“Mentre il legame tra cannabis e regolazione dell’umore è stato ampiamente studiato in studi preclinici, c’era ancora un divario negli studi clinici sulla valutazione sistematica del legame tra consumo di cannabis nell’adolescente e rischio di depressione”. E’ questo, secondo la professoressa Gabriella Gobbi del Dipartimento di Psichiatria della McGill University il punto di partenza per questo nuovo studio scientifico pubblicato su Jama Psychiatry.

Ed è così che i ricercatori della McGill University e dell’Università di Oxford hanno effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi delle migliori prove esistenti e analizzato i risultati di 23.317 individui tratti da 11 studi internazionali per vedere se l’uso della cannabis nei giovani è associato a depressione e ansia nell’inizio dell’età adulta.

Mentre il rischio a livello generale è risultato essere modesto, i ricercatori hanno scoperto che l’uso di cannabis tra gli adolescenti è associato ad un significativo aumento del rischio di depressione ma non di ansia.

Nei dati il rischio attribuibile alla popolazione è risultato pari a circa il 7%, che si traduce in oltre 400mila casi di depressione adolescenziale potenzialmente attribuibili all’esposizione alla cannabis negli Stati Uniti, 25mila in Canada e circa 60mila nel Regno Unito.

Andrea Cipriani, professore di ricerca in psichiatria NIHR presso l’Università di Oxford, ha dichiarato: “Abbiamo esaminato gli effetti della cannabis perché il suo uso tra i giovani è così comune, ma gli effetti a lungo termine sono ancora poco conosciuti. Abbiamo accuratamente selezionato i migliori studi effettuati dal 1993 e abbiamo incluso solo quelli metodologicamente validi per escludere importanti fattori confondenti, come la depressione premorbosa”.

“Le nostre scoperte sulla depressione sono molto importanti per la pratica clinica e la salute pubblica. Sebbene la dimensione degli effetti negativi della cannabis possa variare tra i singoli adolescenti e non è possibile prevedere il rischio esatto per ogni adolescente“.

I ricercatori riportano che: “Studi preclinici su animali da laboratorio hanno riportato un’associazione tra esposizione puberale ai cannabinoidi e sintomi depressivi ad insorgenza nell’età adulta”, scrivendo che “il THC, media la maggior parte degli effetti psicoattivi e correlati all’umore della cannabis”. Un aspetto sul quale vale la pena mettere l’accento, perché, visto che ci sono studi discordanti, che sostengono il contrario di questa ricerca, e cioè che la cannabis possa combattere la depressione, bisogna riflettere sulle sostanze che compongono questo vegetale. La chiave sembra ancora una volta essere il CBD.

In un ampio studio condotto dai ricercatori americani della Washington State University di Pullman e pubblicato sul Journal of Affective Disorders, utilizzando i dati di un’applicazione i ricercatori hanno analizzato quasi 12mila sessioni di utilizzo di cannabis di persone che soffrono di depressione. Secondo i risultati dello studio gli utilizzatori di cannabis medica hanno percepito una riduzione del 50% della depressione e una riduzione del 58% dell’ansia e dello stress a seguito dell’uso di cannabis e, cosa da non sottovalutare, i ceppi con alto contenuto di CBD e basso THC sono stati associati ai maggiori cambiamenti nelle valutazioni proprio della depressione.





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