Secondo un rapporto della società di consulenza globale AT Kearney, nel 2040 il 60% della carne mangiata dall’uomo non deriverà dalla macellazione di animali, ma da vegetali.

Si prevede infatti che al posto degli allevamenti subentrino dei centri di produzione in cui diversi laboratori si adopereranno per sintetizzare un surrogato della carne quanto più possibile simile all’originale.

Il suddetto rapporto, basato su interviste a esperti, mette in evidenza i pesanti impatti ambientali della produzione di carne convenzionale e le preoccupazioni che le persone hanno sul benessere degli animali in agricoltura industriale.

Il settore dell’allevamento su larga scala è visto da molti come un male inutile“, afferma il rapporto. “Con i vantaggi delle nuove sostituzioni di carni vegane e di carne in coltura rispetto alla carne prodotta in modo convenzionale, è solo una questione di tempo prima che acquisiscano una quota di mercato sostanziale“.

L’industria della carne convenzionale coinvolge miliardi di animali, per un importo di oltre 785 miliardi di sterline all’anno. Tuttavia, le conseguenze sull’ambiente sono state studiate in recenti studi scientifici, dalle emissioni di gas serra che incidono sulla crisi climatica, agli habitat selvatici distrutti per i terreni agricoli, nonché all’inquinamento dei fiumi e degli oceani.

Aziende come Beyond Meat, Impossible Foods e Just Foods che usano ingredienti vegetali per creare hamburger sostitutivi, uova strapazzate e altri prodotti stanno crescendo rapidamente. AT Kearney stima che 1 miliardo di dollari sia stato investito in prodotti vegani, comprese le aziende che dominano il mercato convenzionale delle carni. Beyond Meat ha raccolto 240 milioni di dollari quando la compagnia è diventata pubblica a maggio e le sue azioni sono più che raddoppiate da allora.

Il mercato della carne che consiste in 7 passaggi si divide in tre settori: la produzione di mangini, la produzione della carne vera e propria e infine la vendita e la distribuzione

CARNE ARTIFICIALE
Altre aziende stanno lavorando alla coltivazione di cellule staminali di carne in coltura, per produrre carne vera senza bisogno di allevare e uccidere animali. Nessun prodotto del genere ha ancora raggiunto i consumatori, ma AT Kearney prevede che la carne coltivata sarà predominante a lungo termine perché riproduce il sapore e la sensibilità della carne convenzionale più strettamente delle alternative vegetali.

Il passaggio a stili di vita flessuosi, vegetariani e vegani è innegabile, con molti consumatori che riducono il consumo di carne come conseguenza del diventare più attenti verso l’ambiente e il benessere degli animali“, ha affermato Carsten Gerhardt, partner di AT Kearney. “Per i mangiatori di carne appassionati, l’aumento previsto dei prodotti a base di carne in coltura significa che possono ancora godere della stessa dieta che hanno sempre, ma senza lo stesso costo ambientale e animale.”

Il rapporto stima che il 35% di tutta la carne sarà coltivata in laboratorio nel 2040 e il 25% sarà rimpiazzato da prodotti vegani, evidenziando la maggiore efficienza delle alternative alla carne convenzionale.

Quasi la metà delle colture mondiali vengono impiegato per nutrire il bestiame, ma solo il 15% delle calorie delle piante finiscono per essere mangiate dagli umani come carne. Al contrario, secondo il rapporto, la carne sintetica e le sostituzioni di carne vegana conservano circa tre quarti delle calorie in ingresso.
Il potenziale disagio dei clienti per quanto riguarda la carne sintetica coltivata non sarà un ostacolo, afferma il rapporto, citando sondaggi negli Stati Uniti, in Cina e in India: “La carne coltivata vincerà a lungo termine. Tuttavia, le nuove sostituzioni di carne vegana saranno essenziali nella fase di transizione.”

Rosie Wardle della Jeremy Coller Foundation, un’organizzazione filantropica focalizzata sui sistemi alimentari sostenibili, ha dichiarato: “Dalle bistecche ai frutti di mare, sta emergendo una gamma completa di opzioni per sostituire i tradizionali prodotti proteici animali con tecnologie basate sulla sintesi cellulare“.

Il passaggio a modelli più sostenibili di consumo di proteine ​​è già in atto, guidato da consumatori, investitori e imprenditori, persino coinvolgendo le più grandi compagnie di carne del mondo. Se non altro, le previsioni secondo cui il 60% della ‘carne’ del mondo non proviene da animali macellati tra 20 anni potrebbero essere una sottostima“.

Questo grafico mette in relazione il potenziale commerciale dei surrogati della carne e la somiglianza di questi al prodotto originale. La grandezza del cerchio indica la fetta di mercato relativa al 2018

BISTECCHE DA STAMPANTI 3D
Va inoltre ricordata un’intervista dell’anno scorso al Dott. Giuseppe Scionti, un ingegnere biomedico di 31 anni originario di Milano, che ha portato avanti a Barcellona uno studio sulla produzione di un surrogato di carne utilizzando una stampante 3D. Lo scopo di tale lavoro è stato quello, a detta dello stesso Scionti, di realizzare un prodotto che apporti gli stessi nutrienti di una bistecca convenzionale, con le stesse proprietà organolettiche, abbattendo però i costi a livello ambientale ed economico. Partendo infatti da materie prime di origine vegetale e utilizzando appunto un’apposita stampante 3D, si potrebbe in via teorica giungere a un prodotto più conveniente, rispettoso dell’ambiente, ma altrettanto gustoso e nutrizionalmente valido della classica bistecca a cui siamo oggi abituati. Va tuttavia sottolineato che questo progetto è ancora solo in fase sperimentale e che prima di arrivare a una distribuzione di massa dovranno essere superati numerosi test di validazione.

PATATINE DI GRILLO E HAMBURGER DI VERMI
Altri ancora ritengono che le patatine di grillo e gli hamburger di vermi potrebbero essere alla moda quanto il sushi nell’arco di un decennio, a causa della caduta dei prezzi che secondo gli analisti potrebbe spingere il mercato delle proteine a un valore di 6 miliardi di sterline entro il 2030.

Un rapporto di Barclays ha acceso i riflettori su un mercato che gode di una crescita eccezionale, con un aumento delle vendite di circa il 25% l’anno per quanto riguarda spuntini ipocalorici a base di insetti. “Riteniamo che gli insetti possano ridurre il carico ambientale del nostro sistema alimentare“, ha affermato Emily Morrison, uno degli autori del rapporto di Barclays. “Anche se ci sono numerosi ostacoli da superare – in particolare la regolamentazione, i prezzi e l’accettazione culturale – vediamo gli insetti come una via di mezzo percorribile per i consumatori che vogliono rendere le loro diete più sostenibili“.

L’IMPORTANZA DI UNA DIETA EQUILIBRATA
Nel complesso, qualunque sarà l’alimentazione del futuro, bisogna tenere a mente che l’essere umano è un animale onnivoro, non vegetariano, né carnivoro, per cui è importante mantenere delle diete quanto più possibile varie e complete. Ad oggi, per quanto possa essere una scelta legata a una stimabile sensibilità nei confronti dell’ambiente, l’assunzione di una dieta vegetariana, ma soprattutto vegana, va considerata come un potenziale rischio per la salute, se non adeguatamente bilanciata da integratori.

Le sostanze essenziali per il nostro organismo che si assumono normalmente da una dieta ricca anche di alimenti di origine animale, si possono solo parzialmente introdurre artificialmente nel nostro corpo (spesso con fastidiosi effetti collaterali), tanto che la dieta vegana è assolutamente sconsigliata nella prima infanzia e nella fase dello sviluppo, pena danni  alla salute.

In questo, come in qualsiasi altro ambito, è pertanto opportuno seguire il consiglio di persone specializzate nei propri settori di competenza (dietologi, nutrizionisti, agronomi, etc.) piuttosto che rischiare di fare danni a sé stessi e all’ambiente seguendo delle abitudini non corrette.





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