Riceviamo e pubblichiamo.

“Era uno di quei sabati piatti, calmi, consueti, quando per caso incontrai la rivista più extra-ordinaria che avessi mai conosciuto.

Una mia cara amica, Eleonora, mi aveva scritto qualche giorno prima per avvisarmi che suo cugino Valerio aveva aperto un canapaio in un paese vicino al nostro. Nell’epoca del boom dei primi hempshop e growshop in Italia, la mia soddisfazione era ai massimi storici: era molto tempo che attendevo la riabilitazione e la normalizzazione del consumo di canapa, la più ingiustamente maltrattata tra tutte le piante del pianeta.

Trascinai mia madre con me, perché volevo darle un assaggio di quello che sarebbe stato il futuro: cibi, indumenti e cosmesi a base di canapa, ma anche altri prodotti di cui non conoscevo l’applicazione. Raccontai per caso al proprietario del mio problema di colon irritabile e lui mi consigliò di tentare, dopo avergli anche spiegato come con me medicina tradizionale e rimedi omeopatici avessero miseramente fallito, con l’assunzione di gocce di olio di canapa in cui era presente il cannabinoide CBD, tra le cui qualità spicca quella di miorilassante. Così le acquistai, e, come omaggio, ricevetti un numero della rivista Dolce Vita.

Consumai le gocce per circa dieci mesi, perché successivamente, per una combinazione di fattori ambientali, alimentari e psicologici (forse anche complice l’aver incontrato il mio attuale ragazzo, il cui potere calmante batte a mani basse qualunque complemento alimentare), il mio disturbo al colon migliorò notevolmente e smisi di assumerle.

Ciò che non smisi di fare in quei mesi fu leggere Dolce Vita, una rivista che mi colpì sin dalle prime pagine, dove l’ansia delle news-bomba dei media mainstream lascia spazio alle buone notizie legate al progresso civile e ambientale, un periodico dove si parla di canapa in modo scientifico e non ideologico, dove più voci e opinioni trovano spazio, dove, soprattutto, fui introdotta al mondo della decrescita e dell’autoproduzione.

Era un periodo molto angosciante della mia vita, dove le notizie legate ai cambiamenti climatici riuscivano a mettere in bilico ogni aspettativa futura di lavoro e crescita, ma la scoperta della possibilità di una decrescita felice e rilassata mi diede nuova linfa. Una nuova visione olistica crebbe in me, eassieme a questa visione circolare e di interconnessione globale cresceva la consapevolezza di come stavano andando le cose, ma anche di come potevo iniziare a influenzare in modo attivo il loro decorso storico: attraverso gesti e azioni nella vita di tutti i giorni e informandomi adeguatamente, mirando più alla qualità dei contenuti che alla quantità.

Compresi come, prima di qualunque cambiamento legislativo e governativo, dovesse esserci un cambiamento di coscienza, di consapevolezza nelle persone. Dolce Vita riuscì perfettamente in questa duplice missione di informare e rendere consapevoli, suggerendomi ulteriori letture e approfondimenti, nonché manuali di autoproduzione.

Dal mese di ottobre 2018 dichiaro con orgoglio di star perseguendo uno stile di vita lowwaste, che a seconda di possibilità economiche e di offerta del mercato è in continuo evolversi e migliorarsi; ho iniziato ad auto-produrmi creme mani/viso/piedi, burro-cacao, dentifricio, deodorante, prodotti per le pulizie casalinghe e in generale ho acquisito una nuova visione di consumo critico, equilibrato e rispettoso.

Al di là di cosa riesco ad auto-produrmi, l’elemento più prezioso che ho ricavato dall’esperienza di lettura di questa rivista è stato ricevere l’opportunità di cambiare paradigma di vita, di leggere e immaginare stili di vita alternativi, più vicini al benessere psico-fisico mio e del pianeta.

Grazie Dolce Vita, a ogni componente di questa rivista, per aver portato avanti con lodevole onestà intellettuale l’arduo compito di far riflettere e ripensare il proprio lifestyle.

Con sincero affetto”

Aurora Angrisani





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