Il mondo della cannabis ricreativa negli USA è afflitto da un grave problema: le banche. A causa del divieto sulla produzione-vendita di cannabis vigente a livello federale, le banche si rifiutano di aprire conti correnti e concedere finanziamenti a dispensari e produttori di cannabis, seppur regolarmente autorizzati dallo stato in cui si trovano a svolgere tale attività.

Ma la torta è grossa e così Ken Ramirez ceo della start up statunitense Alt36, ha pensato bene di aiutare i dispensari di cannabis e i loro clienti, creando un’applicazione per mobile facile da utilizzare e comoda per trasferire denaro digitale, daiwallet dei telefoni cellulari ai POS dei dispensari USA appositamente modificati per riceverecriptovaluta.

Questa start up dell’Arizona, attraverso la sinergia tra una piattaforma di pagamenti da lei stessa creata, una società di software gestionali per cannabis con un buon pacchetto clienti (Webjoint) e una cryptovaluta come Dash, sta creando dal nulla un circuito di pagamenti totalmente disintermediato dai tradizionali operatori finanziari.

Dash è una cryptocurrency open source, nata nel 2014 con l’intento di creare una valuta digitale, con costi di commissione minimi e una duplice modalità di invio: in tempo reale o in modalità privata.

Attualmente Dash oltre alle tipologie transazionali di cui sopra, offre ai propri utenti un sistema di autogoverno e di autofinanziamento, per il sostentamento della rete di masternode e per la ricerca necessaria agli sviluppi della Dash blockchain.

Il sistema di autogoverno di Dash è detto organizzazione autonoma decentralizzata, dall’acronimo inglese DAO ed è composto da nodi maestri chiamati Masternodes: server sparsi per il mondo (attualmente 4200 circa) che, oltre a tenere copia della blockchain ricevendo in corrispettivo un compenso, esprimono un diritto di voto sulle decisioni relative alle modifiche del protocollo.

Chiunque, con le dovute competenze tecniche e un adeguato investimento economico, può partecipare attivamente alla blockchain di Dash e aprire il proprio masternode, contribuendo così a rendere il network sempre più decentralizzato; anche se per come è strutturata la rete Dash, la possibilità che pochi soggetti posseggano molti masternodes è elevatissima, si vocifera infatti che 800 individui controllino tutti i 4200 masternodes esistenti.

Dash è dunque una valuta matematica derivata da Bitcoin, ma a differenza di quest’ultimo non può dirsi decentralizzata, in quanto i masternodes determinano una barriera economica all’ingresso che aumenta in modo direttamente proporzionale alla crescita della blockchain e dei suoi utilizzatori; già ad oggi per poter entrare nel network Dash si devono acquistare i server necessari a stoccare la blockchain oltre1000 Dash coin che, al cambio attuale di 1 Dash = 0,03045445 Bitcoin con Bitcoin al controvalore di 6,790 euro, equivalgono a 206mila euro circa… Euro più euro meno (fonte coinmarketcap).

Da un punto di vista tecnico Dash vanta un ragguardevole hash power (capacità di elaborazione calcoli e indice di resistenza agli attacchi) di circa 1,6 Peta/Hash (1,6 quadrilioni di calcoli al secondo), una capitalizzazione di 2 miliardi di dollari e volumi di scambio H24 per centinaia di milioni di dollari.

Con un tetto massimo di offerta monetaria limitata a 18.900.000 Dash, di cui solo 8.200.000 minati (estratti) ed in circolazione, Dash e la sua blockchain offrono la possibilità di pensare ad uno zoccolo duro su cui tentare di far girare il cannabusiness nascente. Gli sviluppatori del progetto Dash, nel mese di luglio 2018 hanno inoltre stretto accordi con Medicinal Genomics affinché utilizzi la blockchain di Dash, sia per la registrazione degli strain di cannabis sia come strumento di tracciamento dati, in quanto tramite l’utilizzo della blockchain resterebbe tutto assolutamente archiviato e tracciabile senza costi di gestione aggiuntivi.

Alcuni recentemente hanno paragonato Dash al Paypal delle criptovalute, per quanto mi riguarda questo lo potrà dire solo il tempo, ma sia ben chiaro: Dash non è né meglio né un competitor di Bitcoin; Dash è uno strumento diverso, scelto all’uopo in quanto offre un livello di sicurezza adeguato al taglio delle operazioni da effettuare, costi di transazione inferiori, tempi di transazione inferiori e una scalabilità on-chain che Bitcoin non ha.





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