Terapeutica

Cannabis per sostituire altri farmaci: lo fa più della metà dei pazienti

Una foglia di cannabis appoggiata a qualche decina di farmaci e pillole di vario tipo

L’utilizzo di cannabis per sostituire altri farmaci, in particolare oppiacei, normalmente prescritti, è sempre più diffuso e sta portando a importanti cambiamenti sociali ed economici. Ecco una panoramica e i risultati degli ultimi studi in merito.

Cannabis per uso terapeutico contro l’epidemia di oppiacei: qual è la situazione attuale

Da alcuni anni si sta assistendo a un cambiamento del punto di vista globale sulla cannabis, soprattutto per uso terapeutico. Se da una parte, infatti, la parola “cannabis” è stata prevalentemente associata a un uso ricreativo e, spesso, problematico, dall’altra la pianta e i suoi componenti — i cannabinoidi, in primis — sono sempre più considerati una valida opzione per il trattamento di numerose condizioni mediche: dal dolore cronico all’epilessia passando per la nausea e le conseguenze della chemioterapia. Ed è proprio l’utilizzo sempre più diffuso di questa pianta come medicinale che sta portando anche a mutazioni politiche, verso posizioni più permissive, in numerose aree del mondo.

I risultati positivi emersi dagli studi sul campo e una sempre maggiore apertura verso le terapie a base di cannabis hanno portato, nell’ultimo decennio, a un aumento notevole del suo utilizzo sia come medicinale prescritto che come medicinale non prescritto. Una svolta, questa, che ha numerose conseguenze positive anche dal punto di vista sociale se messa in relazione con quella che, in Canada e negli Stati Uniti, è stata definita una vera e propria epidemia di oppiacei che causa ogni anno migliaia di morti. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, infatti, solo nel 2019 gli oppiodi sono stati responsabili della morte di 49.860 persone negli Stati Uniti, pari al 70,6% delle morti per overdose.

Cannabis per sostituire farmaci oppiacei: lo studio dell’Università di Aarhus

È in questo contesto che si inserisce un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Aarhus, in Danimarca, nato con l’obiettivo di analizzare più nel dettaglio la panoramica relativa all’utilizzo di cannabis per sostituire altri farmaci. Tra i dati analizzati e pubblicati sull’Harm Reduction Journal: chi sostituisce i farmaci da prescrizione con la cannabis, il tipo di farmaci da prescrizione sostituiti, il tipo di cannabis utilizzato e l’impatto che la sostituzione con la cannabis ha sull’uso di farmaci su prescrizione, nonché i motivi della sostituzione in termini di effetti sperimentati ed effetti collaterali.

Per lo studio, intitolato Exploring the use of cannabis as a substitute for prescription drugs in a convenience sample e basato su un sondaggio anonimo, i ricercatori si sono basati su un campione di convenienza autoselezionato e reclutato attraverso i social media, i media pubblici e le organizzazioni di pazienti. Il campione finale ha coinvolto, attraverso un sondaggio anonimo, 2.841 intervistati over 18, di cui la maggioranza (91%) usava cannabis non prescritta e più della metà (54,6%) aveva usato cannabis terapeutica allo scopo di sostituire un farmaco prescritto dal proprio medico.

Rispetto agli utenti non sostitutivi, gli utenti sostitutivi, secondo il sondaggio, sono in prevalenza donne che utilizzano la cannabis per il trattamento del dolore cronico e di altre condizioni somatiche. Gli antidolorifici (67,2%), gli antidepressivi (24,5%) e i farmaci per l’artrite (20,7%) sono i tipi più comuni di farmaci sostituiti. Tra gli utenti sostitutivi, inoltre, il 38,1% ha segnalato la cessazione dell’uso di farmaci da prescrizione (in prevalenza oppioidi) e il 45,9% una sostanziale diminuzione del loro consumo.

Il tipo più frequente di cannabis utilizzato per sostituire altri farmaci è invece l’olio di CBD (65,2%), seguito da “hash, pot o skunk” (36,6%). Più della metà (65,8%) ha inoltre riscontrato che le terapie a base di cannabis si sono rivelate molto più efficaci rispetto ai farmaci da prescrizione e l’85,5% degli intervistati ha affermato che gli effetti collaterali associati all’uso di farmaci da prescrizione erano nettamente peggiori rispetto a quelli provocati dal consumo di cannabis terapeutica, quando presenti.

Cannabis per sostituire altri farmaci: i risvolti sociali

Secondo lo stesso studio, l’approvazione di leggi statali favorevoli alla cannabis medica negli Stati Uniti è spesso associata non solo a una riduzione delle prescrizione di oppioidi, ma anche a un minor numero di ricoveri e ospedalizzazioni correlate all’utilizzo scorretto, all’abuso e all’overdose causata da tali farmaci; il tutto seguito dalla diminuzione dei costi sanitari correlati al loro utilizzo, un aspetto da non sottovalutare considerato il modello di sistema sanitario adottato negli USA.

Gli effetti positivi della sostituzione non vengono percepiti solo oltreoceano, ma anche nel nostro Paese, come dimostra una pubblicazione sul Journal of Health Economics. Secondo uno studio condotto da ricercatori italiani e intitolato Do-It-Yourself medicine? The impact of light cannabis liberalization on prescription drugs, infatti, dopo la legalizzazione della cannabis light (con meno dello 0,6% di THC) nelle farmacie italiane si è registrata una notevole diminuzione nelle vendite di ansiolitici (-11,5%), sedativi (-10%) e antipsicotici(-4,8%), affiancata a una moderata diminuzione delle vendite di oppioidi (-1,2%), antidepressivi (-1,2%), antiepilettici (-1,5%) e farmaci per l’emicrania (-1%).

In quest’ottica, una sempre maggior diffusione e prescrizione delle cure a base di cannabis medica potrebbe portare a importanti e positivi risvolti anche nel nostro Paese.

a cura di Martina Sgorlon
Fonte: cannabisterapeutica.info

TG DV


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