Quattro risoluzioni parlamentari sulla cannabis light sono state presentate in un solo giorno in Commissione Affari Sociali alla Camera. Mentre un’ulteriore proposta di legge dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. Tutte le proposte intendono, da punti di vista anche opposti, mettere ordine nel caos che si è generato introno al fenomeno delle infiorescenze di canapa legale.

Le proposte depositate portano rispettivamente le prime firme di Susanna Cenni (Partito Democratico), Michela Rostan (Leu), Silvia Benedetti (gruppo misto) e Maria Teresa Bellucci (Fratelli d’Italia), mentre anche il Movimento 5 Stelle ha annunciato una sua proposta che però ad oggi non risulta ancora depositata.

I testi propongono di intervenire sulla legge 242/2016, nata con l’obiettivo di rilanciare l’industria della canapa e semplificando le procedure necessarie per la coltivazione. Questa legge permette di coltivare piante di canapa provenienti da varietà certificate, ma consente di venderne le infiorescenze solo come prodotto da collezione,  dicitura che viene così inserita sulle etichette della cannabis light in commercio, anche se in verità viene fumata. Una situazione che è alla base delle differenti interpretazioni anche da parte dei giudici, che si stanno scontrando sul tema.

La risoluzione del Partito Democratico chiede al governo di intervenire sul tema senza entrare tanto nello specifico. “Si richiede di individuare i livelli massimi di residui di Thc ammessi negli alimenti e di adottare una iniziativa normativa “per la modifica della legge n. 242 del 2016 che introduca elementi di chiarezza circa le modalità di coltivazione e di riproduzione della canapa. Si impegna inoltre il Governo a convocare un tavolo istituzionale con le associazioni di categoria, imprenditoriali e commerciali, per regolamentare e definire la commercializzazione delle inflorescenze di cannabis sativa”.

La proposta di Leu richiede sostanzialmente le medesime cose di quella del Pd, aggiungendo la proposta di “adottare iniziative per accertare, stante il parere del Consiglio superiore di sanità, in maniera chiara e scientifica l’eventuale pericolosità per la salute umana derivante dalla vendita di prodotti contenenti infiorescenze di canapa a basso contenuto di Thc”.

Più interessante la proposta di Silvia Benedetti. L’ex deputata del M5S chiede “una chiara e precisa iniziativa normativa, che riconosca che tutti i prodotti derivati dalla canapa industriale, senza distinzione tra prodotti a base di semi o a base di infiorescenze, non sono da considerarsi stupefacenti“, proponendo anzi di “inserire la cannabis sativa nell’elenco delle piante officinali“.

Di carattere opposto la risoluzione di Fratelli d’Italia. Il partito della Meloni, come al solito, appena sente la parola “canapa” propone solo repressione e proibizione: “Si chiede di adottare una normativa affinché i prodotti derivati dalla canapa industriale, a base di infiorescenze, siano da considerarsi stupefacenti. Si propone il divieto di importazione e commercializzazione della canapa a basso contenuto di Thc a fini ricreativi, nonché di sanzionare penalmente l’istigazione all’uso di droghe e bloccare la vendita dei prodotti a base di basso contenuto di Thc”.

A quanto si apprende, in settimana dovrebbe essere programmato un ciclo di audizioni sul tema, in teoria propedeutico all’approdo di vere e proprie proposte di modifica alla legge.





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