Una nuova testimonianza di come coltivare canapa industriale in Italia richieda ancora una certa dose di sprezzo del pericolo. Un coltivatore di San Marco Evangelista (Caserta) stava curando il proprio appezzamento quando si è visto piombare addosso diversi poliziotti, pronti ad arrestarlo per coltivazione ai fini di spaccio di cannabis.

Ma appunto si trattava di canapa senza THC, ovvero non psicoattiva, legalmente coltivata per fini industriali. Il padrone dell’appezzamento, di circa 10mila piante, ha mostrato agli agenti la certificazione della cannabis legale, quindi le forze dell’ordine hanno tolto il disturbo, ma non prima di aver sequestrato alcune piante per dei controlli di verifica.

La nuova legge sulla canapa, approvata lo scorso anno, non obbliga più i coltivatori di varietà legali a richiedere un’autorizzazione preventiva alle questure – come era richiesto in precedenza – ma sancisce che è sufficiente conservare la certificazione dei semi utilizzati e la loro fattura di acquisto per essere in regola con eventuali controlli. Una semplificazione delle quale il coltivatore casertano aveva giustamente usufruito.

Tuttavia non è certo il primo contadino del settore della canapa a finire in guai giudiziari. E se nel suo caso tutto sembra essersi concluso con un semplice controllo ad altri nel recente passato è andata decisamente peggio, come a un signore di Viterbo, arrestato ed esposto alla gogna mediatica sui giornali di paese, prima che la polizia riconoscesse che si trattava di una regolare coltivazione di canapa industriale.





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