Antonella Soldo e Marco Perduca

A Roma, in piazza Montecitorio, lo scorso 23 ottobre un gruppo di persone e operatori dei media hanno assistito a quello che domani potrebbe essere ricordato come il passo che ha sbloccato i lavori parlamentari verso una legge per regolamentare l’uso e il consumo della cannabis in Italia.
Una delegazione guidata da Antonella Soldo di Radicali Italiani assieme a Marco Perduca e Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni ha infatti consegnato nelle mani del Presidente della Camera 26mila firme di cittadini italiani che vanno ad aggiungersi alle altre 60mila raccolte nel 2016 a testimonianza di una chiara volontà dal basso di farla finita con le logiche proibizioniste fallimentari che hanno guidato il paese per aprire finalmente a scelte di buon senso.

Gli interventi che si sono succeduti in piazza, a sostegno dell’iniziativa, hanno sviscerato i vantaggi della legalizzazione sul piano sociale e economico, sul versante delle libertà personali e della lotta alla criminalità. Oltre a Emma Bonino e Mina Welby, particolare attenzione hanno avuto le parole di Walter De Benedetto, affetto da artrite reumatoide che rischia il carcere per aver coltivato piante di marijuana utilizzate per alleviare i dolori della malattia. Tra le 5 richieste avanzate dalla delegazione al Presidente Fico, quella di superare il monopolio pubblico della produzione di infiorescenze, oggi limitata allo stabilimento chimico farmaceutico di Firenze, e di sostenere la raccomandazione dell’OMS di togliere la cannabis dalla tabella delle sostanze più pericolose, così da facilitarne l’uso medico-scientifico. Proposte che acquistano un peso maggiore dopo l’annuncio, dato da Riccardo Magi di + Europa proprio durante la manifestazione, della nascita di un nuovo intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis. Per il momento si contano 50 adesioni tra i membri del Parlamento che come primo obiettivo hanno la calendarizzazione della discussione sulla legge di iniziativa popolare per la legalizzazione presentata nel 2016. È tempo di riaccendere il dibattito nel nostro paese.





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