Alle porte della capitale, precisamente ad Ardea, in una tenuta di circa 15 ettari si trova l’associazione no-profit Cercatori di Semi. Qui l’associazione riproduce le sementi delle varietà locali (e non solo) che stanno scomparendo, per conservarle nella propria banca dei semi e distribuirle a chiunque voglia contribuire alla sopravvivenza di queste specie storiche, sostenibili e sempre più rare.
Cercatori di semi è una realtà italiana molto importante che si occupa della diffusione della biodiversità alimentare, compromessa e messa a rischio dall’agricoltura commerciale. Abbiamo avuto il piacere di parlare con il presidente Pietro Segatta, che ci ha raccontato questa unica associazione, cresciuta molto negli ultimi anni.

Quando nasce Cercatori di Semi?
Ufficialmente nasce nel 2015 come associazione culturale senza scopi lucrativi, ma la ricerca e la banca privata del germoplasma sono iniziate nel 2011. Quest’associazione nasce dalla consapevolezza che la biodiversità negli orti italiani è sempre più minacciata dall’agricoltura commerciale, che seleziona ecotipi adatti per caratteristiche come trasporto e produzione, a discapito di rusticità e sostenibilità. Questi prodotti di un’agricoltura irresponsabile fanno si che le varietà locali, antiche, selezionate di orto in orto per qualità organolettiche, resistenza alle fitopatologie e adattamento alle condizioni pedo climatiche del luogo di provenienza, vadano scomparendo, e che con loro si perda una preziosa eredità. L’impegno alla conservazione delle sementi, inoltre, porta ad adoperarsi per un minore impatto possibile sull’equilibrio ecologico, con metodi colturali meno invasivi. Cercatori conta una Banca dei Semi con moltissime varietà locali antiche, sia estere che italiane, di cui 200 si trovano sul sito per la distribuzione.

Da quanto tempo conservi e raccogli semi di ogni tipo e varietà?
Personalmente mi sono appassionato alla raccolta e conservazione delle sementi durante i miei viaggi, riproducendole una volta rientrato. In principio mi occupavo soprattutto di specie con particolare interesse botanico: conservo ancora una specie di mimosa pudica raccolta in Guatemala, non ancora classificata, rampicante e spinosa, rarissima.
Poi alcuni viaggi mi misero di fronte ai danni provocati dall’agricoltura commerciale, e nel 2010 cominciai ad interessarmi alle orticole, prima all’estero e poi in Italia. All’inizio grazie al contatto con altre associazioni italiane, a numerosi incontri nei consorzi agricoli, siamo riusciti a raccogliere e definire una prima banca dei semi con varietà antiche provate e stabili.
È stata dura, migliaia di chilometri e molte delusioni, che però ci hanno poi pienamente ripagato. Ora che l’associazione è conosciuta tutto è più facile, moltissimi ci chiedono di conservare le varietà tramandate negli orti delle loro famiglie (anche da diversi decenni). Inviamo un corriere a ritirarle e poi iniziamo un percorso di accertamento che dura minimo due stagioni: a esito positivo i semi sono poi distribuiti. Abbiamo inoltre alcuni preziosi collaboratori molto preparati che da tutta Italia ci aiutano a scovare importanti e rare varietà locali. Insomma, tutto è più facile, ma non certo meno impegnativo.

Secondo quale principio selezionate i semi?
Questo è uno dei punti più importanti e delicati del nostro lavoro ed è strettamente legato alla provenienza delle sementi. Se il seme proviene da associazioni serie, le coltiviamo un primo anno per assicurarci che la pianta e i suoi frutti siano conformi con quelle dell’ecotipo annunciato. Verifichiamo poi che la genetica sia buona e stabile: selezioniamo i semi dalle piante più adatte, per poi metterli in distribuzione. Se invece il seme proviene da coltivatori o amici, il percorso è più complicato. Innanzitutto si raccolgono più informazioni possibili, controlliamo lo stato delle sementi ed eventualmente le sottoponiamo a trattamento termico o ad atmosfera controllata per evitare infestazioni di parassiti, non usiamo mai nessun tipo di insetticida di sintesi. Poi si passa alla coltivazione vera e propria. Il primo anno in orti isolati, con altre specie affini, controlliamo lo stato delle piante, eliminiamo tutte le piante meno robuste o sofferenti. Dopo l’allegagione (fase dello sviluppo dei frutti), controlliamo che la genetica sia stabile, se ci sono problemi, la “aggiustiamo”. Infine, facciamo un’ultima prova di germinazione, che deve superare l’85%, e siamo pronti alla distribuzione. Per questo, nonostante le varietà in produzione siano più di 500, sul sito se ne trovano meno della metà, anche se aumentano ogni anno via via che sono pronte.

Indian Moon, pomodoro navajo

Il vostro progetto “semi da salvare”, in cui cercate di recuperare la varietà rare e quasi scomparse è molto interessante ed importante per l’agricoltura italiana. Avete recuperato molte varietà?
Dall’Italia tantissime persone ci hanno inviato la loro eredità di semi, accompagnate spesso da lettere scritte a mano che ci hanno fatto commuovere, per l’amore di una nipote verso la nonna che non ce la fa più a mantenere i suoi fagiolini, per l’orgoglio di un ottantenne che non vuole che il suo lavoro si perda perché i giovani non lo vogliono far più, e in generale, per la tantissima passione che ci dimostrano nelle loro parole. Riceviamo, nella nostra piccola realtà di volontari, più di 80 email al giorno di richieste e rispondere richiede tempo e qualche volta non riusciamo, ma stiamo cercando di trovare una soluzione. Quest’anno tra le tante novità due grandi soddisfazioni: un mais di alta montagna, il “pignoletto dal dente” un cinquantino (cioè pronto in cinquanta giorni) coltivato da “Toni del Musset” nel bellunese per molti e molti decenni, e che rischiava di scomparire. Questo mais è importantissimo perché cresce senza bisogno di acqua e permette di produrre foraggio durante il breve alpeggio estivo. Un altro è il “pomodoro Chinellato”, conservato dall’omonima famiglia da un centinaio di anni nel Veneziano, ne siamo rimasti affascinati: gusto eccezionale e pianta robusta. Siamo sicuri che avrà molto successo. A questo si affiancherà la “Spagnoletta di Gaeta”, pomodoro tradizionale e antico del litorale Laziale, che sta scomparendo nonostante il grande gusto perché inadatto al trasporto. Distribuiremo alcuni legumi a rischio erosione genetica, cioè in pericolo di scomparire dall’Abruzzo, e ancora le zucche sante dal Bellunese e una varietà di cavolo gigante dal Trentino. Un’enorme eredità che torna negli orti.

Zucca cedrina

Principalmente cercate, conservate e distribuite semi per garantire la biodiversità ma avete anche diversi progetti aperti, sono ugualmente importanti o lo scambio di semi è quello principale?
Lo scambio semi è importantissimo, ma se fatto senza cognizione può portare a risultati disastrosi. Per questo cerchiamo negli incontri e nelle guide gratuite di diffondere linee guida e indicazioni precise per un corretto scambio. Se infatti non si usano le tecniche per evitare l’ibridazione, si rischia di diffondere prodotti che nulla hanno a che fare con le varietà antiche, con il risultato di delusione e insuccesso e, soprattutto, di ostacolare il lavoro di conservazione e divulgazione. Scambio semi sì, ma consapevolmente e con preparazione. Cercatori sta ora portando avanti un progetto denominato Melissa, che ha avuto un riscontro eccezionale. Ispirato da una ricerca dell’Università di Pisa, consiste nella produzione e distribuzione gratuita di miscele di sementi delle cosiddette “Piante Salva Api”, di quelle piante, cioè che con la loro fioritura tardiva danno un rinforzo nutrizionale alle colonie di api prima del riposo invernale, quando le fioriture scarseggiano e le api rischiano di indebolirsi e non superare la fase invernale. La ricerca negli anni ci ha portato a importanti scoperte confluite nel progetto Melissa per il quale abbiamo da poco aperto un sito dedicato www.progettomelissa.org. Con due nuove miscele quest’anno puntiamo ad aiutare sia gli apicoltori con un mix di produzione mellifera e Vedovine (le salva api, appunto) e gli agricoltori che possono coltivare delle strisce di piante dalla fioritura lunga per aumentare la produzione di ortaggi (e diffondere le piante utili alle api).

Come vi sostenete economicamente?
Cercatori di Semi si sostiene principalmente in tre modi, con la vendita dei semi: le sementi italiane possono essere richieste gratuitamente e ne distribuiamo tantissime a chi è in difficoltà economica, come alle associazioni o alle scuole. Mentre chi desidera finanziare l’associazione può acquistare i semi dallo shop del sito: per ogni bustina acquistate tra le estere se ne può ordinare una italiana antica gratuitamente. Le italiane rimangono comunque gratuite.
Altra fonte di reddito degli ultimi due anni è stata la canapa, coltivando conto terzi su grande estensione ha finanziato Cercatori in modo importante permettendo il grande sviluppo che in pochi anni ha avuto l’associazione. Purtroppo quest’anno le dichiarazioni del Ministro dell’interno, nonostante la legge sia pressoché invariata, hanno fatto ritirare i nostri investitori mettendoci in difficoltà.
Poi ci sono le donazioni, che però incidono in modo (purtroppo) trascurabile, forse anche per colpa nostra che tendiamo a non chiedere: considerato che a chi richiede i semi non facciamo pagare nemmeno la spedizione.

Cercatori di semi è diventato il vostro lavoro o è un hobby?
Tutto il lavoro è svolto da volontari, in turni compatibili con gli orari del loro lavoro. In Tenuta rimane sempre però una collaboratrice, Manuela, insostituibile pilastro dell’associazione, che si occupa con dedizione non comune che tutto vada bene. Poi ci sono io che curo la parte di ricerca e la parte burocratica come presidente dell’associazione.
L’associazione impegna circa 120 ore minime di lavoro settimanale, più il periodo di raccolta che incrementa il tutto del 50%. La giornata inizia prestissimo, con i lavori di catalogazione, impollinazione manuale, irrigazione e manutenzione delle piante in serra. Poi, intorno alle 10, quando il sole non permette più di lavorare in campo ci si sposta in ufficio. Si risponde alle email, si sistemano le pratiche burocratiche e si preparano le spedizioni. Alle 18.00 chiude l’ufficio e si ricomincia in campo fino al tramonto.

In questi anni è cresciuto l’interesse verso i semi e la conservazione di varietà rare?
Basti guardare il proliferare di incontri sull’argomento, il successo delle fiere o i media. L’interesse aumenta ogni stagione, è difficile per noi poter star dietro alle numerosissime domande e richieste, ma abbiamo grandi speranze. È quasi impossibile non rimanere affascinati quando si è davanti a un bel pomodoro succoso e assaggiandolo si sentono sapori atavici che pensavamo scomparsi. Mi piace molto sfidare giocosamente gli anziani all’assaggio: a più di qualcuno sono venute le lacrime agli occhi, si vedevano i ricordi scorrere dentro.

Organizzate anche delle visite didattiche, quindi chiunque può venire a trovarvi…
Sì, anche incontri con le scuole, ma quest’anno per il grande fermento e alcuni problemi di salute che mi hanno afflitto non c’è stata la possibilità, abbiamo però intenzione di costruire un’aula durante l’inverno, fondi permettendo.

Lasciate un messaggio ai lettori…
Che abbiate un giardino, un terrazzo o un bel orticello, seminate le vostre piante, riproducete i vostri semi, coltivate magari con i bambini ne saranno entusiasti. È un’esperienza che cambia la percezione della vita, ci rende più gentili, più attenti e grati verso la natura, ci proietta verso un futuro migliore.
Chi semina è più felice.

Arachide striata dell’Ecuador





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