Terapeutica

Cannabis medica: nel 2020 inevase il 44% delle richieste dei pazienti

Una foglia di cannabis vicino a un stetofonendoscopio

Quasi la metà dei pazienti che in Italia nel 2020 aveva bisogno di cannabis terapeutica per la propria patologia, non l’ha ottenuta. Sono i dati spietati riportati da Il Messaggero, che per una volta porta alla ribalta nazionale una tematica sulla quale noi di Cannabisterapeutica.info insistiamo da anni: l’unica certezza per i pazienti italiani che si curano con la cannabis, è quella di non trovarla in farmacia quando ne hanno bisogno.

Non per colpa dei farmacisti, che anzi si fanno in 4 per cercare di venire incontro ai bisogni dei pazienti, ma perché il reale fabbisogno dei pazienti che la utilizzano da anni viene sottostimato dalle nostre istituzioni.

Secondo l’INCB, organo internazionale per il controllo degli stupefacenti (Onu), nel 2020 il fabbisogno di cannabis medica per l’Italia era di 2 tonnellate, a fronte di circa 1 distribuita. Nel 2021 il fabbisogno si era attestato a 3 tonnellate e ne abbiamo distribuita sempre circa una tonnellata.

“E così”, sottolinea Il Messaggero, “malati cronici, che avrebbero diritto a terapie specifiche per alleviare le sofferenze, spesso sono costretti a coltivare la cannabis in casa o, peggio, a rivolgersi ai pusher. Rischiando anche di finire dritti in galera (come è già accaduto)”. Basterebbe ricordare il processo a Walter De Benedetto, o quello in corso nei confronti di Christian Filippo, o quello che arriverà nei confronti di Andrea Trisciuoglio.

Siamo in questa situazione da anni. Nel 2017 ai pazienti che non potevano più aspettare a causa della continua carenza di cannabis il ministero della Salute aveva risposto che “la cannabis arriverà”. Son passati 4 anni e la stanno ancora aspettando. Era lo stesso anno in cui dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze ammettevano che riuscivano a soddisfare le richieste di un paziente su 5. Da allora non è cambiato nulla.

La produzione a Firenze resta bassissima, circa 100 chili l’anno, non abbiamo aumentato le importazioni, non abbiamo dato il permesso alle 5 aziende importatrici di poterla acquistare da un soggetto diverso dal ministero della Salute olandese e non abbiamo aumentato il numero di produzioni italiane. La recente apertura del sottosegretario Costa resta quello che è: una bella speranza che, se le cose andranno spedite, permetterà di vedere della nuova cannabis tra 3 anni.

Sul punto si è espresso anche Filippo Gallinella, deputato del M5S e presidente della commissione Agricoltura, sottolineando che: “è necessario che il Ministero della Salute emani quanto prima i bandi per la coltivazione della cannabis a uso medico da parte di aziende pubbliche e private italiane. Lo prevede una norma che abbiamo fortemente voluto introdurre nel Dl 148 del 2017, che abbiamo sollecitato con una interrogazione parlamentare nello scorso luglio e che ha ottenuto finalmente l’apertura da parte del sottosegretario Andrea Costa lo scorso mese”.

Intanto i pazienti aspettano. E soffrono.

Fonte: cannabisterapeutica.info

TG DV


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