E’ stata spedita su carta intestata del Ministero dell’Interno la direttiva sui growshop annunciata in pompa magna da Salvini. Quella che, secondo le parole del vicepremier leghista, dovrebbe lanciare contro la cannabis «una guerra via per via, negozio per negozio, quartiere per quartiere».

Basta una prima lettura per capire come la missiva indirizzata ai prefetti di tutta Italia, dal titolo “Commercializzazione di canapa e normativa sugli stupefacenti. Indirizzi operativi” non presenti nulla più che un generico invito a moltiplicare repressione e controlli.

La direttiva si muove essenzialmente su tre linee di ragionamento. La prima cerca di dimostrare (tramite una selezione volutamente incompleta delle fonti) l’illegittimità del commercio di cannabis light. La seconda invita le forze dell’ordine a moltiplicare i controlli sui negozi. La terza invita i prefetti a fare pressioni sui sindaci affinché approvino ordinanze restrittive.

Sulla liceità della vendita di canapa legale la direttiva sottolinea un parere negativo del Consiglio Superiore della Sanità (all’epoca a cui a guidarlo vi era la proibizionista Lorenzin) e una sentenza della IV sez. della Corte di Cassazione che aveva espresso dubbi sulla legittimità del commercio. Ma non cita in nessun modo la sentenza della VI sez. della Cassazione che invece ha sentenziato che la vendita di cannabis light è legittima. Dati i pareri discordanti delle sezioni di Cassazione a breve le Sezioni Unite esprimeranno un parere chiarificatore. Salvini evidentemente non ne è a conoscenza.

La circolare poi invita le forze dell’ordine a una “puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio […] con cura particolare alla verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza richieste dalla legge”. In pratica invita le autorità di polizia a fare controlli certosini in tutti i canapa shop cercando cavilli – fosse anche un filo fuori posto – per chiudere i negozi.

Infine si chiede alle prefetture di “localizzare gli esercizi con riferimento alla presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze come scuole, ospedali, centri sportivi, parchi giochi e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, sopratutto giovanile”. E successivamente di chiedere alle amministrazioni locali di prevedere “una distanza minima di almeno 500 metri dai luoghi considerati a maggior rischio”. In pratica si chiede ai prefetti di far pressioni sui sindaci per emettere ordinanze che vietino l’apertura di canapa shop in tutti i centri cittadini (visto che è ben difficile in una città trovare un punto a più di 500 metri di distanza da tutti i “luoghi sensibili” elencati).

Sotto all’apparenza della circolare, è bene chiarirlo, si trova una sostanza del tutto inesistente. Una direttiva dettata da puri intenti propagandistici, che pare avere come unico reale fine quello di invita le forze di polizia a mostrare i muscoli cercando ogni pretesto per colpire il settore, e di influenzare i giudici delle Sezioni Unite che a breve dovranno esprimersi.

Va in questo senso l’analisi di Giacomo Bulleri, avvocato specialista in materia:«Ad una prima lettura mi sembra che la circolare non aggiunga niente alla normativa vigente se non esortare gli enti e la polizia locale ad intensificare i controlli – afferma l’avvocato – peraltro omette ogni riferimento alla giurisprudenza maggioritaria di segno opposto a quella citata. Resta il dubbio che si tratti di un tentativo di condizionare l’operato delle Sezioni Unite in spregio ad ogni principio di diritto, di legalità e di separazione dei poteri».

Va inoltre sottolineato come l’ennesima battaglia propagandistica di Matteo Salvini è stata già stoppata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale ha liquidato la questione in modo molto veloce, dichiarando:«Io ho un’agenda di lavoro molto fitta, questa materia non è certo all’ordine del giorno».

Il testo completo della direttiva emessa dal ministero dell’Interno è consultabile a questo link: DIRETTIVA CANAPA-SHOP.





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