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Cannabis libera? Manca la volontà politica

Diciassette anni di battaglie del movimento antipro italiano e un unico obiettivo: liberare la pianta di cannabis dal giogo in cui l’ha relegata la politica che la sfrutta come argomento da campagna elettorale, senza mantenere le promesse

Una ragazza sta rollando un joint sulla scrivania ricoperta di ganja e accessori per fumatori

Da 17 anni vi raccontiamo di cannabis. I nostri lettori sono certamente informati sull’argomento, e conoscono la situazione in Italia; eppure siamo certi che, a leggere un sunto di ciò che è accaduto in questi anni, chiunque rimarrà stupito.

Prima del 2006, con la legge n° 2514 (Iervolino-Vassalli) che distingueva tra droghe “leggere” e “pesanti”, difficilmente un onesto cittadino finiva in carcere per qualche fiore. Il 21/02/2006, la legge n. 49 (c.d. “Fini-Giovanardi”) annullò la distinzione tra le sostanze illecite ed equiparò le pene.

Da allora sono passate 3 legislature, durante le quali sono state presentate oltre 20 proposte di legge alla Camera, e diverse al Senato; ma se per il disegno di legge n°49 fu semplice ottenere l’approvazione, quasi nessuna delle altre proposte è arrivata ad esser votata: o perché è cambiato il governo, o per l’ostruzionismo dei partiti di “destra”.

TANTE PROPOSTE DI LEGGE, NESSUNA LEGALIZZAZIONE

Un’eccezione avvenne alla fine del 2017, quando svariate proposte di legge furono esaminate dal Parlamento. Tra queste, rimasta nel cassetto dal luglio del 2015, quella a firma di 220 deputati provenienti da diversi schieramenti politici, che formarono appositamente un intergruppo parlamentare.

Sui disegni di legge pro-legalizzazione, il risultato migliore si ottenne con 191 voti favorevoli e 207 contrari. Stranissimo considerato che l’intergruppo era formato da ben 220 onorevoli!

Quindi, da quasi due decenni, per i nostri rappresentanti politici la legalizzazione è stato più un argomento da campagna elettorale, che un reale obiettivo da raggiungere.
 Inutili anche le disobbedienze civili portate avanti da Rita Bernardini sulla scia delle battaglie di Marco Pannella che già nel ’75, per sensibilizzare l’opinione pubblica, aveva fumato una canna in pubblico venendo arrestato. Per sensibilizzare l’opinione pubblica Rita Bernardini ha coltivato illegalmente cannabis sul balcone di casa sua, per diversi anni di fila; ma purtroppo non è servito a niente se non ha sottolineare l’indifferenza delle istituzioni.
L’unico vero cambiamento avvenne il 12 febbraio 2014, quando la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la “Fini-Giovanardi”; riportandoci di fatto alla “Iervolino-Vassalli”. Le cose cambiarono di poco, ma fu comunque un passo in avanti per evitare la carcerazione a chi trovato in possesso di cannabis; salvo ingenti quantitativi.

Una pianta di cannabis su sfondo nero

L’EVOLUZIONE DELLA BATTAGLIA

Intanto, nel 2016, venne ulteriormente normata la produzione di canapa industriale, e il permesso di coltivare per florovivaismo portò alla nascita del mercato della “cannabis light”. Fino ad allora i fiori della canapa industriale erano stati commercializzati per farne tisane ed infusi. La nascita del mercato della cannabis legale portò invece alla vendita di fiori femminili non impollinati e di qualità, provenienti da piante selezionate tra le genetiche legali.

Sebbene il mercato della cannabis light abbia sofferto di continue azioni repressive immotivate, e sia stato criticato dai proibizionisti e dagli antiproibizionisti che mirano alla legalizzazione di tutta la cannabis, ha avuto da subito un enorme successo.

In questi anni sono stati vani anche gli sforzi delle associazioni antiproibizioniste.
Tra le azioni più meritevoli, la raccolta firme per il referendum pro-legalizzazione promosso da diverse associazioni tra le quali anche Meglio Legale, che nel 2020 aveva lanciato la campagna di disobbedienza civile “Io Coltivo” con l’obiettivo – purtroppo fallito – di cambiare la legislazione sulla cannabis.
Purtroppo però, nonostante le circa 630mila firme autenticate e depositate, nel marzo del 2022 la Corte Costituzionale lo ha dichiarato inammissibile.

Storia diversa per la cannabis terapeutica ed i malati: in Italia dal 2006 i medici possono prescrivere preparazioni magistrali contenenti sostanze attive a base di cannabis per uso medico.

Dal 2007 si può importare cannabis medica certificata mentre, in virtù di un accordo firmato tra i Ministeri di Salute e quello della Difesa nel settembre 2014, le infiorescenze per le preparazioni galeniche possono essere prodotte dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. La produzione iniziò nel 2016, con la FM-2 che fu la prima cannabis medica prodotto in Italia.
Furono molte le critiche in merito alla qualità di questo prodotto; e le quantità sono sempre state così scarse da dover ricorrere comunque all’importazione dall’estero per soddisfare le esigenze terapeutiche dei malati che da anni denunciano la carenza ciclica della cannabis in farmacia.

Negli anni sono state approvate delle leggi che, in ambito terapeutico, hanno incrementato le patologie per le quali è prescrivibile la cannabis, ed è stata resa gratuita per alcune categorie di malati in alcune Regioni italiane.

Nel mese di aprile 2022, lo Stato ha indetto un bando di concorso per la produzione di cannabis terapeutica, aperto ad aziende private.

Non si parla invece di autoproduzione, nonostante le proteste di molti malati: per la legge è nettissima la differenza tra cannabis medica e cannabis non medica; e anche i migliori fiori autoprodotti sono considerati “droga”.

Questo ha portato persone come Walter De Benedetto, affetto da una grave forma di artrite reumatoide altamente invalidante, ad essere perseguitato penalmente per aver coltivato in casa la propria cura.
In questi anni abbiamo visto diverse associazioni per la cannabis terapeutica impegnarsi per informare sugli usi medici e sull’iter per ottenere la prescrizione; tra tutte ricordiamo l’Associazione Cannabis Cura Sicilia che, stanca di attendere, si è fatta promotrice di diverse disobbedienze civili sempre culminate con la distribuzione di cannabis autoprodotta tra malati; ma anche queste ignorate. Praticamente inutili anche i vari tavoli tecnici regionali e nazionali, dove non si è mai andati oltre le semplici promesse da parte delle istituzioni.

Purtroppo il sacrificio di associazioni, rappresentanti politici, partiti, ecc., ha cambiato di pochissimo le cose nel nostro Paese. Pazzesco se pensiamo che, negli USA dove la cannabis fu vietata, oggi si legalizza; mentre l’Italia resta proibizionista nonostante i cittadini siano tra i maggiori estimatori di cannabis al mondo.

L’ULTIMA SPERANZA È LA LEGGE PER L’AUTOPRODUZIONE

L’ultima speranza affinché in questa legislatura cambi qualcosa nella regolamentazione della cannabis è la legge sulla coltivazione domestica di cannabis. La discussione in Commissione Giustizia è iniziata un anno fa, ma i lavori non sono ancora terminati. Manca la discussione di centinaia di emendamenti prima che legge possa approdare alla Camera, prima dell’ultimo passaggio al Senato. Dopo averne parlato con Riccardo Magi e Caterina Licatini, che sono i parlamentari che hanno scritto le proposte di legge confluite nel testo unificato approvato in commissione, abbiamo intervistato a fine aprile Mario Perantoni, deputato del M5S e presidente della Commissione Giustizia. Ci ha garantito che la legge sarà calendarizzata entro giugno alla Camera. Il problema, sia per i tempi che si stanno allungando che per i numeri di un’ipotetica maggioranza che sono più risicati, sarà il passaggio al Senato.

Tante piantine di cannabis in vaso

TG DV


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