lo sterminio di dodici vite innocenti, ma un attacco di violenza inaudita contro la libertà di espressione ed ogni valore di tolleranza. Trovare una risposta, un’azione con la quale controbattere, è una necessità di tutti, e la destra offre come sempre quella più semplice e diretta, con tanto di capo espiatorio designato sul quale riversare la propria rabbia: l’immigrato islamico.

Sappiamo come chiunque non si accodi alla vulgata viene tacciato di essere un benpensante di sinistra, che si perde in inutili ragionamenti mentre i tagliagole tramano contro di noi, ma correremo il rischio cercando di spiegare in 4 punti per quali ragioni vi stiano indirizzando contro il nemico sbagliato, mentre il quinto ed ultimo servirà a spiegare quello che è il vero nemico da incolpare, quello che come sempre i seminatori di odio etnico ignorano deliberatamente: l’imperialismo, inteso come la politica di predominio e furto delle risorse che Usa ed alleati europei stanno perpetrando nei confronti dei paesi arabi.

1. A CHI HA SPARATO NON INTERESSAVA NULLA DELLA FEDE RELIGIOSA DELLE VITTIME. Tra i dodici morti della strage di Parigi ci sono il correttore di bozze Mustapha Ourrad e il poliziotto Ahmed Meradet. Non solo i loro nomi tradiscono le loro chiare origine arabe, ma le loro biografie rapresentano esattamente quelle degli stessi capi espiatori verso i quali stanno cercando di indirizzarvi. Mustapha Ourrad era stato un immigrato clandestino, arrivato ilegalmente in Francia dall’Algeria quando aveva 20 anni, Ahmed Meradet era invece uno di quelli che spesso sui giornali chiamano “immigrati di seconda generazione”, era cioè nato in Francia da genitori arabi. Nè la loro provenienza né la loro fede religiosa li ha salvati dalla furia omicida degli attentatori, i quali non si sono fatti nessun problema a uccidere coscientemente altri musulmani come loro.

2. GLI ATTENTATORI NON ERANO IMMIGRATI. I due attentatori erano franco-algerini. Non erano cioè immigrati, ma cittadini francesi a tutti gli effetti. Quindi tutto i discorsi sull’immigrazione clandestina ed il controllo delle frontiere in questo caso non c’entrano proprio nulla.

3. LA COMUNITÀ ISLAMICA FRANCESE HA CONDANNATO L’ATTENTATO. Tra i primi a mostrare il proprio cordoglio per il massacro ci sono stati proprio i francesi di religione islamica guidati dal presidente del Consiglio francese per il culto musulmano, Dalil Boubakeur. Così come le comunità islamiche in tutta Europa hanno in questi mesi manifestato contro l’avanzata dei fondamentalisti dell’Isis in Siria e Iraq. La grande maggioranza dei musulmani, che sono in Europa semplicemente per inseguire il sogno di una vita migliore, vivono questi atti come fossero commessi contro di loro, perché sanno che tutti rischiano di pagare l’odio anti-islam generato dall’azione di un manipolo di esaltati.

4. GLI ESTREMISTI ISLAMICI UCCIDONO SOPRATTUTTO GLI ISLAMICI DIVERSI DA LORO. Dicevamo prima di Mustapha Ourrad, il poliziotto ucciso che era musulmano praticante nato in Francia da genitori algerini, il paradosso è che i suoi assassini avevano esattamente la stessa biografia: nati in Francia e musulmani praticanti. Solo che il primo lavorava come poliziotto in difesa dello stato francese, gli altri invece questo stato volevano presumibilmente distruggerlo. Nell’Islam esistono interpretazioni anche molto diverse e gli estremisti odiano innanzitutto quella maggioranza di islamici che non sono come loro: per questo l’Isis in Siria e Iraq uccide soprattutto musulmani di orientamento diverso, così come lo stesso avviene in Yemen, Iraq o Afganistan.

5. LA COLPA E’ DELL’IMPERIALISMO. A questo punto potrebbe essere chiaro il motivo perchè incolpare l’immigrazione o l’islam in generale non ha senso. Tuttavia è evidente che un problema esiste, ed il problema è proprio con alcuni islamici che hanno abbracciato idee radicali che approvano ed incitano al terrorismo. Come è stato possibile questo? Di uno degli attentatori, Cherif Kouachi, si è scritto che sia diventato un fanatico dopo aver visto le immagini delle torture inflitte dagli americani nella prigione di Abu Ghraib. Non sappiamo se questo sia vero, ma di sicuro c’è che il risentimento tra i musulmani verso ciò che Usa ed Europa hanno combinato nei paesi arabi negli ultimi 15 anni è altissimo. Prima con la scusa del terrorismo e poi con quella delle primavere arabe gli stati della Nato hanno colpito e destabilizzato direttamente Afganistan, Iraq, Siria e Libia causando milioni di morti tra i civili.
Questo ha lasciato un evidente segno di ingiustizia dentro a moltissimi musulmani, forse la quasi totalità crede che Usa e alleati stiano colpendo gli stati arabi per indebolirli e attraverso la scusa della democrazia rubargli le risorse. Significa che tutti i musulmani credono sia giusto fare attentati come quello avvenuto a Parigi? Sicuramente no, ma in Europa vivono tra i 20 e i 30 milioni di musulmani, se anche fossero solo lo 0,1% si tratterebbe comunque di un esercito dai discreti numeri.

Le azioni portano sempre delle conseguenze, e l’occidente seguendo la folle strategia degli Usa da 15 anni non fa che seminare vento tra i paesi arabi. Ora, com’era prevedibile, sta cominciando a raccogliere tempesta. Le possibili soluzioni sono due: o smettiamo di arrogarci il diritto a fare i poliziotti del mondo andando ad intervenire negli affari interni degli altri stati, o il risentimento degli altri popoli del mondo verso le azioni dei nostri governi è destinato solo ad aumentare, e con esso anche azioni come quella al Charlie Hebdo saranno destinate a ripetesi. Che ci siano le frontiere chiuse o meno, che ci sia la pena di morte o meno.





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