La cannabis terapeutica in Italia può essere prescritta per ogni tipo di dolore, senza più alcuna distinzione tra uso oncologico, non oncologico o neuropatico. È quanto stabilisce il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 luglio voluto dal ministro della Salute Giulia Grillo. Si tratta di una piccola modifica che nella sostanza cambia poco, visto che diversi medici già la prescrivevano per il dolore in generale, senza attenersi alla lista di patologie indicate dal decreto dell’ex ministro Lorenzin. Con il decreto la cannabis è stata inserita nell’allegato IIIbis, una parte del DPR 309/90 (la legge che regola le sostanze stupefacenti) che permette alcune semplificazioni nella prescrizione di farmaci nella terapia del dolore.

Oltre ad un piccolo segnale a livello politico, il primo aspetto di cui tener conto è il fatto di “liberalizzare” l’uso della cannabis nella terapia del dolore una volta per tutte; inoltre c’è la possibilità che il ministro abbia voluto preparare il terreno per recepire l’emendamento sulla cannabis di fine 2017 nel decreto di bilancio, che prevedeva la prescrizione di cannabis a carico del sistema sanitario nazionale, e quindi dispensata gratuitamente per i pazienti di tutta Italia, anche per superare le attuali differenze a livello di leggi regionali. Si vedrà, intanto abbiamo pensato di parlarne con il dottor Marco Bertolotto, direttore dell’Unità di Terapia del Dolore e Cure Palliative dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, che prescrive la cannabis da diversi anni proprio per il trattamento del dolore, e che ad oggi è arrivato a visitare più di mille pazienti.

«Di fatto cambia poco», spiega il dottor Bertolotto. «È un piccolo passo in avanti rispetto a quello che ci aspettiamo». Uno dei vantaggi, secondo il dottore, è che: «Prima alcuni medici si appellavano al fatto che la cannabis non si poteva utilizzare e ora se non altro è scritto in una legge che è uno dei prodotti che puoi utilizzare per la terapia del dolore».

«Cambierà poco nei fatti perché i medici comunque non la conoscono e non sanno come usarla». Il prossimo passo in avanti secondo il dottor dovrebbe essere fatto nella direzione di colmare la carenza di cannabis. «Oggi c’è bisogno che aumentino la produzione o l’importazione: c’è bisogno di cannabis perché presto saremo di nuovo senza».

In più, con l’aumento dei pazienti ed il passaparola, la crescita è esponenziale. “Io vedo pazienti ogni giorno per la cannabis, mi dedico quasi solo a quello e vengono ormai da tutta Italia“. Sul numero il dottore non si sbilancia, ma con un calcolo approssimativo spiega che: “Da quando ho iniziato avrò visto, tra quelli attivi, un migliaio di pazienti. Ne abbiamo persi tanti nel periodo di blocco delle forniture, perché i pazienti si sono allontanati e non hanno voluto continuare. In molti mi hanno detto: ‘prima mi fai star bene e poi mi dici che non c’è n’è e sto male’, poi di nuovo un po’ e poi di nuovo senza, insomma i pazienti si sono arrabbiati, però ne vedo 4 o 5 al giorno, più tutti quelli che mi scrivono. Bisognerebbe iniziare ad usare strumenti come la telemedicina per poter seguire le persone a distanza, ma servirebbero investimenti, il pubblico ad oggi non è pronto, magari il privato”.





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