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Cannabis light: le associazioni chiedono l’intervento della Commissione Europea

L’emendamento sulla filiera della canapa contenuto nel ddl Sicurezza potrebbe rappresentare una violazione delle norme Ue sulla libera concorrenza e circolazione delle merci

cannabis light commissione europea
La filiera italiana della canapa è a rischio default a causa dell’emendamento al ddl Sicurezza che vorrebbe impedire la coltivazione, produzione e commercializzazione di infiorescenze di canapa, anche sotto lo 0,3% di THC, la soglia legale stabilita dall’UE.

CANNABIS LIGHT: VIOLAZIONE DELLE NORMATIVE COMUNITARIE E SENTENZA UE

E così l’associazione Canapa Sativa Italia, ha scritto direttamente alla Commissione Europea denunciando la possibile violazione di diverse normative comunitarie, tra cui la libera circolazione delle merci e la libera concorrenza, e l’incompatibilità con la Politica Agricola Comune dell’Ue e chiedendo alla Commissione di emettere un parere circostanziato al riguardo.

A supporto di questa tesi, come abbiamo già ricordato, c’è la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2020, che aveva stabilito che il CBD non può essere considerato uno stupefacente, e che non si può impedire la sua circolazione nell’Unione Europea se prodotto legalmente in un Paese che ne fa parte.

IL PRECEDENTE AL TAR

A questo provvedimento si somma quello del Tar del Lazio del 2023 che aveva annullato il decreto sulle piante officinali che limitava la produzione di canapa a semi e fibre: per la prima volta un tribunale mette nero su bianco che non si possono limitare gli usi della canapa ad alcune parti per un generico principio precauzionale che va invece motivato con dati scientifici.

LE REAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI

All’allarme di Federcanapa, con il presidente Beppe Croce che ha sottolineato che: “L’elenco di attività del disegno di legge di fatto tende a bloccare tutta la filiera agroindustriale della canapa da estrazione, in particolare la produzione di CBD o di altri cannabinoidi non stupefacenti per impieghi in cosmesi, erboristeria o negli integratori alimentari”, si è aggiunto quello della CIA – agricoltori italiani, con il presidente Cristiano Fini che ha definito la mossa inaccettabile perché rischia di portare alla chiusura “migliaia di aziende agricole di un comparto in continua espansione, con tassi di crescita importanti e un forte protagonismo, soprattutto tra l’imprenditoria giovanile”.

Lorenza Romanese, direttrice della EIHA, associazione europea per la canapa industriale, parlando con Eunews, si chiede se nel momento in cui l’estratto di canapa sarà approvato dall’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) come complemento alimentare, “circolerà in tutta Europa tranne che in Italia”. Per Romanese l’autogol è doppio: “Oggi andiamo a bloccare settori che esistono, svantaggiando imprese italiane a favore di imprese di altri Paesi membri”, e “in un futuro penalizzeremo nuovamente l’Italia in un settore dove dovrebbe essere leader, quello del cibo e dei complementi alimentari”.

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LA RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Intanto dalla Commissione Europea hanno comunicato che la denuncia, protocollata con il numero CPLT(2024)01387, è stata presa in esame e sarà esaminata.

Da Canapa Sativa Italia, che per prima si è rivolta all’istituzione europea, sottolineano che il processo “prevede una valutazione dettagliata dei fatti e potrebbe portare all’avvio di una procedura di infrazione contro l’Italia, qualora venga riscontrata una violazione delle normative europee”.

Se la Commissione riscontrerà una violazione del diritto dell’Unione, potrebbe inviare una “lettera di costituzione in mora” all’Italia, intimando di presentare osservazioni entro un termine stabilito. In assenza di risposte soddisfacenti, la Commissione potrebbe emettere un “parere motivato” e, se necessario, adire la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Questo processo, sebbene possa richiedere anni, è fondamentale per assicurare che le normative nazionali siano conformi al diritto comunitario.

“Noi non stiamo facendo una battaglia ideologica”, sottolinea Mattia Cusani di CSI a Dolce Vita, “ma vogliamo tutelare gli interessi dei lavoratori coinvolti. È dal 2018 che abbiamo contribuito a costruire un settore, ci siamo autoregolamentati, abbiamo superato sequestri penali, quelli sul codice del consumo e i provvedimenti dell’Agenzia Dogane e Monopoli, oltre a tutto il resto. Il Tar si è già pronunciato sul punto e quindi siamo ragionevolmente positivi”.

Visto che però il procedimento in Europa potrebbe essere molto lungo Cusani precisa che: “Noi ci siamo concentrati sulla sospensiva, sia per la mancata notifica al Tris (un provvedimento che impatta sulla libera circolazione delle merci nel mercato unico europeo deve essere notificata al sistema di informazione sulle regolamentazioni tecniche (Tris)), sia per l’eventuale intervento del Tar, che no entrerebbe nel merito, ma potrebbe sospenderlo in funzione della violazione di una normativa comunitaria”.

Intanto l’associazione invita tutti gli operatori della canapa legale ad mandare una denuncia per violazione del diritto dell’UE da parte del Governo con l’emendamento 13.6 al DDL Sicurezza, che viola i regolamenti dell’Unione Europea sulla canapa e sulla libera concorrenza.

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