carcinomaLa regressione spontanea di tumori è un evento raro, ma ben noto (e quindi non vi è nulla di miracoloso). Un esempio è quello di un particolare tumore cerebrale, l’astrocitoma. La sua variante pilocitica si sviluppa nei bambini, in forma di massa che cresce lentamente e non infiltra le zone circostanti, ma dà problemi occupando spazio e schiacciando i tessuti vicini. Il trattamento è chirurgico, e la prognosi in genere è favorevole. Medici canadesi, in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Child’s Nervous System, riportano due casi di regressione spontanea di tale tumore sviluppatosi in quella parte del cervello detta “setto pellucido”, una lamina sottile che sta tra i due emisferi. Regressioni in tale zona, sede rara di tumore, non era mai stata descritta.

Il primo caso era una bambina di undici anni con una storia di mal di testa intermittente iniziato da quattro mesi, che si era poi aggravato, con nausea, vomito e confusione. Dopo l’intervento una risonanza magnetica dimostrava che era rimasto del tessuto tumorale, la cui dimensione non variava nelle risonanze effettuate dopo nove e trentatré mesi. Dopo altri tre anni, tuttavia, vi era chiara evidenza radiologica di regressione, e la lesione era quasi scomparsa sei anni dopo, quando la ragazzina aveva diciassette anni. La paziente non aveva ricevuto alcun tipo di trattamento medico. L’unico cambiamento era stato l’assunzione di Cannabis per via inalatoria, circa tre volte la settimana. Tale assunzione era cominciata tre anni prima e coincideva con la regressione del tumore.

Il secondo caso era una bimba di tredici anni, anch’essa con storia di mal di testa, nausea e vomito. Una volta operata, si riprese normalmente e continuò gli studi fino all’Università. Anche in questo caso gli esami dimostrarono che l’intervento non aveva asportato tutto il tumore, che si evidenziò leggermente cresciuto nelle risonanze fatte a tre e a diciotto mesi dopo l’operazione. Un esame fatto a tre anni dopo l’intervento, quando la ragazza aveva sedici anni, dimostrò una riduzione della lesione, e la più recente risonanza, fatta a diciannove anni, ha dimostrato una quasi scomparsa del tumore. Anche in tale caso non era stata effettuata alcuna terapia medica. La paziente spontaneamente ha riferito ai medici che ha fumato Cannabis e tale assunzione coincideva con la regressione radiologica del tumore.

Gli Autori riportano che già da trent’anni sono note le possibili proprietà antitumorali dei cannabinoidi, e questo in vari di tipi di cancro. In particolare i tumori cerebrali sembrano essere sensibili all’attività dei derivati della Cannabis, almeno in sistemi sperimentali, cioè in vitro e su modelli animali. Uno studio pilota su nove pazienti con una grave forma di tumore cerebrale ha dimostrato un buon profilo di sicurezza della terapia a base di THC (il maggior principio attivo della Cannabis) iniettato nella lesione, con effetto antiproliferativo sulle cellule tumorali. Gli Autori inoltre ricordano che non sono mai stati riportati decessi da uso di Cannabis, e alla luce della sua bassa tossicità sarebbero appropriate maggiori ricerche su tale pianta. “Queste ricerche sono difficili da attuare, perché la Cannabis è considerata illegale da varie giurisdizioni. L’uso dei cannabinoidi, sia naturali che sintetici, può bypassare alcuni dei problemi etico-sociali e può permettere una migliore quantificazione della dose. Tuttavia l’ingestione di componenti sintetizzati di un’erba o di un cibo spesso non dà gli stessi benefici della vera erba o prodotto alimentare, proseguono gli Autori. Ci può essere sinergia d’azione dei vari componenti… Per la qual cosa è preferibile studiare l’impatto della pianta di Cannabis, in quanto gli effetti benefici possono non essere causati da un singolo composto, molecola o cannabinoide”.

Francesco Crestani
Medico chirurgo e presidente dell’Associazione Cannabis Terapeutica
www.medicalcannabis.it

fonte: Notiziario Aduc

 





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