In questi giorni si è parlato molto della mozione che consentirà la produzione di cannabis terapeutica in Lombardia. Approvata a maggioranza assoluta (76 favorevoli su 76 votanti), la mozione è stata presentata dal consigliare regionale radicale Michele Usuelli che si è detto soddisfattissimo della dimostrazione di apertura e maturità politica del consiglio: infatti, è stata colta appieno la necessità di risolvere i problemi di migliaia di malati che, non trovando cannabis in farmacia, sino ad oggi non hanno potuto curarsi, o sono stati costretti a rivolgersi al mercato nero. Non una cosa da poco, motivo per cui abbiamo deciso di approfondire con il consigliere Usuelli.

Michele mi spiega che, grazie anche alla campagna dell’associazione radicale Enzo Tortora, il tema era caldo in Lombardia tanto da concretizzarsi in una legge di iniziativa popolare che però non era stata discussa in aula. Ai tempi si votò proprio la “non discussione”: «Ritenendo che tale voto non rispettasse i principi della democrazia e della volontà popolare, abbiamo ottenuto un’audizione, voluta da Barbara Bonvicini (presidente dei Radicali italiani) e dalla compagna radicale Simona Viola, per parlare di come viene gestita in regione Lombardia la democrazia partecipativa» racconta il consigliere.

«Intanto – continua Usuelli – il 2 agosto scorso abbiamo sanato l’incresciosa situazione che classificava la Lombardia tra le ultima regioni in Italia in merito alla questione del farmaco cannabis che non poteva ancora essere prescritto su ricetta rossa e quindi era totalmente a carico dei cittadini. Grazie all’Assessore alla Sanità Gallera veniva approvata la delibera che ha chiarito quali sono le indicazioni mediche per le quali è prescrivibile la cannabis e indica gli specialisti che possono prescriverla su ricetta rossa. Questo permetterà un notevole risparmio per quei pazienti che, prima, arrivavano anche a spendere 500/600 euro al mese per le cure».

Volendo ancora migliorare le cose, grazie al lavoro di squadra con Marco Perduca (esponente Radicale) e Barbara Bonvicini, è stata valutata positivamente la mozione presentata in commissione a Milano dal consigliere comunale di Forza Italia, Alessandro De Chirico. È stato da subito chiaro che gli intenti previsti dalla mozione, portata avanti dall’Assessore Lorenzo Lipparini (che è riuscito a convocare un tavolo tecnico formato anche dalle Università di Milano di Farmacologia e Agraria per valutare la fattibilità del progetto), non poteva essere di competenza comunale, ma che spettava alla regione Lombardia occuparsi dell’argomento. Dice Usuelli: «Io avevo già iniziato un dialogo informale con i consiglieri della maggioranza per far comprendere che stavamo trattando un tema esclusivamente medico e scientifico, mirando a risolvere problemi concreti relativi al diritto di cura senza cadere in ideologie e pregiudizi inutili».

Così la mozione è stata presentata: «La cosa che credo abbia avuto più effetto – ritiene Usuelli – è stata la dimostrazione dei posti di lavoro che si sarebbero venuti a creare per produrre un farmaco che, attualmente, importiamo dall’estero al costo 4,5 milioni di euro l’anno». Per il resto la Lombardia di fatto aveva ed ha tutte le carte in regola per la produzione di cannabis terapeutica nel rispetto delle leggi in vigore e secondo le indicazioni del ministro Giulia Grillo che si è già espressa per il superamento del monopolio rilasciato all’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze. Tra le sorprese più gradite c’è stata quella di sentire i rappresentanti della Lega e di Forza Italia (partiti storicamente proibizionisti e scettici in merito alle proprietà terapeutiche della cannabis), esternare la volontà di diventare un paese esportatore avendo certamente a disposizione mezzi e competenze.

Il passo successivo sarà quello di stabilire, insieme al Ministero della Sanità e a quello della Difesa, quali devono essere le linee guida concrete per la produzione di cannabis terapeutica. Un altro elemento fondamentale della mozione è la richiesta, alla Regione, di farsi carico della formazione dei medici sull’uso della cannabis: esiste già una quota di medici prescrittori con buona esperienza nel trattare i pazienti con queste molecole, ma moltissimi altri si misurano per la prima volta con questo medicamento. «Nella mozione, dato che tutte le ricette che arrivano in farmacia vanno in copia all’Istituto Superiore della Sanità, abbiamo chiesto di interfacciarci con l’Istituto per conoscere quanti sono i pazienti in cura e fare una valutazione precisa del fabbisogno interno del farmaco», chiarisce il consigliere.

Continuando la nostra chiacchierata, Usuelli sottolinea il notevole intervento del consigliere Viviana Beccalossi, da sempre schierata a Destra (iniziò a far politica con MSI, passata poi a AN, PdL e FdI). Senza voler paragonare minimamente i loro agli storici interventi di Pannella e Almirante, è bello vedere che deve esistere un dialogo tra chi può avere ideologie lontanissime, ma che intelligentemente riconosce le soluzioni migliori per il popolo. «È stato curioso vedere alcuni consiglieri di maggioranza appartenenti a schieramenti proibizionisti uscire dall’aula sorridenti mentre dicevano, neppure tanto sottovoce, che sarebbero stati richiamati dai vertici di partito… ma viva la libertà di pensiero e viva il rispetto dei diritti umani, specie il diritto alla cura!».

In conclusione Usuelli ci ha confermato che è iniziato e continuerà il dialogo con le aziende, anche private/estere, che oggi producono cannabis terapeutica a scopo commerciale e che, appresa la notizia della mozione, hanno segnalato la loro disponibilità a dare informazioni scientifiche e a mettere in rete i dati che verranno raccolti. Certamente occorrerà trovare un modo trasparente, che non violi la legge, per creare una collaborazione che possa essere positiva sia a chi ha interessi commerciali sia (e soprattutto) ai cittadini. Continueremo a seguire la vicenda, sperando magari che qualche altra regione copi la lungimirante mozione.





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