Ora possiamo dirlo, è partita la controffensiva. Aumentano i growshop che hanno deciso di querelare Matteo Salvini per diffamazione, a seguito delle parole del ministro dell’Interno, che aveva accusato questi negozi di essere diseducativi e fomentare consumo e spaccio di droghe. Quello che sta nascendo tra i negozianti è un vero e proprio movimento, che si sta strutturando con un responsabile per ogni regione italiana, con il compito di raccogliere quante più querele possibili entro il 15 luglio prossimo.

Negli ultimi giorni un po’ in tutta Italia negozianti del settore della cannabis legale si sono recati a sporgere querela contro il leader leghista. Lo hanno già fatto tre cannabis shop di Benevento, uno di Alba Adriatica (in Abruzzo),  da San Giovanni in Persiceto e da Medicina (Bologna). E sicuramente di molti altri non si ha ancora notizia.

L’idea di querelare Matteo Salvini è nata da Gessica Berti, titolare del cannabis shop Weedoteca di Budrio, in provincia di Bologna.  La querela prende le mosse dalle parole pronunciate da Salvini l’8 maggio scorso, quando con riferimento ai cosiddetti cannabis shop disse: «Io non aspetto i tempi della giustizia, la droga è un’emergenza nazionale devastante e dunque dobbiamo usare tutti i metodi democratici per chiudere questi luoghi di diseducazione di massa. Sono negozi dove ci sono droghe e che sono un incentivo all’uso e allo spaccio di sostanze. Ora usiamo le maniere forti». Gessica Berti si è quindi recata dai carabinieri per sporgere querela “relativa a diffamazione e altri reati ravvisabili” e dando anche la propria disponibilità a costituirsi parte civile in un eventuale processo.

Dalla querela è nata poi l’idea di coinvolgere più negozi possibili ad unirsi in questa battaglia. «Abbiamo creato dei coordinamenti regionali – racconta Gessica Berti a Dolce Vita – per gestire e informare tutti i negozi che desiderano querelare Salvini. Abbiamo già coordinamenti attivi in Emilia-Romagna, Abruzzo, Campania e Sardegna ed anche in Sicilia stiamo partendo». La volontà non è tanto quella di ottenere una vittoria giudiziaria, ma di alzare l’interesse mediatico intorno alla realtà dei growshop: «Dobbiamo accendere i riflettori su di noi – continua Berti – negli ultimi mesi stiamo subendo forti cali delle vendite, tanti clienti non vengono più perché hanno paura di passare guai se fermati con la cannabis light, diversi negozianti iniziano ad essere in difficoltà economica».

Ora i growhop aderenti al coordinamento si sono dati tempo fino al 15 luglio per raccogliere tutte le querele che verranno presentate contro Salvini, l’obiettivo – oltre all’attenzione mediatica – è quello di strutturare una class action per il 2020, con l’idea di chiedere al vicepremier leghista i danni per aver messo a rischio il settore con le sue parole. Per difendere gli interessi dei growshop in questa impresa si è già messo a disposizione uno dei massimi esperti in materia, l’avvocato Lorenzo Simonetti.

 





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