Molto spesso le nostre passioni nascono quando siamo piccoli, poiché incuriositi o attratti da qualcosa in particolare, e quando cresciamo, soprattutto nei casi più fortunati, ci dedichiamo a una delle cose che più in quella fase della vita ci ha incuriosito. È il caso di Davide Mazzella che a 32 anni grazie alla sua forte passione per il mare e la biologia si è innamorato dell’acquaponica e ne ha fatto il suo lavoro, fondando l’azienda Inn-acqua. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per farvi conoscere questo affascinante mondo ancora poco conosciuto in Italia.

Come sei riuscito a far sì che la tua passione diventasse anche il tuo lavoro?
Fin da piccolo sono sempre stato interessato alle scienze e a tutto quello che è natura e da qui la scelta di studiare Scienze Naturali prima e Biologia Marina poi, ed infine conseguire un Master in itticoltura, ovvero allevamento di pesci.
Durante la fine del mio percorso di studi, in un torrido pomeriggio d’estate, ho conosciuto per la prima volta l’acquaponica. All’epoca non avevo ancora la più pallida idea di cosa realmente fosse e di che impatto avrebbe avuto sulla mia vita, ma mi fu subito chiaro che era una cosa fantastica e che valeva la pena approfondirla!

Che cos’è esattamente l’acquaponica?
L’acquaponica è la tecnica per produzioni agro-alimentari più ecosostenibile ad oggi esistente e che maggiormente tutela la salute dei consumatori.
Si basa sulla creazione di un ecosistema che integra l’acquacoltura, ossia l’allevamento di animali acquatici, con la coltivazione di piante in idroponica realizzando l’ambiente ideale per crescere e proliferare. Il sistema a ricircolo chiuso dell’acqua mette in comunicazione il reparto in cui sono ospitati gli animali con quello in cui sono coltivate le piante.
Attraverso il proprio metabolismo i pesci rendono l’acqua ricca di sostanze fertilizzanti che, dopo un’opportuna trasformazione ad opera di specifiche flore batteriche, possono essere assorbite dalle piante con l’apparato radicale così che crescano sane e rigogliose. L’acqua, in tal modo depurata, viene riportata quindi al reparto animale essendo nuovamente idonea alle sue esigenze, ricominciando il ciclo.
Oltre che essere una tecnica per produzioni intensive sia di animali sia di vegetali, l’acquaponica porta enormi vantaggi per l’ambiente e la salute del consumatore. Il sistema a ricircolo chiuso garantisce un risparmio idrico del 90% rispetto a tecniche più tradizionali, non vi è nessuno inquinamento del suolo e non può assolutamente essere utilizzata alcun tipo di sostanza chimica come erbicidi, insetticidi poiché potrebbe causare la morte ed il collasso del sistema. Le produzioni, prive di metalli pesanti e qualsiasi sostanza dannosa per la salute, sono al 100% naturali e salubri!

Quindi dopo varie prove hai fondato Inn-Acqua….
Come spesso succede l’idea non è nata esattamente così come poi si è evoluta, infatti tra quella torrida estate e quando ho fondato Inn-Acqua sono passati circa 3 anni. In quel lasso di tempo sono successe tantissime cose che hanno poi permesso di mettere le basi per questa attività. Ho avuto una precedente esperienza imprenditoriale nel campo dell’acquaponica. Tuttavia l’idea era realizzare un’azienda classica, intesa come azienda agricola costruita su un terreno idoneo e con i sistemi finalizzati a produrre beni alimentari come basilico, pomodori e vegetali vari assieme ad un allevamento di pesce gatto italiano. Molto lontano dalla realtà!
La chiusura di questa prima esperienza in un ambito per me nuovo, come il mondo imprenditoriale e anche agricolo, mi ha portato a riflettere a lungo su come fare per poter portare anche in Italia questa tecnica già utilizzata all’estero, mettendo però delle basi solide che limitassero il più possibile i rischi e portassero a massimizzare le rese.
La soluzione l’ho trovata prima di tutto abbattendo il binomio acquaponica uguale realtà agricola. In effetti una tecnica che non prevede l’uso del terreno perché non farla in indoor?! Certo devo rinunciare al sole per la fotosintesi, il che non è poco, ma è anche vero che si possono utilizzare lampade efficienti per ovviare in parte questo problema.
Inoltre non possiedo un terreno agricolo di proprietà, quindi avrei dovuto fare degli investimenti ingenti per comprarne uno idoneo; per cui ho ritenuto fosse molto più adeguato, per le mie esigenze, affittare un magazzino dove alloggiare i sistemi.
A questo punto rimaneva il problema di far quadrare i conti. L’acquaponica è una tecnica estremamente versatile che permette di allevare moltissime varietà di piante e pesci, dalle lattughe ai fiori edibili, e dalle carpe koi fino al pesce persico. Non si può dire in assoluto cosa è meglio produrre perché questo dipende da molti fattori, la cosa intelligente da fare è adattarsi alla realtà in cui si è.
Per me, in poco spazio e in indoor, rimanevano come opzioni sensate solo le piante che avessero un elevato valore economico. Questo restringeva la scelta allo zafferano e alla canapa. Entrambe sono alternative valide ma quando mi sono immaginato a staccare con le pinzette gli stigmi di centinaia di migliaia di fiori, ho scelto la canapa!

Come hai sviluppato il primo sistema?
Il primo sistema in assoluto era in gran parte un’eredità della precedente azienda. Avevo già la vasca per i pesci e i letti dove crescere le piante, per cui li ho utilizzati e modificati per la produzione di canapa. Poi ho iniziato a capire quali fossero le migliorie da fare per ottimizzare la produzione, e proprio in questo momento sto lavorando allo sviluppo di un primo prototipo fatto appositamente per la canapa, che è piuttosto differente da quello precedente, soprattutto per la gestione dello spazio.
La cosa più difficile non è tanto realizzare gli impianti quanto capire come fare per ottenere delle infiorescenze che fossero eccellenti non solo come odore, sapore e profilo terpenico in generale, ma anche come densità e aspetto del fiore stesso.
Non esistevano pubblicazioni scientifiche che mi potessero fornire delle linee guida su come si coltivasse la cannabis in acquaponica; tutt’al più trovavo informazioni su blog e siti internet ma nulla di ufficiale. E parlando con i pochi operatori del settore mi sono sentito anche dire che fosse impossibile coltivare la canapa in acquaponica.
Per fortuna sono una persona caparbia e ho deciso di tentare, cercando di capire quali fossero le necessità della pianta e in che modo lavorare per assicurare la loro soddisfazione e il mantenimento del sistema. Mi ci sono voluti alcuni tentativi, ma alla fine i risultati sono eccellenti e sono tra i primissimi a produrre cannabis light in acquaponica indoor in tutto il mondo!

La produzione è migliore?
Si, sia dal punto di vista organolettico sia da quello ecologico e della salubrità. Una cosa che vorrei sottolineare è il marcato sapore ed odore che producono i vegetali, caratteristico dei prodotti di acquaponica.
Ritengo che questa peculiarità sia dovuta principalmente al complesso bioma che si sviluppa nel substrato di crescita delle piante. Vi sono infatti numerosi organismi che proliferano nell’ecosistema acquaponico e questo porta allo sviluppo del pieno potenziale aromatico delle piante, cosa che fa più fatica ad avvenire in tecniche produttive che si avvalgono esclusivamente di prodotti chimici. Ma la vera miglioria forse non è nemmeno tanto da ricercare nel prodotto in sé ma in tutto quello che è il “contorno” dell’acquaponica. Infatti è possibile collocare impianti produttivi praticamente ovunque, in qualsiasi magazzino o capannone attualmente in disuso che può essere pertanto riqualificato. Da questa coltura urbana, di assoluta qualità e 100% naturale, si possono rifornire numerose attività quali ristoranti, supermercati e pescherie effettuando una reale produzione a km0. E non mi riferisco solo alla canapa ma alle moltissime varietà di animali e vegetali che si possono produrre e che hanno un interesse commerciale, tutte potenzialmente realizzabili in aree non sfruttate e che portano alla creazione di posti di lavoro. Infine un’altra caratteristica che rende migliore questo sistema è il grande risparmio di manodopera che consente.

Si riducono anche i costi di coltivazione?
Questa è una domanda a cui non è semplice rispondere in maniera assoluta. Dipende ovviamente da che paragoni stiamo facendo e da che variabili si considerano. Tuttavia la mia esperienza finora mi porta a credere che ci sia un generale abbassamento dei costi di produzione se paragonata ad altre tecniche indoor. Non credo sia corretto fare un paragone con l’agricoltura tradizionale perché i costi, le superfici e le tecniche impiegate sono completamente differenti.
Per gli impianti al chiuso il costo maggiore è rappresentato sicuramente dal consumo di energia elettrica. In questo caso, a parità di superficie e lampade utilizzate, le spese non cambiano a seconda che si coltivi in vaso, in idroponica o in acquaponica. Quello che cambia è il consumo idrico e il costo per la fertilizzazione.
In acquaponica, se il sistema funziona correttamente, non si butta mai via l’acqua. L’unica perdita è data dall’evaporazione e dall’evapotraspirazione delle piante, per cui piuttosto si devono effettuare dei rabbocchi per evitare che il livello dell’acqua scenda troppo. Ma il consumo è davvero limitato.
Per quanto riguarda i fertilizzanti, non avendo mai lavorato con essi, non saprei stimare un costo. Quello che posso stimare è quanto spendo per dare da mangiare ai pesci, che creano il fertilizzante! Tuttavia anche in questo caso dipende dalla finalità con cui alleviamo i pesci. Se sono destinati al mercato alimentare li devo portare alla taglia commerciale il più velocemente possibile, e quindi mi servirà molto mangime. In questo caso però poi si vende tutta la produzione e i costi rientrano. Se si fanno le cose per bene ci si può guadagnare!

Perché vuoi investire in un settore incerto?

La domanda giusta è perché vuoi investire in un settore che non esiste? E non fraintendetemi, non parlo della cannabis light, parlo proprio dell’acquaponica. La stragrande maggioranza delle persone del nostro paese non sa nemmeno di cosa sto parlando, non sa che è possibile produrre beni di prima necessità in maniera sostenibile, che non ti avvelenano quando li consumi. E allora il mio intento è dire loro che invece si può! Che non siamo obbligati a distruggere tutto per avere quello che vogliamo.
La canapa è una pianta fantastica dai mille possibili utilizzi e con tante potenzialità ancora da valutare e scoprire, non è un caso se molti paesi si stanno aprendo alla legalizzazione. Il mercato da noi è ad oggi molto incerto, ma questo non significa che abbia perso di potenziale.
Tuttavia, la canapa è il trampolino di lancio che mi occorre, perché è il prodotto che maggiormente mi permette di valorizzare il piccolo spazio a disposizione; ma non ho intenzione di fermarmi ad essa, sarebbe uno spreco pazzesco di potenzialità. Considerate che negli USA l’acquaponica è già legiferata e considerata 100% organica (l’equivalente del nostro biologico).

Se è così vantaggioso perché è ancora poco conosciuto e utilizzato?
Credo che in Italia sia una questione puramente culturale; siamo molto attaccati alle tradizioni e forse siamo un po’ meno propensi alle innovazioni e ai cambiamenti. L’acquaponica è semi-sconosciuta qui da noi ma non all’estero. Negli USA è ampiamente sfruttata, in Canada esistono aziende che producono cannabis terapeutica, a Berlino vi è una grande serra subito fuori dal centro storico, a Basilea sono stati realizzati degli impianti sui tetti dei palazzi. In Italia è solo questione di tempo perché diventi una tecnica ad uso comune, e a mio parere i tempi sono maturi.

Che consigli dai a chi vuole iniziare questo tipo di coltivazione? È semplice imparare?
Credo che qualche nozione di biologia possa essere utile, in fondo si tratta di capire dei processi biologici. Tuttavia questo non vuol dire che occorre una laurea specifica; tutto può essere imparato. C’è chi preferisce di gran lunga la pratica, magari affiancato da qualcuno di esperto. È una tecnica piuttosto semplice da imparare ma richiede comunque un certo grado di impegno e dedizione.

Quali sono gli errori assolutamente da evitare quando si coltiva in acquaponica?
Il primo errore è di voler adattare i processi biologici alle nostre necessità, non possiamo imporre condizioni che le forme di vita ospitate non tollerano, siamo noi a doverci adeguare alle specie che abbiamo scelto.
Altro errore da evitare è essere precipitosi nel fare le cose. Non possiamo ad esempio pretendere di correggere un certo valore in pochi istanti usando un prodotto chimico. In acquaponica un cambio repentino di pH può compromettere gravemente la salute dei pesci, che si troverebbero improvvisamente in un ambiente non più idoneo e potrebbero morire. Si può indubbiamente correggere il valore di pH ma con il giusto modo e il giusto tempo. Ovviamente non si devono mai immettere sostanze chimiche perché a quel punto qualcosa sicuramente morirà e dovrai pulire il sistema e ricominciare da capo.

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