È tra le più grandi aziende italiane che producono e lavorano canapa, ha sede a Ragusa e prende il nome di Canapar, progetto italiano ed europeo con la mente in Canada. Canapar è stata infatti finanziata da Canopy Rivers, il braccio finanziario di Canopy Growth, azienda canadese che, tra quelle che si dedicano alla produzione di cannabis, è tra le più grandi e strutturate al mondo.

Per capire meglio gli obiettivi di questa nuova realtà, che può essere fondamentale per la crescita di tutto il settore italiano dell’industria della canapa, vista la portata dell’investimento e delle potenzialità messe in campo, abbiamo contattato Sergio Martines, CEO di CanapaR Corp. – l’azienda madre canadese che detiene tutte le succursali in Europa – che ci ha raccontato la sua visione.

Come nasce questo progetto?
Da una storia che inizia in Canada 4 anni fa, con il mercato della cannabis che esplode. Oltre che da una visione sul CBD e sulla valenza del made in Italy: l’idea è stata quella di creare un progetto per produrre cristalli isolati di CBD da materia prima italiana, prodotti qui.

Come mai avete scelto la Sicilia?
Si tratta di un progetto non esclusivamente italiano, con una portata europea. Già adesso stiamo creando nuove aziende in altri paesi europei, che produrranno canapa industriale poi convogliata in Italia per passare alla realizzazione dei prodotti veri e propri. Quindi Ragusa è stata scelta in primis per la sua posizione geografica, nel centro del Mediterraneo, poi per la forte tradizione di coltivazione di canapa che c’era nell’isola.

Oltre ad aver creato una squadra di collaboratori, di cui molti siciliani, avete anche creato un gruppo di coltivatori che vi forniranno la canapa…
In Italia attualmente abbiamo circa 350 ettari coltivati in Sicilia, 600 in Puglia e 100 in Campania. In Sicilia le coltivazioni sono più frammentate e al progetto partecipano circa 50 aziende agricole. Il tutto seguito dal dipartimento di Agricoltura dell’Università di Catania.

Oltre ad estrarre il CBD realizzerete anche prodotti finiti?
L’impianto di Ragusa si limita a realizzare estratti e cristalli di CBD isolato, che poi verranno utilizzati per una serie di prodotti, da linee health and beauty, e quindi cosmetici, fino a prodotti farmaceutici e veterinari. Alcuni saranno prodotti in Italia da aziende partner che abbiamo già individuato e altre saranno aziende terziste che fanno il loro prodotto con il nostro CBD.

Che tipo di investimento è stato fatto per mettere in atto questo progetto?

Stiamo già investendo oltre 26 milioni di dollari canadesi e per il primo anno gli investimenti continueranno in altri paesi europei.

Non siete spaventati dalle resistenze che la politica italiana sta facendo nei confronti della canapa e della cannabis light in particolare?
La canapa è un fenomeno internazionale. Abbiamo visto quello che sta succedendo in Nord America con la legalizzazione in Canada e gli Stati Uniti che hanno liberalizzato la produzione della canapa industriale; in Europa c’è molto movimento con la cannabis medica e industriale dall’Inghilterra a Danimarca e Germania, che stanno andando avanti a gonfie vele passando per Portogallo e Grecia. Noi abbiamo un’impronta internazionale e siamo qua per investire e portare lavoro e occupazione in Italia. Politica non ne facciamo, ma dubitiamo che il governo italiano voglia far perdere questo treno al Paese.





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