L’informazione è potere. Muove istinti primordiali, come quello della paura. È fondamentale per la sopravvivenza, sia del singolo cittadino che della società.

Tutto dipende da ciò che conosciamo. Manipolare l’informazione cambia il destino di intere popolazioni.

Un macro esempio sono le guerre razziali avvenute nella storia: sono tutte scatenate da informazioni che mettono contro gli uomini, per motivi puramente “ideologici”. Le stesse religioni, “informando” su come si debba vivere la vita per garantirsi il paradiso dopo la morte, o addirittura la “vita-eterna”, sono sopravvissute per secoli convincendo i “fedeli” a lavorare per loro. Dovevano difendere i più deboli e fare la carità. E invece ci hanno dato la Santa Inquisizione e sono padroni dello IOR. 
Attraverso la corretta informazione invece, è stato possibile risolvere grandi problemi: non sarebbe mai tornata legale la cannabis in America, se nessuno avesse saputo informare sull’immenso inganno che è tutt’oggi il proibizionismo.

Attualmente nel mondo l’80% della stampa non parla di cannabis, o quando ne parla non lo fa mai in modo autorevole. Ad esempio, di recente ho letto un articolo su Fanpage che riporta uno studio americano nel quale sembra dimostrata una correlazione tra consumo di cannabis e cancro ai testicoli. Io stesso ho scritto di uno studio simile qualche anno fa (2012) e spiegare come mi approccio alla scrittura di un pezzo può tornare utile a chi non è del mestiere per capire alcune dinamiche e perché ci ritroviamo a leggere certe scempiaggini. In breve, funziona così:
1) mi chiedono di scrivere su un determinato argomento;
2) vado a ricercare altri articoli che eventualmente già ne parlano;
3) controllo le fonti (le cerco e leggo tutte le info su quell’argomento);
4) elaboro il mio pensiero, confrontandolo con tutto ciò che è certo e valutando quello che potrebbe essere;
5) scrivo e correggo il pezzo in modo da risultare comprensibile a tutti.

Solo allora invio il testo in redazione, che a sua volta lo controlla. Se qualcosa risulta errata, o poco chiara, me lo rimanda indietro.
 Logicamente, in questo mondo virtuale in cui i like dipendono da quante notizie posti in un’ora, diventa più importante far aprire un link alla gente, piuttosto che mettere a conoscenza della verità.
 In una testa giornalistica moderna, si investe più attenzione sul titolo, e soprattutto sull’immagine, ossia ciò che attira il “consumatore”, che sul contenuto: dentro l’articolo, vanno bene le cose che “dicono tutti”.

Soprattutto per la cannabis e la legalizzazione, questo è stato, è e sarà il problema più grande.
 Se tutti continuano, nonostante conoscano la verità, a girarsi dall’altra parte, allora non la otterremo mai.
 È come con l’inquinamento: nelle parole di Greta Thunberg non c’è nulla di sbagliato, eppure c’è chi la “odia”. C’è chi parla di complotto, chi di lucro; e così passa in secondo piano il fatto che stiamo per soffocare! Gli allarmi ecologici spaventano meno delle crisi economiche. Sapete perché? Perché vi informano male!

Allo stesso modo, se in Italia vige ancora una legge proibizionista è perché le testate giornalistiche più importanti riportano solo notizie di arresti e sequestri o di studi poco chiari che dimostrano l’indimostrabile. Rispetto alle solite terribili vicende legate al mondo della droga, gli articoli che parlano in modo corretto della cannabis sono pochissimi. Quindi è logico che alla parola “cannabis” molte persone si terrorizzino.

Una volta Peter Gomez, fuori da una trasmissione televisiva a cui avevamo partecipato entrambi, mi disse che era per la legalizzazione. Ma perché allora non gli dedica una rubrica sul suo giornale? La gente deve essere tempestata da corrette informazioni per rimediare al danno di 50 anni di bugie.

Nelle piccole testate locali della mia città pubblicano solo notizie di arresti di extracomunitari trovati a vendere hashish e marijuana. Pusher che entrano ed escono dal carcere ripetutamente.

La gente percepisce questo come un fallimento della giustizia e chiede la certezza della pena. Arriva poi un Salvini qualunque e chiede di inasprire le pene cancellando proprio le attenuanti per le modiche quantità e il successo per i proibizionisti è sul piatto!
 Perché i giornalisti non intervistano veri esperti di cannabis, quando dedicano almeno un articolo a settimana a sequestri e arresti?

Penso che sia molto più interessante discutere di un progetto quale Cannabis For Future o della storia di Alessandro Raudino, malato di sclerosi multipla che è in disobbedienza civile. Eppure molti dei “giornalisti” locali mi conoscono e con tanti di loro c’ho pure fumato assieme.

Ma è meglio non scrivere di certi argomenti.
 È diventata tutta una questione di click, chi se ne importa di fare informazione.

In questa società in cui chi è pagato per scrivere la verità, non è detto che voglia o sia capace di farlo, è dovere dei cittadini informarsi bene; altrimenti finiranno per credere a ciò che qualcuno vuol fare passare per vero.

Così i neri ci invadono, i musulmani sono terroristi, i terroni sono fannulloni, chi fuma cannabis è stupido, le coppie di fatto rovineranno la società, le “femmine” sono tutte puttan@ e se la cercano, i “froc@” sono malati, i vecchi sono rincoglioniti, i giovani sono incapaci, ciò che conta sono i soldi, Dio salverà tutti e la cannabis è una droga pericolosissima!





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