Dopo una serie di articoli allarmanti sui problemi ai polmoni derivati dall’uso di cannabis come quello pubblicato online dall’Agi, agenzia controllata dall’Eni che ha come motto “la verità conta”, o quello del più modesto Meteo web, che però solo su Facebook conta più di 500mila “mi piace”, abbiamo pensato di approfondire il rapporto tra uso di cannabis e polmoni, a partire dallo studio citato dai due articoli, per poi vedere cosa dicono invece gli altri studi, alcuni molto recenti, che sono stati fatti in materia.

LO STUDIO CITATO DALL’AGI. L’Agenzia giornalistica Italia, con il titolone “Cannabis  e problemi respiratori: un pericolo ancora troppo sottovalutato”, sembra presentare chissà quale importante ricerca. In realtà si tratta di uno studio, attualmente non disponibile online, presentato al Congresso Europeo di Salute Respiratoria (ERS Congress) da ricercatori turchi su un gruppo non precisato di 16enni che avrebbero fatto uso di cannabis mista a tabacco per 4 anni, paragonando i dati ai risultati del gruppo di controllo composto da non fumatori. Naturalmente i dati dei fumatori sono peggiori e sia la FVC (che misura il volume massimo di aria espirata), che la FEV1, che indica invece il volume massimo d’aria espirata in un secondo. Ma l’articolo arriva a scrivere che il fumo di cannabis, come quello di sigaretta, è associato a un deterioramento dei parametri spirometrici. E qui sta il problema, perché chiunque può ben capire che per stabilire i danni polmonari che causa la cannabis, lo studio va fatto su chi fuma cannabis da sola, non su chi la utilizza con il tabacco. I danni del fumo di cannabis misto a tabacco, non possono essere imputati alla sola cannabis: sarebbe come mischiare acqua e candeggina per poi dire che l’acqua fa male.

La verità scientifica è che consumare occasionalmente cannabis danneggia i polmoni meno di quanto facciano le sigarette.

GLI STUDI DEL DOTTOR TASHKIN. Lo si evince dagli studi del dottor Donald Tashkin, medico eprofessore emerito di medicina presso la David Geffen School of Medicine dell’UCLA, che ha dedicato diversi studi all’argomento. In uno studio pubblicato nel 2014 spiega che: “Il peso accumulato dalle prove implica rischi molto più bassi di complicazioni polmonari da uso pesante, anche regolare, di marijuana, rispetto alle gravi conseguenze polmonari del tabacco”. Secondo le conclusioni il fumo di cannabis potrebbe essere associato a bronchite cronica, ma gli studi non confermano che sia associato allo sviluppo del cancro del polmone, a malattie polmonari ostruttive croniche (BPCO) o enfisema, patologie invece causate dal fumo di tabacco e che possono portare alla morte.

Inoltre scrive che: “I risultati di un limitato numero di studi epidemiologici ben delineati non suggeriscono un aumento del rischio per lo sviluppo di cancro per entrambi i polmoni o alle vie aeree superiori alla luce di un uso moderato, mentre sull’uso cronico andrebbero fatti altri studi a riguardo”, aspetto sul quale torneremo più avanti. La marijuana, tuttavia, secondo il professore: “Può causare lesioni visibili e microscopica di grandi vie aeree che è costantemente associato ad un aumentato rischio di sintomi di bronchite cronica che regrediscono dopo la cessazione dell’uso”.

Secondo un altro studio del 2013 condotto da ricercatori dell’Università del New South Wales a Randwick, Australia, che ha fatto distinzione tra fumatori di cannabis, di tabacco o di tabacco misto a cannabis: “Le persone che fumano solo la cannabis mostrano una salute migliore rispetto alle persone che fumano tabacco”.

I ricercatori hanno incluso 350 adulti di età di 40 o più anni e li hanno divisi in quattro gruppi: quelli che hanno fumato cannabis, ma non tabacco (n = 59), fumato sia cannabis che tabacco (n = 88), fumato tabacco, ma non cannabis (n = 80) o utilizzato nessuna delle due sostanze (n = 123, gruppo di controllo). I partecipanti hanno compilato un sondaggio riguardante l’uso di sostanze, le condizioni mediche diagnosticate, i problemi di salute in materia di fumo di cannabis/tabacco e la salute generale. Sono state riscontrate diverse differenze significative tra i quattro gruppi. Per quanto riguarda le condizioni mediche diagnosticate, i tre gruppi di fumatori hanno riportato tassi significativamente più elevati di enfisema rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, tutti i membri del gruppo di sola Cannabis che avevano anche diagnosi di enfisema erano ex fumatori regolari di tabacco. Il punteggio totale di salute generale, le sottocategorie di salute generale e gli elementi riguardanti problemi di salute connessi al fumo tendevano a mostrare risultati peggiori per i due gruppi di fumatori di tabacco. Gli autori hanno concluso che “le misure della salute generale hanno dimostrato un modello in cui i gruppi di controllo e di sola Cannabis tendevano a riportare una salute migliore, mentre i due gruppi di fumatori di tabacco risultavano peggiori.” Hanno anche osservato che “la miscelazione della cannabis con il tabacco può sinergicamente compromettere la salute”.

CANNABIS E CANCRO AI POLMONI. Le conclusioni di Tashkin sull’uso di cannabis e cancro ai polmoni citate sopra, derivano anche da un altro studio già presentato nel 2005 e sempre diretto dal professore, pensato per analizzare le conseguenze a lungo termine del fumo di cannabis. Lo studio su 611 malati di cancro al polmone e 1.040 controlli sani, oltre a 601 pazienti con cancro al cervello o al colon non ha trovato “nessun aumento di rischio per il cancro al polmone anche dopo uso pesante e a lungo termine di cannabis”.
“Ci aspettavamo di trovare che l’uso cronico di marijuana avrebbe aumentato il rischio di cancro da alcuni anni ad alcuni decenni dopo l’uso” ha scritto nello studio pubblicato sulla rivista Scientific American il dottor Donald Tashkin. Ma gli scienziati hanno scoperto che anche coloro che avevano fumato più di 20mila sigarette di cannabis nella loro vita, non avevano un rischio aumentato di cancro al polmone.

STUDIO A LUNGO TERMINE. A rafforzare l’idea che il fumo di cannabis sia meno dannoso di quello del tabacco ci sono anche i risultati di uno studio americano a lungo termine che ha analizzato i dati accumulati in 20 anni di oltre 5 mila soggetti tra i 18 e i 30 anni seguiti dal 1985 al 2006.
Secondo le conclusioni: “L’uso occasionale di cannabis (è stato considerato occasionale il consumo di uno spinello al giorno, ndr) non è associato ad effetti avversi nelle funzioni polmonari”. Il capo della ricerca pubblicata su Jama, Stefan Kertesz, dell’università dell’Alabama a Birmingham ha affermato con certezza: “Si sa da tempo che il fumo di marijuana contiene molte sostanze chimiche irritanti presenti anche nel fumo di tabacco e può causare irritazione ai polmoni, respiro sibilante e tosse subito dopo l’uso, tuttavia, nella ricerca sugli effetti a lungo termine sulla funzione polmonare non sono stati individuati chiari effetti negativi sull’utilizzo della marijuana sulla funzione polmonare”.
Non solo, perché dopo un consumo occasionale di cannabis per 20 anni, è risultato un aumento del picco di flusso espiratorio, cioè la massima forza con cui una persona riesce a “buttare fuori” l’aria dopo una profonda inspirazione e cresce anche la capacità polmonare. Se aumenta il consumo però i miglioramenti regrediscono fino a portare ad un leggero peggioramento di entrambi i parametri.

Lo stesso NIDA, il National Institute of Drug Abuse americano che non è mai stato tenero nei confronti della cannabis, sul sito dedicato del governo americano, spiega che: “Ad ogni modo, mentre pochi studi non controllati suggeriscono che un uso pesante e regolare di cannabis fumata possa aumentare il rischio di cancro al polmone, studi ben concepiti sulla popolazione hanno fallito nel tentativo di trovare un aumento del rischio del cancro al polmone associato all’utilizzo di marijuana”.

In tutto questo bisogna tener presente che il fumare cannabis è solo uno dei modi in cui può essere assunta la sostanza. Oggi si sta sempre più diffondendo l’utilizzo di vaporizzatori, che permettono di assumere i principi attivi evitando la combustione e le sostanze nocive generate, passando per l’assunzione orale di estratti, oli o cannabis in forma edibile, arrivando alle tinture ed ai nuovi modi che la scienza sta studiando per somministrarla ai pazienti come cerotti, capsule, spruzzini nasali ed orali, gomme da masticare e altro.

Quello che registriamo è che i grandi media continuano a fare deliberatamente disinformazione sulla cannabis; non siamo certo ai livelli del DPA diretto da Serpelloni, che affermava che: “Studi approfonditi molto recenti hanno evidenziato un rischio di cancro del polmone associato al fumo di cannabis venti volte superiore oltre alla presenza di altre importanti patologie respiratorie”, ma si continua imperterriti in quella direzione.





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