Una sola frase che lascia intendere come il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini non abbia cambiato idea sulla cannabis, ribadendo di fatto la propria contrarietà ad ogni ipotesi di legalizzazione. «E’ un fenomeno di cui si parla troppo poco: però ahimè sta aumentando a dismisura il consumo di droghe. Non distinguo tra pesanti e leggere».

Parole dette alla trasmissione Matrix di Radio 105, che non entrano nel merito delle azioni da intraprendere, ma ribadiscono nei fatti il pensiero da sempre sposato da ogni proibizionista: tra l’eroina e la cannabis non esiste alcuna differenza.

Niente di nuovo, ancora una volta il vicepremier leghista ribadisce un concetto caro alla destra italiana, sposato a suo tempo da Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi, che proprio sull’idea che non esiste alcuna differenza tra tutte le droghe basarono la legge che nel 2006 (e fino a quando non venne dichiarata incostituzionale, nel 2014) equiparò droghe leggere e pesanti, prevedendo pene al carcere egualmente pesanti per lo spaccio di tutte le sostanze.

Nonostante da giovane si proclamasse in favore della legalizzazione della cannabis, Matteo Salvini ha cambiato idea da tempo. Già durante la scorsa legislatura aveva dichiarato in Tv di essere assolutamente contrario alla legalizzazione, mentre in campagna elettorale è arrivato a proporre di reintrodurre il militare obbligatorio al fine di «liberare i giovani dalla cannabis».

La Lega oggi si trova al governo con il Movimento 5 Stelle, partito che ha sempre sostenuto la necessità di legalizzare le droghe leggere, anche attraverso la presentazione di alcuni disegni di legge. Nel contratto di governo firmato dai due leader, Salvini e Di Maio, non si fa alcuna menzione al tema, e l’impressione è che non sia una dimenticanza, ma l’implicità ammissione che anche durante questa legislatura non vivremo nessun passo avanti e consumatori e autocolivatori di canapa continueranno ad essere repressi duramente.





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