Nel mercato europeo, una delle aree meno conosciute è l’emergente mercato dei concentrati di cannabis. Come sono fatti, cosa contengono o come utilizzarli per la mia condizione? Queste e altre domande sono sempre più frequenti nelle email che ricevo giornalmente.

In questo articolo analizzeremo diversi tipi di estratti e spiegheremo tecniche, metodi e la loro applicazione per determinate modalità d’uso o per particolari condizioni fisiche. Non sono un medico per cui i miei consigli si basano esclusivamente sulle testimonianze di persone con cui ho avuto a che fare personalmente.

Le tecniche estrattive vengono usate per separare i componenti della cannabis e rimuoverli dal materiale vegetale. I diversi metodi sono in grado di dividere il materiale della pianta di cannabis in diverse parti, o estratti, che contengono diverse sostanze chimiche. Nel caso della cannabis le tecniche di estrazione vengono spesso usate per isolare specifici componenti desiderati, infatti la pianta contiene più di cento cannabinoidi tra cui cannabidiolo (CBD) e tetraidrocannabinolo (THC). Ma un produttore può anche essere interessato a creare un singolo estratto che comprenda molti componenti desiderabili della cannabis; questo prende il nome di estratto della pianta intera (whole plant extract). Oltre ai più conosciuti cannabinoidi, gli scienziati hanno individuato nella cannabis più di 500 diverse sostanze chimiche tra cui terpeni, flavonoidi ecc. Le tecniche di estrazione sono anche usate per isolare singole sostanze di interesse come CBD, THC, CBG o terpeni e flavonoidi.

Gli estratti di cannabis sono diversi a seconda del metodo col quale si ottengono. Mentre i concentrati come l’hashish e il kief sono fatti con metodi naturali, gli estratti vengono ottenuti mediante l’utilizzo di solventi. Nell’industria delle estrazioni i tipi di solventi più popolari sono il butano (BHO), l’anidride carbonica (CO2), l’etanolo (alcol etilico) e il propano; tutte opzioni valide per le estrazioni di cannabis.

I concentrati di cannabis, comunemente conosciuti come estratti di cannabis, sono decisamente più potenti rispetto alle normali cime di erba. Hanno diverse applicazioni mediche che sono di comprovata efficacia per quei pazienti che soffrono di diversi disturbi. Quando vengono realizzati in maniera corretta i concentrati di cannabis ricordano lo strain dal quale sono stati ottenuti; il profumo, il sapore e gli effetti sono amplificati e ciò è dovuto a una maggiore concentrazione percentuale in peso.

Kief
Il Kief è il più semplice tra i concentrati ed è composto dai tricomi (quelle ghiandole di resina cristallina che rivestono la superficie delle infiorescenze) che si staccano dal materiale vegetale essiccato, in genere mediante speciali setacci e un bel po’ di duro lavoro. I tricomi della cannabis sono strutture protettive che vengono prodotte dalle piante di sesso femminile durante la fioritura, il loro intenso sapore amaro e i forti aromi rendono la pianta sgradevole per gli erbivori e si pensa che inibiscano lo sviluppo delle muffe. Quando viene separato dalla pianta, il kief ha l’aspetto di una polvere o di un polline e, dato che la produzione di cannabinoidi e terpeni si concentra soprattutto nei tricomi, questa polvere può essere utilizzata in diversi preparati per aumentarne la potenza.

In genere il Kief è considerato un concentrato di bassa qualità, ma alcuni esperti estrattori riescono a ottenere un prodotto estremamente pulito e saporito usando la tecnica dry sieve. Il contenuto di THC può variare dal 20% al 60%.

Kief

Dry Sieve

Il dry sieve è un famoso tipo di hash senza solvente, una versione raffinata del kief. Il materiale vegetale viene fatto passare attraverso una serie di filtri a maglia fine in modo che rimangano solo le teste dei tricomi. Dovuto alla semplicità del processo, il dry sieve rimane uno tra i metodi più facili per ottenere hashish. Tutto ciò di cui hai bisogno per produrre hash con la tecnica dry sieve è qualche buon setaccio a maglia fine per filtrare la materia vegetale, del buon materiale di partenza e un po’ di tempo a disposizione.

Il livello della qualità è spesso determinato dalla quantità di materiale vegetale e di tricomi presenti nel prodotto finale. Quando viene svolto ai massimi livelli questo processo raccoglie esclusivamente le teste dei tricomi più grandi e perfette, e nessun gambo dei tricomi o materia vegetale. Il dry sieve più puro si scioglie completamente quando viene esposto al calore e lo si conosce come hash dry sieve full-melt. Le concentrazioni di cannabinoidi oscillano tra il 35% e il 60%.

Dry Sieve

Estrazione con acqua o ghiaccio
La resina ottenuta dalla pianta di cannabis ha una storia di centinaia di anni ed esistono molti metodi per ottenerla. L’estrazione ice water (2 C° o meno) è uno tra i procedimenti più comuni utilizzati per fare fumo di qualità senza solventi. L’obiettivo principale di questa tecnica consiste nell’isolare le teste dei tricomi – dove sono contenuti gli oli essenziali della cannabis – dagli steli e dalla materia vegetale che hanno poca utilità medicinale.

La qualità del fumo che ne risulta è spesso determinata dalle dimensioni delle teste dei tricomi isolate e dalla misura in cui si scioglie quando viene scaldato (essendo full-melt il top). La parte più importante di questo processo di estrazione è l’essiccazione del prodotto finale. Se il fumo che si ottiene non viene essiccato correttamente può sviluppare muffa e altre forme di organismi microbiologici che sono potenzialmente dannosi per l’organismo.

Butane Hash Oil (BHO)
Conosciuto comunemente come BHO è un tipo di concentrato di cannabis che viene prodotto utilizzando il butano come solvente. Ci sono diverse variabili (soprattutto la temperatura) che determinano la consistenza finale del BHO, a seconda di questa consistenza l’estrazione ottenuta riceverà diversi nomi. Per fare BHO si deve avere a disposizione della cannabis, del butano liquido e un tubo pressurizzato e riscaldato. Il butano viene poi rimosso utilizzando l’evaporazione sottovuoto. La condizione di vuoto trasforma il butano dallo stato liquido in vapore rendendo più semplice la sua rimozione. Lo shatter per esempio è quel tipo di BHO che ha una consistenza simile al vetro e che quando viene maneggiato, frequentemente si spezza o frantuma. Butter, honeycomb, crumble e sap sono altri termini utilizzati per descrivere le diverse consistenze, ma tutti rientrano nella categoria del BHO.

Utilizzando questo metodo estrattivo si ottiene un prodotto molto saporito e con un importante profilo terpenico la cui concentrazione di cannabinoidi può raggiungere il 75-90%. Ciò rende il BHO una scelta molto popolare tra gli utenti di cannabis a scopo terapeutico che soffrono di dolore cronico, disordini del sonno e altri disturbi.

Il butano è facilmente infiammabile quando è nello stato gassoso, si raccomanda dunque prudenza nella temperatura usata visto il rischio di esplosione del gas. Inoltre un sistema di questo tipo dovrebbe comprendere dei circolatori che rimuovano e riciclino il butano. Questo processo di rimozione dovrebbe eliminare qualsiasi residuo di butano nell’estratto finale. In ogni caso, si dovrebbero realizzare test analitici per assicurare la rimozione del butano visto che è altamente tossico per l’uomo.

Al posto del butane hash oil alcuni produttori optano per produrre propane hash oil. Con questo metodo si utilizza propano liquido anziché butano. Così facendo la pressione alta mantiene il propano nello stato liquido e l’estrazione avviene a temperature più basse, per via del fatto che il suo punto di ebollizione è minore rispetto al butano.
La temperatura di estrazione determina i componenti che vengono estratti dalla cannabis. Quindi, questi due metodi di estrazione – butano e propano – producono concentrati diversi. In alcuni casi questi due procedimenti possono essere combinati per creare un prodotto con un profilo chimico più ampio.

Butane Hash Oil (BHO)

CO2 Supercritica

L’anidride carbonica è un fluido supercritico, nel senso che passa allo stato liquido quando viene sottoposto a una certa pressione. Contemporaneamente la CO2 è una sostanza chimica pura che si trova in natura e che non lascia tracce di residui. Per questo l’estrazione supercritica è un metodo standard che viene già utilizzato nelle industrie del cibo, del lavaggio a secco e in quella degli integratori a base di erbe. È anche un additivo alimentare comune.

Il processo di estrazione con la CO2 permette di estrarre i componenti senza quasi tossicità; si utilizza un recipiente a pressione che contenga cannabis, poi si inserisce la CO2 supercritica che viene pompata attraverso un filtro nel quale, una volta abbassata la pressione, viene separata dal materiale della pianta. Successivamente la CO2 supercritica evapora e si dissolve nei cannabinoidi.

Questo metodo di estrazione è molto efficace, forse troppo. Infatti dal materiale vegetale viene rimosso tutto, comprese le cere, i pigmenti e i frammenti di pareti cellulari. Quindi è necessario effettuare il cosiddetto processo di winterizzazione (winterizazion in inglese, ndr) o deceraggio per ottenere estratti sicuri e consumabili. Tale procedimento consiste nel mischiare con etanolo la sostanza ottenuta con l’apparecchio di estrazione di CO2 supercritica, raffreddare il tutto, effettuare un filtraggio per eliminare la massa di cere inutilizzabili e infine far evaporare l’etanolo.

Il costo delle attrezzature per questo metodo è decisamente superiore rispetto all’estrazione con l’alcool come solvente, ma produce rendimenti più elevati e si perde meno materiale pregiato. Inoltre questo metodo può essere utilizzato per estrarre componenti specifici modificando la temperatura, la pressione o il tempo di esecuzione – o piuttosto una combinazione di queste tre variabili.

CO2 Supercritica

Bagno in alcool
Noto anche come olio di cannabis, olio di canapa, lacrime di Phoenix e Rick Simpson Oil (RSO), l’olio di cannabis di pianta intera può essere somministrato oralmente o applicato direttamente sulla pelle. La via sublinguale di applicazione è il metodo di trattamento preferito da molti pazienti oncologici. L’assunzione con questo metodo, quindi attraverso la membrana mucosa, è un modo pratico di medicarsi che fornisce un assorbimento rapido ed efficace direttamente nella circolazione sistemica, grazie alla maggiore bio-disponibilità di cannabinoidi.

Il vero olio di pianta intera si ottiene dalle infiorescenze della pianta di cannabis di sesso femminile e comprende molti cannabinoidi tra cui il THC, il CBD, il CBN e altri – oltre che i terpeni e altri componenti. Oggi molte aziende vendono la propria versione di olio di Rick Simpson: alcune di esse ad alto contenuto di THC, mentre altre contengono solo componenti non psicoattivi come il CBD.

L’estrazione di cannabis tramite alcool ha una storia di centinaia di anni. I cannabinoidi hanno un’ottima solubilità in tipi di alcool come l’etanolo e l’isopropanolo, a condizione che il contenuto di acqua nell’alcool sia basso. Le tinture di cannabis fatte con l’etanolo formano parte della farmacopea e, prima del proibizionismo, erano facilmente reperibili per numerosi disturbi. Utilizzare l’etanolo per estrarre i componenti benefici della pianta di cannabis è un metodo considerato molto più sicuro e decisamente più semplice rispetto ad altri. Per ottenere un estratto di questo tipo ci vogliono circa 3 minuti a bagno nel solvente scelto.

Bagno in alcol

Rosin
Recentemente e a buon diritto, il rosin ha acquisito molta popolarità nella comunità della cannabis terapeutica. Si tratta di una forma solida di resina che viene ottenuta applicando pressione e calore, generalmente con una pressa pneumatica di calore (o anche con una piastra per capelli quando la partita è piccola), per vaporizzare i componenti terpenici liquidi volatili.

La tecnica del rosin è veloce, semplice e accessibile; permette a chiunque di creare hash di qualità senza solvente in questione di secondi. Per iniziare a fare Rosin e ottenere un prodotto finale di qualità non c’è bisogno di tanti strumenti quanti ce ne vogliono per altre tecniche di estrazione, ma solo di pochi strumenti base.

Per fare rosin non c’è bisogno di alcun solvente, il che rende questo metodo ancora più attraente. Il prodotto che ne risulta è molto simile ad altri estratti ma di fatti non lo è assolutamente, il rosin è un concentrato. Viene ottenuto usando calore e pressione al posto dei solventi summenzionati. Dato che non sono necessari solventi o macchinari costosi, il rosin è molto più economico da produrre. Il processo necessario per creare questo concentrato è anch’esso molto meno complicato rispetto a quello dell’estrazione tramite solvente, tanto che può addirittura essere fatto in casa.

Con il sorgere di nuovi metodi gli estratti non vengono più solo usati per il semplice dabbing ma per molto più. Sono diventati uno strumento per creare prodotti a base di cannabis, siano essi prodotti commestibili o per uso topico. Gli estratti si stanno rivelando preziosi anche nell’ambito della ricerca scientifica e in quello della cannabis terapeutica.

Rosin

E-Liquid con alte concentrazioni di CBD per il mercato UE
Per quelle persone che non vogliano fumare gli estratti stanno comparendo vaporizzatori elettronici. Il liquido per questo tipo di dispositivi deve passare attraverso molti più processi per essere liberato da tutti i grassi, cere e altre impurità. Si comincia dall’infiorescenza che viene essiccata e polverizzata, poi gli viene applicata una tecnica tra quelle enunciate sopra come CO2, BHO, RSO etc. e successivamente viene decarbossilata in laboratorio (passa dalla forma acida di CBDa o THCa alla forma attiva di CBD o THC). Dopo ciò si passa attraverso un processo chiamato purificazione, nel quale il THC viene tolto dal liquido color oro-ambrato per renderlo legale per il mercato europeo, e infine viene applicata la winterizzazione per pulirlo fino a che il livello delle cere, dei grassi e delle impurità non sia più rilevabile. A questo punto, e per far sì che il liquido sia fluido abbastanza da funzionare come e-liquid, bisogna usare un vettore come il glicerolo. Questi concentrati hanno percentuali di cannabinoidi che vanno dal 40% all’80% e sono liberi da sostanze chimiche dannose, il che li rende sicuri per la vaporizzazione nel formato di cartucce di ceramica.

Occorre sottolineare che l’aggiunta di cristalli di CBD puro al 99% alla glicerina non rende l’e-liquid un prodotto a spettro completo bensì a spettro singolo ed è parecchio meno efficace nel trattare tutti i tipi di disturbo rispetto agli estratti naturali di pianta intera.

E-Liquid con alte concentrazioni di CBD

La scelta del metodo di estrazione meno caldo fa sì che il profilo terpenico dell’estratto di pianta intera si mantenga integro, quindi per l’estrazione a spettro completo, il bagno in alcool o il BHO soddisfano meglio questi requisiti rispetto alla CO2. La CO2 è un tipo di estrazione più commerciale ed è più adatta per lavorare la biomassa di canapa industriale che ha un livello di terpeni più basso.

Qualunque sia il metodo, il concentrato o l’estratto che si desidera produrre o consumare, il fatto che l’azienda che lo produce fornisca un certificato di analisi è un valore aggiunto, in quanto si verificherà che nel materiale in questione non ci siano insetticidi, pesticidi o metalli pesanti, rendendolo sicuro per l’utente finale. Il tema della regolamentazione e delle certificazioni sarà il prossimo punto da trattare: in futuro i governi individueranno coloro che producono prodotti base per il consumo umano e faranno chiarezza su tutti gli aspetti legali che rimangono in sospeso in questa industria dinamica e in continua evoluzione.

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