Fumare una canna in Georgia non è più un reato e non prevede nemmeno una multa come accadeva fino a pochi giorni fa: la corte costituzionale del paese ha infatti abolito le ammende previste finora perché considera l’uso della cannabis come diritto allo “sviluppo personale”.

Tutto è iniziato con una causa intentata da due attivisti, Vakhtang MegrelishviliZurab Japaridze, parlamentare e fondatore del partito The New Political Center-Girchi, un gruppo politico liberale, che durante il processo hanno semplicemente sostenuto che l’uso della cannabis è una decisione personale che non mette a rischio gli altri.

“Può solo danneggiare la salute del consumatore, che è responsabile per i risultati della propria azione”, avevano sostenuto durante il processo, trovando d’accordo i giudici che nella sentenza sono stati concordi nel decidere che l’uso della cannabis non è una minaccia per la società. “Secondo i richiedenti, il consumo di marijuana non è un atto di minaccia sociale”, ha detto la corte. “In particolare, può solo danneggiare la salute degli utenti, rendendo questo utente responsabile del risultato. La responsabilità di tali azioni non causa conseguenze pericolose per il pubblico”.

Zurab Japaridze

Poi hanno precisato che iniziative penali saranno possibili solo se il consumo crea una minaccia a terze persone tutelando istituti scolastici, luoghi e trasporti pubblici, e sottolineando che le multe saranno comminate quando il consumo avviene in presenza di bambini.

La decisione della Corte costituzionale arriva dopo una sentenza dell’anno scorso che depenalizzava l’uso di cannabis ma con il diritto del governo di imporre sanzioni amministrative come le multe.

“Vorrei congratularmi con tutti per la decisione presa dalla Corte costituzionale”, ha detto Japaridze, spiegando che: “Attraverso questa decisione, la Georgia è diventata un paese più libero. La punizione amministrativa per il consumo di marijuana è stata revocata dalla Corte costituzionale, il che significa che il consumo di marijuana in Georgia è ora legale”.

“Questa non era una lotta per la cannabis“, ha concluso: “E’ stata una lotta per la libertà“.





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