Il proibizionismo della cannabis ha, di fatto, modificato il modo di pensare ed agire di noi italiani.

L’esempio più banale che posso fare è quello dei “consumatori non dichiarati”: sono quelli che percepiscono la loro abitudine a consumare cannabis, come qualcosa di cui vergognarsi o comunque da nascondere. Quando parlo di cannabis in pubblico, in molti si comportano come se non si fossero mai fatti una “canna”. Dopo i primi minuti di dialogo, sottolineando più volte che è immorale ed ingiusto il divieto imposto dal nostro Stato, e non il preferire la cannabis ad altre droghe legali, in molti trovano il coraggio di ammettere l’uso.

I pregiudizi negativi in merito alla cannabis ledono persino l’economia: sono ancora tanti coloro che conoscono i divieti imposti dal DPR 309/90 ma ignorano le leggi che, da sempre, consentono la coltivazione della canapa, in Italia (la più recente legge è la 242/16, ampliata dalla circolare del Min. delle politiche agricole, alimentari e industriali, del 22/05/2018). Mi è capitato di dover rassicurare parenti ed amici di coltivatori di canapa, terrorizzati dall’immaginario rischi di veder finire in galere i loro cari.
Purtroppo, il pregiudizio ha modificato anche il modo di pensare ed agire dei rappresentanti delle Forse dell’Ordine.

Il racconto che segue è accaduto il 23 maggio scorso, ad un agricoltore che partecipa al progetto Co.In.Fu.So.
Verso le 22:30 del 22 maggio, Salvatore DiVita va a dormire. Lo attende una dura giornata di lavoro, ed ha bisogno di riposare. Dovrà alzarsi alle 6 del mattino per recarsi, insieme al collaboratore Francesco Turco, presso la sua azienda agricola per badare alle loro coltivazioni. Dovranno controllare le piante di canapa nella growroom, ed innaffiarle prima delle 9:00, orario in cui si spengano le luci. Poi lavoreranno alle piante coltivate in outdoor.
A mezzanotte e mezza circa il sonno di Salvatore viene interrotto: 6 carabinieri bussano alla sua porta. Lui, ancora assonnato, apre.
I carabinieri, accertata l’identità, chiedono:«Salvatore, c’è qualcosa che devi dirci?».
Salvatore avrebbe potuto chiedere di leggere il mandato di perquisizione, e chiamare un avvocato. Ma non avendo nulla da nascondere, e consapevole del “potere della divisa”, fa accomodare i carabinieri. Spiega loro di cosa si sta occupando: sta coltivando legalmente cannabis a basso contenuto di THC, e pubblicizza l’attività persino sui social.

Salvatore DiVita e Francesco Turco in una delle loro serre

Chiarita la sua posizione, accompagna i militari ancora titubanti in azienda. Qui trova altri 7 carabinieri, ed ha così prova definitiva del motivo della visita. Appena varcato il cancello, un carabiniere dice agli altri che ci sono circa 500 piante di cannabis su un campo. Salvatore lo corregge: «Veramente sono 2.500».
Poi mostra loro i documenti relativi alla partecipazione al progetto Co.In.Fu.So. Mostra la comunicazione (oltretutto non obbligatoria), fatta al Copro Forestale dello Stato, il bonifico che conferma l’adesione alle associazioni promotrici del progetto ed il “contratto per gli associati”, i fogli catastali in cui è segnato il luogo dove avviene la coltivazione, i documenti che accertano la provenienza certificata del seme, ecc.
Poi mostra ai 13 carabinieri la growroom, facendoli entrare uno per volta.
La storia si conclude con le scuse dei militari.

Una perquisizione in piena notte a casa di un onesto cittadino, solo perché coltiva canapa piuttosto che pomodoro.
È ormai indispensabile una legge che regolamenti TUTTA la cannabis.
Non possiamo rischiare migliaia di denunce per possesso di cannabis legale, come non possiamo rischiare che quella attualmente illegale e quindi gestita dalle narcomafie, possa essere più agevolmente trasportata e venduta approfittando della confusione.
Il consumo di cannabis, light o high, è decisamente meno pericoloso dell’alcol. Inoltre, la cannabis ad alto contenuto di THC, è commercializzata e usata illegalmente da decenni e, l’unico danno che tutto ciò ha realmente creato, è stato quello di arricchire le Mafie.

Sempre più italiani consumeranno cannabis a basso contenuto di THC, ma in molti continueremo a consumare cannabis con elevato contenuto di THC.

Visti i risultati ottenuti dalla cannabis light, i nostri rappresentanti politici non possono più permettersi di rimandare l’approvazione di una legge completa e giusta, a meno che non si voglia giungere ad una catastrofe: si rischia di ledere moltissimi cittadini onesti, rallentare ulteriormente la macchina della giustizia, impegnare inutilmente le FF.OO., e fare arricchire ancora a dismisura le associazioni criminali dedite allo spaccio di stupefacenti.





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