Terapeutica

Carenza di cannabis medica: ecco come stanno veramente le cose

Carenza di cannabis medica: ecco come stanno veramente le cose

Ci sono argomenti che non annoiano mai nel mondo della cannabis medica. Uno di questi è la carenza di cannabis nelle farmacie, argomento per me trito e ritrito ma molto sentito dai pazienti che ne sono colpiti: interrompere una terapia, ritardarne l’inizio, vedere ricomparire aspetti della malattia. Come non capire? La domanda di rito è sempre quella: perché? Perché non si trova cannabis medica nelle farmacie italiane? Su Farmagalenica.it ho scritto un lunghissimo articolo di debunking sul problema con dati ufficiali, interviste, elaborazione e analisi, quindi non mi ripeterò.

Voglio parlare invece di alcuni miti e argomentazioni errate che ogni tanto si leggono o sentono in giro nel tentativo di dare spiegazioni (fantasiose o completamente sbagliate) sulla carenza di cannabis. Che non ce ne sia abbastanza, ormai lo sanno anche i muri. Ad occhi esterni, quello che appare “strano” è come in alcune parti d’Italia sia più facile reperire cannabis medica con continuità (che non vuol dire “si trova sempre”) rispetto ad altre: da qui le congetture tra cui spiccano:
1. Ci sono preferenze, ossia i distributori non forniscono la cannabis in maniera omogenea.
2. Le farmacie non sono capillari nella distribuzione della cannabis.

La prima risposta da dare riguarda la distribuzione delle farmacie: in Italia i dati ufficiali parlano di circa 19mila farmacie. I dati del ministero della salute, riferiti al numero di farmacie che nel 2019 hanno preparato almeno 1 farmaco galenico con cannabis, parlano di 437 (quattrocentotrentasette). Come si può anche solo concepire che ci possa essere una distribuzione capillare con questa sproporzione di numeri?

Le altre osservazioni nascono dal non sapere come funziona l’acquisto di cannabis: l’ordine avviene tramite una richiesta scritta della farmacia su modello ministeriale (“Buono Acquisto”) che i fornitori evadono in base alla loro disponibilità: il fornitore italiano ordina dall’Olanda (es.) 10 kg e li distribuisce in base alle richieste delle farmacie.

Nota: i tagli di cannabis disponibili sono o flaconi da 5 grammi o sacchi da 400 grammi. Non ci sono vie di mezzo. Costo medio al grammo per la farmacia: dai 8,5 agli 11€ + IVA. Di che entità sono queste richieste? La farmacia A chiede 50 grammi, la farmacia B 20 grammi, un’altra 250 grammi, 400 o 800 grammi un’altra ancora. Facciamo 10€ costo medio alla farmacia al grammo. Il calcolo viene semplice: se qualsiasi farmacia può sobbarcarsi di spendere 10 euro per 50g (500 euro), quante saranno in grado di sborsare 10 euro per 800g (8mila euro) per tenere cannabis? E quando la farmacia che ha ordinato 100 grammi si sente dire “non ne abbiamo, però se vuole c’è la confezione da 400 grammi, al quadruplo del costo”, cosa risponderà? Che non la vuole. E il fornitore a quel punto? La terrà in deposito (con scadenza ravvicinata) o cercherà una farmacia che sia disposta ad acquistarlo? E quali farmacie acquisteranno? Quelle storiche con molti pazienti che, nel rimanere senza cannabis, non vogliono lasciare privi di farmaco non 5, 10, 15 o 20 pazienti, ma centinaia e centinaia.

Dato l’argomento, concludo segnalando Monitorcannabis.it, un sito attraverso il quale il singolo paziente può segnalare di non aver trovato cannabis medica prescritta con regolare ricetta, unendo la sua segnalazione (anonima) a quella di altri.





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