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L’Associazione LapianTiamo, ha chiesto un contributo per la stesura di un articolo al dottor A. Mercurio, neurologo e ricercatore. Ecco il suo pensiero da medico che prescrive cannabis terapeutica come “prima scelta” a diversi pazienti.

Nell’ultimo periodo i mass-media parlano molto di impiego terapeutico di cannabis e derivati, spesso a sproposito. Purtroppo veicolo di disinformazione sono anche colleghi medici. La canapa viene descritta come uno stupefacente, che solo con particolari accorgimenti può assurgere al ruolo di medicamento. Rispondo che, per sua natura, la pianta tende all’equilibrio nei principi attivi. La diffusione di ceppi a contenuto spropositato di ∆9-THC, dotati di maggior passibilità d’abuso, è conseguenza del proibizionismo e dell’assenza di controllo. Dai media ho sentito, inoltre, dire che non sono ben conosciute le virtù medicinali della cannabis e l’eventuale tossicità, per cui è necessario attendere ulteriori dati dalla letteratura scientifica.

Rispondo quanto segue. Le conoscenze sull’uso terapeutico della cannabis provengono dall’antichità. Originaria dell’Asia centrale, lungo il corso dei secoli si è diffusa praticamente ovunque, superando ogni tipo di avversità ambientale. Una tavoletta assira del re Assurbanipal (circa ottavo secolo a.C.) appartenente alla Royal Library chiama la pianta “qunubu” o “qunapu”. Nella Cina dell’imperatore Shen Nung, oltre 4500 anni fa, veniva usata nel trattamento di «disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale». Nel trattato medico Erh-Ya, scritto tra il 1200 e il 500 a.C., venne denominata “Ta-Ma” (grande pianta), raffigurata con un ideogramma composto da un uomo (Ta) posto sopra una pianta (Ma), come ad indicare la forte relazione esistente tra cannabis ed esseri umani. Anche in India la pianta conobbe un ampio impiego in ambito terapeutico. Tra il II e il I secolo a. C. le ripetute migrazioni delle tribù nomadi dell’Asia Centrale ne favorirono la diffusione nel bacino del Mediterraneo, in Europa occidentale e in Medio Oriente. Sia gli Esseni (antichi abitanti d’Israele) che gli Egiziani la impiegavano in medicina e in cerimonie religiose. Dall’Egitto la pianta iniziò la conquista dell’Africa, dove ebbe grande diffusione soprattutto per le virtù terapeutiche, venendo utilizzata per crampi, epilessia e gotta. Nell’Antica Roma, Dioscoride, medico di Nerone, descrisse in trattati gli usi medici della cannabis e Plinio il Vecchio, ne consigliava l’uso per curare emicrania e costipazione. Nella prima parte del Medio-Evo la pianta continuò ad essere usata a scopo mistico e terapeutico, ma la “civilizzazione” delle culture pagane, né condizionò la progressiva scomparsa dal continente Europeo. L’inquisizione del XII secolo, si scagliò contro l’uso della cannabis: in Spagna ne fu vietata l’ingestione, in Francia ogni uso medicinale. Giovanna d’Arco, ad esempio, venne accusata di usare ogni tipo di «erba diabolica, compresa la cannabis» per i suoi rituali di stregoneria. Verso il 1500 i viaggiatori di ritorno da Africa e Asia reintrodussero in Europa l’uso terapeutico della pianta. Nel 1621 l’inglese Robert Burton, in The Anatomy of Melancholy, la consigliava per il trattamento della depressione. W. B. O’Shaughnessey sistematizzò le conoscenze sulle proprietà medicinali: in una relazione del 1839 descrisse usi e benefici della cannabis appresi in India, supportati da una serie di esperimenti in malattie quali rabbia, reumatismi, epilessia, tetano. Definì la cannabis «il perfetto rimedio anticonvulsivo». Nel XIX secolo preparazioni a base di cannabis potevano essere acquistate regolarmente nelle farmacie di USA e Regno Unito per numerose malattie e la letteratura scientifica produceva rapporti sui benefici riscontrati. Ricerche apparvero su Lancet e altre riviste scientifiche. Nel 1860 una relazione all’Ohio State Medical Society descriveva l’efficacia della cannabis per tetano, dolori vari, dismenorrea, convulsioni, epilessia, gonorrea, reumatismi, nevrosi, parti distocici (che non avvengono in maniera naturale, ndr), asma, bronchiti. Nel 1894 il Parlamento inglese pubblicò i risultati di una commissione incaricata di studiare la diffusione della canapa in India: il rapportò ne confermò l’innocuità e l’efficacia terapeutica.  E così anche per i primi anni del XX secolo, ma da questo punto in poi una serie di circostanze storico-politiche indusse il generale mutamento del clima, che ha portato al proibizionismo dei giorni nostri…

Dott. A. Mercurio

 





One Comment

  1. Beata Pioro says:

    lo dico al mio medico 🙂

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