Il Dottor Bertolotto al CPhl

Dal 9 all’11 di ottobre ho avuto il piacere di partecipare a un evento mondiale molto particolare. Si tratta del CPhI worldwide di Madrid, dove oltre 2500 aziende che lavorano nella preparazione dei principi attivi dei farmaci hanno presentato i loro prodotti e si sono confrontate. È questo un evento internazionale annuale.

Un’azienda, unica in tutto il panorama presente a Madrid, ha voluto introdurre il tema della cannabis e del CBD, e per questo mi ha invitato a parlare della mia esperienza clinica con l’uso della cannabis terapeutica.

È stata un’esperienza molto particolare e positiva. La conferenza ha avuto grande successo di pubblico e di interesse. Quello che ho visto, e posso testimoniare, è il mondo del farmaco che finalmente supera i pregiudizi e si affaccia per capire di che si tratta quando parliamo di medical cannabis. Nessuna conferenza nel CPhI ha avuto tanto successo quanto la nostra dedicata alla cannabis.

So che tra di noi, fautori della cannabis terapeutica, ci sono molte posizioni diffidenti verso le aziende farmaceutiche. Ma io penso che a quel mondo dobbiamo chiedere aiuto per avere prodotti standard. La standardizzazione del prodotto finale è, a mio avviso, un punto essenziale, se vogliamo affermare la cannabis come principio farmaceutico di prima istanza per curare le tantissime persone che soffrono e che ottengono benefici straordinari dall’assunzione della cannabis.

Una cosa abbiamo imparato noi clinici che testardamente prescriviamo la cannabis ogni giorno ai nostri pazienti: se vuoi usare correttamente la cannabis come terapia, devi costruire un piano terapeutico fatto a misura sul paziente. Devi essere un sarto della medicina e, per ottenere un vestito di alta sartoria, devi avere fili e tessuti di alta qualità e sempre riproducibili. A questo serve la standardizzazione, per fare il miglior piano terapeutico possibile al tuo paziente. Spesso la medicina ha cercato di standardizzare le persone, riconducendole in classi specifiche, mentre l’esperienza medica quotidiana, ci dice che ogni individuo è diverso dagli altri, e per questo devi disegnare su ognuno dei tuoi pazienti il suo personale percorso terapeutico.

Nella mia relazione al CPhI ho sottolineato che nella mia esperienza clinica con la cannabis ho imparato a riconoscere tre bisogni, che ho riassunto in tre parole: Cambiamento, Complicità, Standardizzazione.

Il cambiamento riguarda il nuovo modo di fare il medico: la riscoperta dell’arte della medicina in un’epoca di robot e spersonalizzazione dei rapporti umani.

La complicità riguarda il paziente, e rappresenta il nuovo rapporto che il paziente instaura con complicità col medico “cambiato”, rinnovato nella sua azione arte/scienza/tecnologia.

La standardizzazione dei prodotti, riguarda le aziende farmaceutiche, che devono dirottare la ricerca sulla cannabis, tenendo conto del cambiamento e della complicità, per darci prodotti sicuri, efficaci e sempre uguali.





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