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Cannabis: il fumo passivo rende positivi al test delle urine?

Dagli Usa la prima ricerca che verifica scientificamente gli effetti del fumo passivo di cannabis a livello cognitivo e fisiologico

Due ragazze vestite da hippy si passano una sigaretta e producono abbondante fumo che invade i loro visi

Un gruppo di studiosi, anni fa cercò di stabilire gli effetti del fumo passivo di cannabis, sia a livello cognitivo che fisiologico. Si tratta di uno studio molto interessante del 2014, il primo nel suo genere, che venne portato avanti da Edward J Cone della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, nel Maryland e altri sei ricercatori.

Il titolo della ricerca ne anticipa gli scopi: Non-Smoker Exposure to Secondhand Cannabis Smoke. I. Urine Screening and Confirmation Results (Esposizione di non fumatori al fumo di cannabis passivo. I. Risultati di screening e conferma delle urine).

È uno dei tanti risvolti positivi dell’approccio alle droghe leggere in atto negli Usa ormai da diversi anni: risiede nell’aver liberato la scienza dai limiti imposti dal proibizionismo, consentendo di produrre studi finalmente basati sul metodo scientifico anche in questo campo. In Maryland in effetti, già dal 2010 ci si interroga sulla possibilità di rendere legale la cannabis ad uso ricreativo, uso comunque depenalizzato già dal 2014, anno nel quale si è cominciato anche l’iter per rendere legale il suo uso medico.

METODO E SCOPI DELLA RICERCA

I ricercatori avevano allestito una stanza in plexiglass delle dimesioni di 12 mq con i soffitti alti poco più di 2 metri ed hanno impiegato come “cavie” 12 adulti: sei fumatori abituali di cannabis e sei che non avevano mai provato la sostanza. I sei fumatori avevano a disposizione 10 spinelli da fumare contenenti 1 grammo di erba cadauno (ma non erano tenuti a fumarli tutti) mentre i restanti sei dovevano rimanere nella stanza respirando il fumo passivo.

Furono effettuati due test entrambi di un’ora: il primo senza alcun ricambio d’aria nella stanza, il secondo invece facendo entrare aria pulita in alcune pause. Alla fine di ogni test entrambi i gruppi sono stati analizzati e interrogati per stabilire se sui soggetti passivi fossero riscontrabili cambiamenti cognitivi e fisiologici.

FUMO PASSIVO: NESSUN EFFETTO PSICOTROPO

Per comprendere se il fumo passivo alterasse le capacità cognitive i sei soggetti non fumatori erano stati sottoposti a questionari specifici. Come prevedibile le maggiori conseguenze del fumo passivo si erano registrate tra i non fumatori rinchiusi senza ricambio d’aria: i dati più ricorrenti erano stati un modesto aumento del battito cardiaco e un evidente aumento del senso di appetito, mentre le facoltà cognitive restavano sostanzialmente invariate.

Quindi il fumo passivo non era andato ad intaccare le facoltà cognitive dei soggetti, ma era riuscito a ingannare i neuroni della pro-opiomelanocostina, responsabili della cosiddetta “fame chimica”.

POSITIVI I TEST DELLE URINE

Un’altra sorpresa era giunta dalle analisi delle urine dei soggetti sottoposti al test: dopo l’esperimento avvenuto senza ricambio dell’aria i soggetti passivi sono risultati positivi al test di ricerca dei metaboliti del THC.

Un risultato che potrebbe avere possibili conseguenze anche legali visto che negli Usa (così come in Italia) il metodo più diffuso per verificare se un soggetto è sotto l’effetto delle droghe leggere mentre si trova alla guida è proprio il test delle urine. Ai sei soggetti passivi in base alle normative vigenti sarebbe stata sospesa la patente, anche se la ricerca dimostrava che non erano interessati da alcun effetto psicotropo. Nel caso dell’esperimento effettuato con i ricambi d’aria, invece, i soggetti passivi erano risultati negativi al test delle urine.

COMPENDIO DEI RISULTATI

È stato quindi dimostrato che la potenza della cannabis e la ventilazione dell’ambiente sono due fattori dirimenti nel determinare l’entità dell’esposizione al fumo passivo di cannabis su non fumatori che si trovano nelle immediate vicinanze di fumatori.

Ma anche l’esposizione di breve durata a fumo ad alta intensità proveniente dalla combustione della cannabis ha provocato l’inalazione di quantità sufficienti di THC da parte dei non fumatori, tali da produrre test delle urine positivi. Nel complesso, questi risultati hanno indicato che l’esposizione estrema al fumo di cannabis può produrre test positivi anche ai test antidroga sul posto di lavoro.

TG DV


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