Questo articolo è un tributo all’impegno di Jack Herer per la legalizzazione della cannabis e per la visione di futuro che ha condiviso nel suo libro “The Emperor Wears No Clothes”, uno dei pochi libri che hanno cambiato tutta la mia prospettiva della storia umana e del potenziale della pianta di cannabis (per chi volesse approfondire, la famiglia di Jack Herer ha generosamente messo online una copia gratuita del suo libro). Mi sono reso conto questa mattina che sto scrivendo questo pezzo nel giorno del suo compleanno, il 18 di giugno, e mi sembra che non avrei potuto scegliere una data migliore o un regalo di compleanno migliore che condividere con te, caro lettore, ciò che credo quest’uomo abbia donato all’umanità: una soluzione semplice ed elegante alla sete dell’uomo di risorse naturali in un pianeta impoverito. La sua sfida al mondo era visionaria 25 anni fa e oggi è diventata una necessità che non possiamo che affrontare per la nostra sopravvivenza.

«Se tutti i carburanti fossili e i loro derivati, così come gli alberi per la carta e per l’edilizia fossero vietati per poter salvare il pianeta, annullare l’effetto serra e fermare la deforestazione, allora ci sarebbe soltanto una risorsa annualmente rinnovabile conosciuta, in grado di rifornire il mondo di carta e tessuti, di soddisfare i bisogni globali dei trasporti, dell’industria e delle abitazioni riducendo l’inquinamento, risanando il terreno e ripulendo l’atmosfera, tutto nello stesso tempo… E questa sostanza è la CANNABIS».

Un premio di 100.000 dollari è stato offerto a chiunque riuscisse a provare che Jack Herer si sbagliava. 25 anni dopo siamo molto distanti dal dimostrare che aveva torto, infatti noi ci stiamo letteralmente confrontando con l’estinzione fra migliaia di altre specie e non abbiamo altra soluzione che quella di riconoscere che aveva ragione e creare un’industria dedicata alla protezione dell’ambiente e alla salvezza del pianeta.

La pianta di cannabis è una trinità: un farmaco, una droga leggera psicoattiva, ma soprattutto la più preziosa risorsa naturale a nostra disposizione per soddisfare i bisogni in rapida crescita dell’umanità. L’intero dibattito in corso sulle proprietà medicinali e psicoattive della pianta non è affatto prioritario per la cannabis. Siamo sull’orlo di un collasso ecologico e la canapa industriale è la sola risorsa naturale inesauribile che può dare all’umanità una possibilità di sopravvivenza.

La deforestazione è in aumento e «la maggior parte degli esperti concorda sul fatto che stiamo perdendo più di 80mila acri (324 km²) di foresta pluviale tropicale al giorno, e deteriorando in maniera significativa altri 80mila acri al giorno. Oltre a questa perdita e deterioramento, mentre la foresta va a rotoli stiamo perdendo ogni giorno 135 specie di piante, animali e insetti – circa 50mila specie all’anno». La deforestazione è responsabile dell’erosione del suolo, dell’interruzione del ciclo dell’acqua e della desertificazione, delle emissioni di gas serra e del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e di un ecosistema instabile. Insieme alla contaminazione, la deforestazione è il pericolo più grande che il pianeta sta affrontando.

La contaminazione è una forza distruttrice multiforme che ha conseguenze sulla stessa aria che respiriamo, sul terreno che ci nutre e sull’acqua che beviamo. È diventata una minaccia al futuro del pianeta. L’umanità è dipendente dal petrolio e dai prodotti petrolchimici derivati che oggi costituiscono la fonte d’inquinamento principale, insieme ai pesticidi e ai nutrienti chimici.

La plastica, la fonte più evidente d’inquinamento da derivati di combustibili fossili, sta inesorabilmente ricoprendo il pianeta. Dovremmo vergognarci di utilizzare materie plastiche e altri imballaggi non riciclabili. La dipendenza mondiale dagli imballaggi in plastica sta travolgendo il nostro pianeta. Si stima che dal 1950 siano stati prodotti 8.3 miliardi di metri cubi di plastica e solo il 9% di questi sono stati riciclati. Entro il 2050 negli Oceani ci sarà più plastica che pesci in termini di peso, secondo la Plastic Pollution Coalition Organization.

Come abbiamo permesso che accadesse? Qual è la logica alla base dell’utilizzo di materiali non degradabili per gli imballaggi monouso? La canapa è composta di cellulosa per il 70% e ha il potenziale per creare un vasto assortimento di plastiche naturali e, poiché alcune delle prime materie plastiche erano fatte a partire da fibre organiche di cellulosa, non è come se dovessimo ripartire da zero.

L’inquinamento dell’aria causato dalla combustione di carburanti di origine fossile come petrolio, carbone, gas o metano ha raggiunto un livello di tossicità pericoloso. Secondo la American Lung Association, oltre il 40% della popolazione degli Stati Uniti è a rischio di soffrire problemi di salute letali per via della contaminazione atmosferica. Non sarebbe realistico credere che l’umanità possa fare affidamento esclusivamente sulla produzione sostenibile di bioenergia dalla canapa, la canapa industriale non è la coltura energetica definitiva. Si tratta comunque di una fonte di bio-energia sicura per l’ambiente, che vanta inoltre una straordinaria capacità di bonifica del terreno.

L’inquinamento del suolo causato da pesticidi, prodotti chimici e metalli pesanti è certamente il più grande pericolo e la sfida più grande che l’umanità deve affrontare. Siamo ciò che mangiamo e consumare cibo coltivato con prodotti chimici in un terreno avvelenato e senza vita è un suicidio.

«La scoperta dell’enorme potenziale della canapa nella bonifica dei suoli ha avuto inizio nel 1998 nel Ukraine’s Institute of Bast Crops, dove la canapa è stata piantata con l’unico scopo di rimuovere i contaminanti nei pressi del sito di Chernobyl. Una serie di ricerche sulla canapa (Cannabis Sativa L.) ha rivelato che essa può catturare una quantità considerevole di metalli pesanti dai suoli inquinati grazie alla sua elevata biomassa e alle sue profonde radici. Questo la rende un ottimo candidato per la bonifica dei suoli», che, allo stesso tempo, produce fibre utilizzabili e costituisce una fonte di bio-energia.

Pur essendo considerata una super-coltura, la canapa industriale non può essere di per sé la panacea di tutti i nostri problemi, ma il suo potenziale ha una vasta portata e non può più essere ignorato. «Il mercato globale della canapa è composto da oltre 25mila prodotti suddivisi in nove sotto-mercati: agricolo, tessile, riciclaggio, autotrasporti, mobili, cibo e bevande, prodotti di carta, materiali da costruzione e benessere personale».

Dal filato, alla carta e al cibo tradizionali, fino agli innovativi compositi alternativi in fibra di vetro per le industrie dell’automobile e dell’aviazione, la canapa industriale trasformerà profondamente l’economia globale e guarirà il pianeta, ma a una sola condizione: attraverso metodologie agricole rigenerative e attente all’ambiente. L’agricoltura rigenerativa costituisce l’approccio più efficace, scalabile e praticabile per rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera inquinata, e grazie alla fotosintesi le piante riescono ad assorbire la CO2 dall’atmosfera, trattenendo le molecole e utilizzandole come fonte di nutrimento, oltre a trasformare parte di questa CO2 in zuccheri che alimenteranno la vita microbica utile al sostentamento delle piante. Le pratiche agricole rigenerative possono trattenere la CO2 nel suolo, che è la base stessa della vita sul pianeta.

Chiunque faccia parte dell’industria della cannabis, sia esso un investitore, un commerciante, un agricoltore, un trasformatore, un distributore, un punto vendita, un paziente o un consumatore, ha più di altri una responsabilità maggiore per il futuro di questo pianeta. Al di là delle ricchezze della cosiddetta corsa all’oro verde, c’è la pianta che può rendere il pianeta, a seconda delle nostre azioni, di nuovo verde e sano.





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