La Corte di Cassazione, che è la più alta corte d’appello francese, ha rovesciato una sentenza secondo la quale i negozi del paese non possono vendere legalmente il cannabidiolo (CBD), e i prodotti che lo contengono.

Basandosi sul libero scambio di merci all’interno dell’Unione Europea, la Corte di Cassazione ha stabilito che i giudici non possono considerare illegale la vendita di CBD in Francia se è stato prodotto legalmente in uno stato membro.

La Corte di giustizia dell’UE aveva già stabilito l’anno scorso che nessuna legge nazionale può vietare la vendita di CBD prodotto legalmente in uno stato membro, un principio che è stato ricordato anche dalla corte francese.

“Senza considerare se le sostanze sequestrate non fossero state prodotte legalmente in un altro stato membro dell’Unione Europea, la corte non ha fornito una base per la sua decisione”, ha detto, riferendosi a una sentenza di una corte d’appello che aveva condannato un negoziante per la presenza di prodotti contenenti CBD in Francia.

“Non abbiamo capito perché la Francia fosse l’ultimo paese dell’Unione europea che non aveva dato accesso alla vendita di CBD”, ha detto un commerciante alla Reuters dopo la lettura della sentenza.

Grazie alla sentenza della Cassazione, i 200 produttori, trasformatori e distributori di canapa e CBD sperano ora di creare un vero e proprio settore, mentre il 90% dei prodotti commercializzati sono importati prevalentemente da Belgio, Svizzera e Lussemburgo.

“La decisione della Corte di Cassazione suona ora come un nuovo affronto per il governo”, ha sottolineato in una nota riportata da Le Monde Aurélien Delecroix, presidente del Sindacato della canapa. “In questo contesto, non appare più sostenibile per il governo mantenere le sue posizioni dogmatiche in materia”, insiste, criticando una “posizione proibizionista nei confronti dei prodotti CBD” giustificata da “ragioni divenute prettamente politiche”.





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